Opendatafest 2017 a Caltanissetta, il report di 3 giorni di lavori

 

 

 

 

 

 

Le comunità di Opendatasicilia e Spaghetti Open Data hanno dato vita a questo report sui lavori della 3 giorni di incontri dell’opendatafest a Caltanissetta (2-4 giugno 2017).

I materiali mostrati nelle giornate sono disponibili su http://opendatafest.it 

Abbiamo pubblicato le slide  delle presentazioni mostrate al raduno direttamente nel sito opendatafest.it, all’interno del programma: dopo i titoli degli interventi e delle sessioni c’è una voce “| SLIDE” che permette di visualizzare i materiali. 

In questo post elenchiamo alcuni dei momenti del raduno e delle presentazioni (fai riferimento al programma per un quadro completo).

Venerdì mattina

Dibattito di inizio dei lavori

Chi: Alberto Cottica, Matteo Brunati, Andrea Borruso, Cristiano Longo

Di cosa si è discusso, in ordine sparso:

  • Curarsi delle comunità costa, è necessario rendersene conto
  • Scelta di strumenti che permettano di dare un lascito, serve dare continuità alle comunità
  • Fase storica sugli Open Data: forse stiamo vivendo la fase adolescenziale, siamo stanchi
  • Serve collegarsi alle altre comunità del mondo Openness
  • Trovare modi per far convogliare i vari temi crosscomunità, pur mantenendo le varie identità, forse è utile una Woodstock dell’Openness, sta nascendo un evento a cui ci hanno chiesto un parere e un contributo, che intende provarci nel 2018
  • Comunità locali: necessitano di credibilità per incidere nel territorio, serve dare il buon esempio
  • Serve documentare tutto, necessari incontri fisici e online
  • Non siamo da soli, non dobbiamo chiuderci in noi stessi, serve aiutare il ricambio e allargare includendo
  • Per coinvolgere altri è necessario uscire dal linguaggio da iniziati
  • La tecnologia è funzionale, un mezzo, da soli si fa poco: necessario coltivare i rapporti umani per creare cose nuove
  • Quando un cittadino inizia a produrre valore, mette in discussione lo status quo
  • Bisogna decidere come partecipare alle azioni di governo, capire come relazionarsi all’EU, bisogna rompere le scatole in modo costruttivo, come comunità
  • Il civic hacker è troppo solo, devi avere persone intorno per restare motivato
  • Serve decidere come comportarsi con le altre comunità
  • Lancio del progetto civichacking.it

Dettagli sull’evento delle comunità dell’Openness in costruzione 2018

A quanto pare l’esigenza di connettere comunità che lavorano e sono appassionate di temi affini, non è solo una sensazione di pochi: parliamo di tutte quelle comunità che in qualche forma supportano e discutono di libertà digitali (Openness in senso lato, Open Source, Free Software, Open Content e beni comuni digitali).

Assieme a Roberto Guido (presidente di Italian Linux Society – ILS), che ci ha cercato qualche settimana prima del raduno, abbiamo iniziato a ragionare su un evento unico, che riunisca molte comunità nello stesso luogo e negli stessi giorni, mantenendo ognuna separata nella gestione dei propri eventi. Per iniziare può bastare essere tutti nello stesso luogo, simultaneamente: è un inizio.

Alcuni appunti condivisi: https://etherpad.net/p/proposta-os-conf-ita

Civic hacking: comunità informali, prototipi e Open Data: il libro

Il libro nasce dall’esigenza di capire cos’è il civic hacking concretamente nel contesto italiano, uscendo dal gergo per iniziati. A partire dalle esperienze reali dei civic hacker, che collaborano per trovare soluzioni creative a sfide sociali concrete, allarghiamo lo sguardo per analizzare il rapporto tra Open Data, prototipi, comunità informali e modi di sfruttare le zone grigie (quelle opportunità inaspettate che si creano a volte).

Interessa ovviamente i civic hacker. Interessa anche i maker, gli appassionati di openness e chiunque senta l’esigenza di mettere le mani “in pasta”.  

Raccontiamo anche le nostre esperienze dirette all’interno della comunità di Spaghetti Open Data per mostrare il potenziale e la fatica di quello che si può fare.

Persone, storie, Open Data, prototipi: tutto questo per noi è civic hacking. Non solo tecnologia, ma un modo per scardinare vecchie abitudini, un modo per riprendersi il proprio ruolo di cittadini, un modo per risolvere problemi.

Fino al 31/7 h.22 CEST, puoi inviare un tuo contributo. Per dettagli fai riferimento al sito http://civichacking.it/#contributi.

Dal primo agosto partirà una campagna di crowdfunding: se ti interessa, lascia pure la tua email qui http://eepurl.com/cQ15nX.

L’annuncio del portale regionale siciliano sui dati aperti

A sorpresa è venuto a seguire i lavori della mattina Enzo Lo Piccolo, webmaster della Regione Siciliana. Ha chiesto la parola per pochi minuti e ha fatto un annuncio: nelle prossime settimane (tra fine giugno e inizio luglio) verrà lanciato il portale regionale siciliano sui dati aperti. Sarà basato su CKAN e DCAT-AP_IT compliant.

Ha chiesto alla comunità – a lancio effettuato – di “dargli una mano”, sia nelle critica che nella proposta e ha dato comunicazione di un indirizzo email dedicato opendata@regione.sicilia.it. E noi gli abbiamo chiesto di iscriversi alle nostre mailing list.

È stato un momento molto informale e concreto, che ci fa essere ottimisti. Per la Sicilia è sicuramente una bella notizia ed è stato un piacere che #ODFest17 sia stato “stimolante”.

Le presentazioni del venerdì pomeriggio

Proposte di elaborazione di Dati Aperti dagli studenti di Informatica dell’Università di Palermo

Tre studenti del corso di laurea in Informatica dell’Università degli studi di Palermo, hanno presentato i progetti realizzati per l’esame della materia “Tecniche per la gestione degli Open Data”, curato da Davide Taibi del CNR di Palermo (http://offweb.unipa.it/offweb/public/corso/dettaglioInsegnamento.seam;jsessionid=FB17C3274CB9C25A07D58E8A68988D26?oidCurriculum=17137&oidInsegnamento=111202&cid=123461). I progetti che gli studenti devono realizzare per superare l’esame della materia hanno tre caratteristiche fondamentali: a) i dati da elaborare devono provenire da diverse fonti (anche generati da sensori) ed essere in diversi formati; b) i dati acquisiti devono essere elaborati mediante processi di pulizia e armonizzazione delle strutture dati; c) i dati elaborati devono essere resi disponibili all’esterno mediante API e in un formato aperto con un livello pari a 5, possono essere riusate ontologie esistenti o è possibile creare nuove ontologie per modellare il dominio di conoscenza specifico. Infine, i dati prodotti devono essere alla base della realizzazione di applicazioni come: bot telegram, web application, o applicazioni per dispositivi mobili.

Nello specifico gli studenti che hanno partecipato all’OpenDataFest17 hanno presentato:    

  • Un portale che aggrega gli eventi culturali che si svolgono nella città di Palermo di Vincenzo Cimino, https://raw.githubusercontent.com/VickPix/aggregatore-eventi/master/slides/Aggregatore_eventi_Vincenzo_Cimino.pdf. I dati vengono acquisiti mediante scraping di alcuni blog palermitani, e dal portale dell’Università di Palermo; e vengono armonizzati in una struttura dati comune che viene utilizzata per alimentare un portale in cui vengono visualizzati gli eventi mediante una interfaccia semplice, facile e comoda. Per modellare gli eventi e le loro caratteristiche è stato utilizzato schema.org. L’estrazione dei dati relativi agli eventi in formato JSON-LD è stata implementata attraverso API. L’applicazione è disponibile qui (http://portale-eventi.firebaseapp.com).
  • Una stazione meteo autocostruita e la relativa piattaforma di gestione dei dati in rete di Riccardo La Grassa https://github.com/pulsar2468/Owd/blob/master/OpenDay2017.pdf. Sono state fornite indicazioni per la costruzione della stazione meteo. Molto interessante è stata la descrizione relativa alla costruzione dell’anemometro, realizzato a basso costo con materiali riciclati. I dati raccolti dalla stazione vengono elaborati da un server centrale alle quali le stazioni meteo possono registrarsi attraverso un TOKEN. Il server centrale fornisce le visualizzazioni dei dati acquisiti e consente l’esportazione dei dati in formato aperto a cinque stelle. In questo caso è stata riutilizzata una ontologia specifica per la modellazione dei dati provenienti dai sensori.  
  • Una piattaforma di visualizzazione per infografiche relative a dati georeferenziati di Tommaso NIcosia (http://opendatafest.it/presentazioni/TommasoNicosia-OpenData-framework-sviluppo.pdf). In questa piattaforma i dati provenienti dalle segnalazioni della polizia municipale del comune di Palermo, e i dati provenienti da Waze relativi al traffico cittadino vengono aggregati e visualizzati su mappa. Un prototipo è disponibile qui (http://neuron4web.palermo.enea.it/opendata/_trafficendpoint). Uno SPARQL endpoint si occupa di gestire le query che vengono effettuate sui dati rappresentati in RDF. I dati forniti possono avere diversi settori di applicazione. Ad esempio tali dati possono guidare le scelte dei percorsi per raggiungere punti critici della città come ad esempio i presidi ospedalieri. L’unione di queste informazioni con, ad esempio, i dati relativi alle file dei pronto soccorso della città potrebbero supportare (nell’eventualità in cui non ci siano casi che necessitano cure immediate) la scelta del pronto soccorso in maniera più efficiente in termini di pazienti in attesa, traffico nelle strade ed eventi particolari come manifestazioni e lavori in corso.    

Non fidarsi più dell’ennesima agenda: servono uno o più progetti di civic hacking [Forum OGP]

Durante il dibattito mattutino sono emersi alcuni elementi sparsi legati soprattutto al ruolo di realtà come SOD o gruppi locali come Opendata Sicilia rispetto a forum di questo tipo, ancor di più in merito al tipo di intervento e interessi da mettere sul piatto.

Durante la sessione pomeridiana siamo andati maggiormente nel dettaglio di un processo complesso, costoso e con un ritorno difficile da valutare per la società civile. Lo scopo è stato quello di condividere un vissuto di un anno, focalizzato a spiegare dove siamo ora, specie in merito alle proposte/domande presentate al ministro Madia durante l’ultimo evento in plenaria dell’8 maggio scorso.

Una delle azioni nate nei giorni del raduno e condivise con i presenti ha poi generato questa richiesta formale alla squadra OGP Italy, che abbiamo condiviso in questo thread:

https://groups.google.com/d/msg/spaghettiopendata/uslQ2CTqqiM/M1rM7uaIAQAJ

Abbiamo scelto di dare maggior visibilità a questa proposta pubblicandola anche nei rispettivi luoghi digitali:

  1. http://www.spaghettiopendata.org/blog/matteo-brunati/open-government-partnership-andare-oltre-lagenda
  2. http://blog.openpolis.it/2017/06/13/open-government-partnership-andare-oltre-lagenda/15616
  3. http://blog.ondata.it/open-government-partnership-andare-oltre-lagenda/
  4. https://it.okfn.org/2017/06/13/open-government-partnership-andare-oltre-lagenda/

Incoraggiare la partecipazione attiva dei giovani alla vita democratica con YouthMetre

Caterina Impastato ha presentato YouthMetre, iniziativa che nasce per incoraggiare la partecipazione attiva dei giovani alla vita democratica.  Ecco le slide (Prezi) dell’intervento: uno degli elementi più interessanti è la piattaforma e i dati che aggrega, uno degli argomenti che è stato oggetto di alcune domande da parte dei presenti.

Il progetto Ricostruzione Trasparente

Alessio Cimarelli, rappresentante dell’associazione onData, ha presentato e discusso il progetto Ricostruzione Trasparente. Ecco le slide dell’intervento.

Civic Hackathon[s]

Creazione del GTFS di Caltanissetta

GTFS

Nelle prime ore di lavoro il gruppo di lavoro ha “sbattuto” con un ostacolo inatteso: i dati sulle rotte e sulle fermate erano incompleti o errati. Per fortuna, durante la giornata, è venuta a trovarci la Titolare dell’Azienda che gestisce i trasporti locali su gomma (SCAT) e siamo riusciti a produrre dei dati corretti sulla linea 3 (uno speciale grazie a Cesare Gerbino che è stato come sempre molto disponibile e puntuale).

Compresa l’impossibilità di avere delle info in giornata sui dati di base, ci siamo messi come obiettivo quello di costruire una procedura che consentisse di produrre un GTFS a partire dai dati forniti della SCAT e di verficarne la validità.

Davide Galletti ha creato uno script python, che a partire dalle info sulle fermate, e dalla timetable fornita da SCAT (che è abbastanza generica), produce i file secondo standard GTFS su rotte, corse e orari (routes.txt, trips.txt e stop_times.txt).

Abbiamo testato lo script con un set completo di dati (i file .txt presenti qui) usando il FeedValidator “ufficiale” e il file GTFS è risultato validato (con diversi warning che indicano la necessità di fare un altro check sui dati di base).

In conclusione:

  • Sarà necessario avere i dati geografici di base corretti e completi per tutte le linee. Giuseppe La Mensa, insieme al personale di SCAT, sarà in prima linea a occuparsene;
  • Con il set di dati completo, faremo delle modifiche e ovviamente dei test sullo script di creazione del file GTFS;
  • Documenteremo il tutto in modo da rendere autonoma la SCAT nella produzione del file GTFS e per potere replicare il processo anche in altri piccoli comuni.

GTFS + LOD

A valle del lavoro sul GTFS, è stato fatto un esperimento (Francesco Marchitelli, featuring Marco Brandizi) aggregando i dati del file GTFS di Lecce con dati provenienti dalla Linked Open Data cloud, per mostrare alcuni dei vantaggi nell’usare i Linked Data. Dopo aver convertito il file GTFS in RDF, sono stati inseriti gli eventi presenti a Lecce e caricato tutto quanto in un triple store. A questo punto è stata fatta una query di esempio che mostra i dettagli di un concerto organizzato al castello, con le informazioni correlate delle fermate dei bus che si trovano nelle vicinanze.

Il materiale si trova in questa cartella.

Un’analisi di rete dei finanziamenti europei alla ricerca

La sessione di Alberto era tosta, specie per quelli che non hanno partecipato al lavoro degli anni precedenti: Alberto ha raccontato i dettagli e la storia di questa proposta nella descrizione di questa sessione.

Purtroppo non è riuscita ad essere presente Baya Remaoun (andata via durante il pomeriggio del venerdì): alcune delle domande emerse sui dati CORDIS avrebbero avuto una risposta veloce, probabilmente.

Infatti una delle sfide per chi curiosa in dati che non conosce è riuscire a comprenderli con facilità.

Sono domande che porremo a Baya e alla squadra che gestisce la pubblicazione dei dati CORDIS nelle prossime settimane.

Altre domande hanno trovato risposta però: i risultati e la documentazione relativa al lavoro fatto si trovano in questa cartella del repo. C’è anche la presentazione (in formato Keynote) mostrata da Alberto e le immagini correlate (cartella).

Realizzare un elenco machine-readable di Albi POP

Nei giorni precedenti avevamo deciso di unificare i nostri hackathon entrambi relativi ad Albo POP, riconoscendo come la creazione di un elenco processabile dalle macchine di albi POP fosse un passo importante per molteplici attività, non ultima quella di creare aggregatori di albi. Per questo motivo, con l’aiuto e l’esperienza di Francesca Gleria abbiamo deciso di iniziare definendo un formato per la rappresentazione di albi POP.

Siamo partiti dal vocabolario del web semantico DCAT, raccomandazione W3C per la rappresentazione di dataset. L’albo POP è infatti null’altro che una rappresentazione, in formato RSS, del dataset degli avvisi di una pubblica amministrazione.

Abbiamo esaminato quindi la specializzazione di DCAT realizzata per le pubbliche amministrazioni italiane dcat_ap_it e la abbiamo applicata al nostro caso particolare. La peculiarità di albo POP è che il feed RSS viene generato a partire da una pagina web e il detentore dei dati (la pubblica amministrazione titolare dell’albo) non ha alcuna relazione con chi realizza e tiene su il servizio di albo pop. Inoltre, abbiamo tenuto in considerazione le specifiche RSS per albo pop.

Il lavoro ha generato un tutorial per pubblicare in DCAT_ap_it un elenco di albi pop, (che ci ripromettiamo di completare nei prossimi giorni.

Le informazioni originali sui dataset presenti nel catalogo in formato DCAT sono comunque rappresentabili in prima battuta con una semplice tabella. Abbiamo quindi strutturato opportunamente un Google Spreadsheet condiviso affinché fosse la base di partenza per la generazione automatica del file di catalogo, ma anche la sorgente dati di una visualizzazione web nello stile di Petrusino. L’idea è di alimentare il foglio mediante un form on-line e collegare ad esso uno script che lo traduca nel formato DCAT e una visualizzazione web che permetta di navigarlo.

FormAzione

Vocabolari, metadati: uno sguardo nel dettaglio

Al posto di una presentazione vera e propria c’è stata una discussione, guidata da queste slide.

Un’introduzione a Elasticsearch

Alessio Cimarelli ha tenuto una lezione introduttiva al database e motore di ricerca Elasticsearch, discutendone caratteristiche e potenzialità a partire dai dati live del progetto Ricostruzione Trasparente. Ecco le slide.

Varie

La proposta di Massimo Zotti: tradurre i videotutorial del progetto Copernicus

https://www.youtube.com/watch?v=KWeS1-TDy-0

Ringraziamenti e scuse

La vita dell’OpenDataFest17 è stata semplice e comoda. Un sentito grazie a:

  • Giuseppe La Mensa che ha coordinato tutto il prima, durante e dopo della logistica e i contatti con il sistema di accoglienza locali;
  • Erika Marconato che ha creato l’apprezzato communication kit (usato poi per magliette, banner, sito, social, ecc.. ), gestito la comunicazione su #ODFest17, raccolto le donazioni per le magliette, partecipato al gruppo di lavoro per la definizione di queste tre giornate;
  • Matteo Brunati che ha dato forma a questo raduno con diverse idee e spunti stimolanti, creato il wiki per il raduno, editato il sito e per essere stato Matteo Brunati;
  • Andrea Borruso che mostra a tutti noi come essere delle persone migliori;
  • Il Comune di Caltanissetta che, grazie alla sensibilità verso i temi del digitale innovativo dell’amministrazione Ruvolo, ha contribuito alle spese organizzative dell’evento.

Chiediamo scusa ad Alessandro Capezzuoli, per non essere riusciti a tenere al meglio i tempi del venerdì pomeriggio e non avere avuto l’opportunità di ascoltare la sua relazione dal titolo Professioni e orientamento: dagli open data al mercato del lavoro.

STORIFY

Disponibile uno storify ( a cura di Erika Marconato) che può dare un’idea di quello che abbiamo combinato: https://storify.com/ErikaMarconato/opendatafest2017

Collezioniamo tutorial per la condivisione della conoscenza

La serie televisiva di “Sanford & son” del secolo scorso è stata un ispirazione per l’attività di collezionamento di risorse, che sto per esporre.

Cercare risorse o informazioni sul web per imparare a fare qualcosa di nuovo, e trovarle, non basta, se poi rimangono nel caos del “Google search”. Come faccio a ritrovarle di nuovo se le ricerco? Devo ritornare nel Google search e non ricordo a quale pagina mi vengono presentate. Nel frattempo perdo tempo (sfogliare le pagine di risposte che mi fornisce Google).

Petrusino, da un paio di anni, è un catalogo online che elenca mappe e infografiche sulla Sicilia, … ora è il tempo di catalogare i link dei tutorial creati da qualcuno che ha investito ore per scrivere (e condividere) come si costruisce qualcosa che ha attinenza con i dati ed la cultura digitale.

Tutorialteca

I tutorial oggi rappresentano una preziosissima fonte di conoscenza condivisa, formazione informale. Mi è capitato personalmente di acquisire competenze digitali leggendo tutorial di altre persone e quindi ho capito che è importante valorizzarli al meglio. Da questa consapevolezza nasce un idea semplice: collezionare i tutorial che veicolano la cultura digitale e sui dati. Creare una sorta di “tutorialteca”.

Petrusino ha fatto da apripista, con la sua interfaccia pulita, semplice e con un efficiente motore di ricerca interno delle risorse catalogate. Ormai è un hub di conoscenza tematica utilizzato sia da pubbliche amministrazioni che da cittadini e professionisti, e le risorse censite (praticamente dei link) non sono così facilmente individuabili dall’ormai epico Google search. Fate prove cercando su Petrusino e su Google!

ACCUSSI’

Con Andrea Borruso ne parlammo tempo fa di creare un catalogo dei tutorial. Da qualche giorno — insieme a Giuseppe Ragusa — ci siamo messi all’opera per riusare l’interfaccia grafica di Petrusino. Abbiamo clonato il codice su Github per un nuovo progetto al quale abbiamo dato il nome di Accussì. In siciliano “Accussì” significa: “così, in questo modo” e gli autori dei tutorial in fondo fanno questo: ci indicano un po’ come fare le cose.

Oggi c’è la disponibilità pubblica di questo catalogo interrogabile su parole chiave, su autore e su tag. Abbiamo previsto una pagina “proponi” al fine di raccogliere facilmente quanto più tutorial possibili. Chiunque abbia costruito un tutorial sull’uso dei dati, su come si fa una mappa, un infografica, una trasformazione di file in formati diversi (da pdf a csv per es.), e su cultura digitale in generale, può censirlo in questa pagina, arricchendo il catalogo, che diventa, così, un patrimonio di conoscenza comune.

database su GoogleDrive che alimenta Accussì

Come è fatto?

Gli strumenti principali usati per realizzare il catalogo Accussì sono 4:

  • Simile Exhibit, per realizzare il cuore di Accussì, ovvero l’interfaccia di navigazione del catalogo;
  • Twitter Boostrap, per dare un po’ di stile alle pagine pubblicate;
  • GoogleDrive Sheet, per raccogliere e distribuire i dati che fanno da database sorgente;
  • GitHub Pages, per l’hosting dei file che costituiscono Accussì.

Il Codice

Il codice di Accussì, che si può clonare e adattare ai vari scopi, è disponibile in questo repository GitHub: https://github.com/SiciliaHub/accussi/.

Un nuovo servizio  di opendatasicilia

accussi.opendatasicilia.it lo trovate come nuovo servizio all’interno di “Cose nostre” di opendatasicilia.it, assieme alle altre cose già realizzate.

A noi piace fare queste cose, e speriamo che la nuova “tutorialteca” sia di ampia utilità.

Lunga vita a Sanford & son, ai costruttori di tutorial e a opendatasicilia.


immagini

  • la foto di Sanford & son è rilasciata con lic CCO
  • l’immagine Tutorial di Nick Youngson è rilasciata con lic. CC BY SA 3.0
  • le altre immagini sono screenshoot degli strumenti usati per costruire Accussì

 

 

#ODS15: il primo grande raduno sugli opendata in Sicilia raccontato dai protagonisti

Cos’è stato #ODS15 ?

Non volevamo essere banali scrivendo i soliti giri di parole sulla partecipazione, sugli argomenti trattati e sui buoni propositi per il futuro, anche perché chi scrive rischiava di essere di parte. E’ stato sicuramente il primo vero raduno di questa comunità che è nata senza alcun momento solenne, ma che si è consolidata nel tempo sul web.

Per quest’ultimo motivo “aver dato un volto a tanti nomi è stata la mia prima e grande conquista” [Giulio Di Chiara]. Ma c’era chi non aveva mai partecipato ad OpenDataSicilia, nemmeno con una mail e questo evento è stata “la scoperta di un gruppo con grandi potenzialità progettuali, dove ognuno mette a sua disposizione le competenze, le conoscenze e informazione con il giusto mix di professionalità, innovazione, sensibilità e anche leggerezza quando serve!” [Joska Arena].

I “potenti mezzi” hanno consentito di raggiungere anche chi non poteva essere presente fisicamente al Consorzio Arca, sede dell’evento (streaming dell’evento). Ma se gli appassionati opendatari (si, ci piace chiamarli volgarmente così) arrivavano più o meno preparati, siamo contenti che anche per giornalisti e neofiti “è stato piacevole. Sono riuscito comunque a sentirmi parte del gruppo come se fossi li presente. Gli “Open Data” alla fine sono una scusa come un’altra per conoscere persone che muovono le cose in questo mondo seguendo le proprie passioni.” [Daniele Mondello].

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“Open source, open data, open open, ormai questo termine è talmente usato che a volte perde il suo senso; iniziamo ad avere un certo numero di dataset, belli, interessanti, ma cosa alla fine che ce ne facciamo? Come possono essere utili ai cittadini? In questi giorni abbiamo avuto dimostrazioni concrete di cosa si può fare con gli OD e il loro valore civico.” [Anna Marras].

Le due giornate di lavori si sono snocciolate attraverso una serie di racconti sulle esperienze personali, raccontate con quell’enfasi tipica di chi le ha vissute. Non erano lezioni, erano esperienze di vita (e di lavoro). “Si può dire che nei miei tre giorni siculi io ho parlato poco (da buona isolana), ho ascoltato tanto, ma soprattutto ho visto gente, ho visto gente che ha tanta voglia di fare (perché condividere non basta)” [Anna Marras].

Il clima era torrido fuori… oltre 35°C, ma d’altronde è stata una summer edition a pochi passi dal mare di Palermo. Dentro invece “ho da subito respirato aria di semplicità, cortesia, partecipazione, inclusione; ma più in generale ho notato che questo gruppo è OPEN in ogni senso” [pigreco]. Il “”giudizio” è stato lasciato fuori dalla porta per dare spazio al rispetto dei pregi e, meno scontato, dei difetti di ognuno di noi” [Giuseppe Ragusa].

Nei due giorni abbiamo anche lavorato con i PC e i dataset sparsi per i siti web delle pubbliche amministrazioni. “I tavoli del sabato, poi, sono stati utili per fare gruppo e porre le basi per lo sviluppo di nuove idee. “ [DavideTaibi].

Fare gruppo è importante, perchè la comunità è prima di tutto fatta di persone. “Io personalmente dopo #ODS15 mi sento più ricco perché ho più amici di prima.” [Maurizio Foderà].

Sul web ODS ha iniziato con il piede giusto in quanto è “diventata un’interlocutrice credibile per la PA, per le aziende, per i cittadini e per la mia mamma. Sicuramente abbiamo tanta strada da fare, nuovi obiettivi da raggiungere. Mi è dispiaciuto non avere con noi molti rappresentanti della PA locale, e questo è sicuramente un punto su cui dobbiamo lavorare e crescere.” [Andrea Borruso].

#ODS15 è stata soprattutto l’occasione per far assaggiare panelle, arancine/i (è solo diplomacy) e caponata a chi veniva da fuori, dal “continente”. Questa volta l’Italia si è mossa in direzione sud: “Ho capito varie cose in queste giornate. Innanzitutto che ci sono tante persone nei vari territori, comuni piccoli e grandi, che hanno intenzione di spendersi per i dati aperti [Cristiano Longo]. Dal Triveneto alla Sardegna, passando dalla Puglia e dalla Calabria e dalle altre province siciliane. C’eravamo un po’ tutti e ne siamo orgogliosi, nessun invito, soltanto volontaria partecipazione.

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Si vanno a cercare le cose per ragionare, imparare, migliorare, fare, dove c’è qualcuno che ha qualcosa da dire e da dare. Bon, la comunità OD della Sicilia funziona proprio bene in questo senso” [Francesca Gleria].

A prescindere dalla provenienza territoriale, la sensazione diffusa era quella di un grande gruppo che ha gettato le basi per qualcosa di bello, forse ancora ignoto, che verrà. “La migliore testimonianza di cosa possa fare una collettività (di qualunque dimensione) quando ‘realizza’ di essere un unicum e si muove tutta nella stessa direzione!” [Marco Alfano].

In questo “unicum” non vanno dimenticati i prodi che per la prima volta sentivano parlare di dati aperti e che si sono affacciati all’argomento con l’intento di arricchire il proprio bagaglio culturale. Non tutti siamo tecnici, non tutti sappiamo mappare o “maneggiare” i dati come Ciro “Io mi diverto a condividere la conoscenza proprio sulle mappe online. E se mi diverto, … funziona” [Ciro Spataro].

Ma non è indispensabile.

“Se c’era una neofita e una presenza un pò fuori dal coro in quei giorni ero io. Il nostro incontro mi ha attivato una serie di riflessioni da cui sono nati e nasceranno ancora nuovi ragionamenti e nuove azioni. Penso sia bello per Opendata Sicilia sapere di aver raggiunto questo obiettivo con tanti dei presenti.” [Irene Oliveri].

Un cannolo e una cassata ad honorem sono stati consegnati all’eroe di giornata, che Andrea Nelson Mauro è solito individuare in eventi del genere. Il suo nome è Maurizio Foderà, “uomo buono di Mazara del Vallo, cittadina trapanese altrimenti nota per il gamberone rosso nonché per le insegne delle strade bilingue italiano-arabo.” [Andrea Nelson Mauro]

Non ci siamo fatti mancare niente, nemmeno le serate in riva al mare con la birra in mano e i piedi sulla sabbia. Qualcuno sarà anche rientrato a casa con qualche chilo in più, ma non diciamo chi (è femmina!).

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Ci sia consentito dedicare qualche riga ad hoc ai bambini che sono intervenuti ad #ODS15 (grazie all’associazione PalermoScienza che ha coordinato la sessione) armati di curiosità e rilevatori di luce, decibel e temperatura. Loro sono i nostri campioni, il nostro futuro. Dopo una passeggiata nei dintorni della sede sotto il sole africano, sono rientrati alla base per georeferenziare i dati raccolti e per capire il perché sia importante disporre di dati nella nostra quotidianietà. Il loro interesse e le loro domande sono state grande motivo di orgoglio e di felicità. Da loro ripartiremo.

Come avete capito, questo post non ha un autore unico, l’abbiamo scritto insieme perché era la cosa più open da fare. E sicuramente la più divertente.

Non ci sono approfondimenti, è un post che racchiude sensazioni.

Chi vuole ripercorrere le tematiche affrontate lo potrà fare cliccando qui e visionando le presentazioni o ascoltando l’audio di alcuni interventi. E poi si può sempre contattare direttamente i relatori, conoscerli, chiacchierare con loro.

Cosa ci rimane da questo evento? “Ricchezza umana e professionale, disponibilità e accoglienza, spirito di gruppo e ritrovarsi insieme per imparare l’un l’altro reciprocamente con umiltà e senza protagonismi.” [giovanni pirrotta].

E la voglia di farlo di nuovo con un grande obiettivo, riassunto in questa metafora:

“La stanza dell’eco al Teatro Massimo di Palermo è circolare, realizzata in modo che più stai al margine più c’è eco e rimbomba, mentre se ti metti al centro ascolti solo la tua voce, molto amplificata. Ora, il centinaio di persone che hanno partecipato a #ods15, e che stanno disposti sulla circonferenza sanno che devono andare a prendere per mano quelli che stanno al centro, soprattutto gli amministratori ma anche molte altre persone, e portarli ai margini, per lavorare tutti insieme. Così l’eco dei dati e del loro riuso uscirà da Massimo e si espanderà al Sud” [Ilaria Vitellio]