Uno sguardo sul Patrimonio Culturale di Palermo

patrimoniodipalermo.netlify.app, la dataviz che riscopre la Città

a cura di:
Silvia Spacca | Laurea magistrale in Ingegneria del Cinema. 3D Artist, grafica, fotografa https://twitter.com/silla_abrasax
Leonardo Zanchi | Dopo la laurea magistrale in Computer Science metto i pallini sulle mappe https://twitter.com/lezanviz


Zīz, Πάνορμος, Panormus, Balarm, in ogni caso Palermo, una città dai mille volti e dalle molte dominazioni, ognuna delle quali ha lasciato alla popolazione mondiale inestimabili tesori appartenenti a epoche e culture diverse.

In considerazione del vasto Patrimonio Culturale della Città, concentrato in gran parte nell’originario centro nevralgico costituito dagli antichi quartieri della Kalsa, l’Albergheria, la Loggia e il Capo, è nata l’idea di realizzare una visualizzazione che permetta di volgere uno sguardo generale a questi Beni, contestualizzandoli all’interno del tessuto urbano.
La visualizzazione è consultabile all’indirizzo: https://patrimoniodipalermo.netlify.app/.

Tracce della connessione con il territorio possono essere ritrovate nelle scelte grafiche, progettate nel dettaglio per creare l’effetto di una cartolina d’altri tempi. 

Il font usato riproduce quello delle illustrazioni del dopoguerra, affiancato dall’immagine delle Cubula, scelta per identificare l’intero Patrimonio Culturale; un edificio arabo-normanno che assurge a simbolo di multiculturalità e integrazione, aspetti che storicamente hanno caratterizzato la Città.
Infine la scelta della  paletta di colori utilizzati per i componenti grafici, essa infatti è stata realizzata prendendo le tonalità più utilizzate nelle tradizionali ceramiche di Caltagirone, anche loro scelte a simboleggiare la cultura siciliana più in generale.

La struttura

La visualizzazione si presenta come una dashboard composta da tre aree tematiche, da noi identificate come: i luoghi, il tempo e le proporzioni. Ognuna di queste risponde in modo interattivo ai filtri che l’utente può impostare dalle select.

I luoghi sono costituiti, tecnicamente parlando, da una Scattermap, una Gridmap e una Choropleth, definite rispettivamente Posizione, Distribuzione e Prevalenza, al fine di facilitare l’esperienza utente. Le mappe possono essere visualizzate una per volta attraverso dei bottoni e mostrano diversi aspetti dei monumenti rispetto alla loro posizione geografica, alla distribuzione nel territorio e la prevalenza di uno stile architettonico rispetto ad altri per ogni quartiere. I tooltip che accompagnano la selezione di ogni elemento forniscono informazioni circa la locazione dell’edificio, l’anno di costruzione e il quartiere di appartenenza. 

Il tempo è costituito da un grafico di tipo Lollipop, in cui l’ascissa rappresenta l’evoluzione temporale, che procede di cinquant’anni in cinquant’anni, mentre l’ordinata mostra la quantità di monumenti per ogni gruppo appartenente all’asse temporale considerato. Quando non sono presenti edifici per un determinato periodo, il grafico mostra una sfera grigia alla base dell’asse.

Le proporzioni sono composte da tre Waffle, i quali mostrano proporzionalmente informazioni sullo stile architettonico, la tipologia di Bene e l’Ente gestore dello stesso, così da permettere uno sguardo generale sulla totalità delle voci presenti nel database. Ogni categoria è identificata con un colore e un tooltip permette di ottenere informazioni specifiche sulla categoria selezionata.

Per andare incontro alla maggiore quantità di persone possibile e facilitare l’esperienza utente, ogni grafico ha una leggenda a scomparsa, è stato inserito un pannello di spiegazioni attivabile con il tasto menu ed è stata introdotta una guida passo passo che mostra le principali azioni che l’utente può effettuare.

I dati

Il dataset che abbiamo scelto per realizzare la visualizzazione è disponibile all’interno del Portale Open Data del Comune di Palermo. Nonostante i dati risultassero parziali, non aggiornati dal 2017 e con errori e imprecisioni, con le dovute modifiche e correzioni sono stati una base di partenza discreta. Abbiamo corretto campi, eliminato quello che non sarebbe servito e aggiunto informazioni essenziali per ciò che si voleva visualizzare.
La nostra versione è disponibile qui, per qualsiasi dubbio/proposta, aprite una issue. 

Dal nostro punto di vista, la forza del dato risiede anche nella sua stessa esistenza e nella funzione di stimolo che può assolvere.
In questo modo è andata la realizzazione del progetto sul Patrimonio di Palermo: stavamo cercando qualche ispirazione all’interno del Portale e l’idea di colorare la città in base allo stile dei monumenti è nata man mano che si prendeva coscienza della presenza dei dati e di quello che permettevano di creare.

Le criticità che abbiamo individuato nel dataset sono riassumibili in tre punti:

  1. è estremamente parziale, contiene solo 140 monumenti e spesso alcuni campi dei dati hanno un valore nullo.
  2. non viene aggiornato dal 2017. Dal punto di vista del nostro lavoro non è un grosso problema, ma in generale non è auspicabile.
  3. contiene errori piuttosto grossolani riguardo alla posizione del monumento, in particolare per latitudine e longitudine (alcuni beni sono posizionati nel golfo di Palermo).

Come già detto, il secondo punto non è nel nostro caso un problema, così come il terzo, per quanto richieda molto tempo correggere le inesattezze. Il primo punto è sicuramente quello più importante, perché rischia di inficiare tutto il senso della visualizzazione. Il dataset è scarno, 140 voci sono veramente poche se messe a confronto con quello che Palermo possiede. Dovrebbe essere ampliato, dato anche l’estremo interesse che il patrimonio di una città come Palermo riscuote.

Dei campi disponibili su ogni singola voce abbiamo deciso di utilizzare la descrizione (il tipo di monumento), la denominazione (il nome del monumento), il gestore (l’ente gestore del monumento), latitudine, longitudine e indirizzo. Al dataset mancavano importanti informazioni (basilari, almeno nel nostro caso, ma sentirei di estenderlo al dataset in generale) relative all’anno di costruzione e allo stile. A volte queste informazioni sono contenute più o meno esplicitamente nella proprietà Cenni_storici, ma sono difficilmente estraibili in modo automatizzato, data anche la parzialità con cui compaiono riportate nelle proprietà. Molto del tempo è stato quindi dedicato a ricercare l’anno di costruzione del monumento e il suo stile e ad aggiungere voci mancanti. Qua si aprirebbe un discorso molto lungo, che può essere riassunto in questo modo: un inferno.

A questo proposito apro una piccola parentesi: se qualcuno è a conoscenza di monumenti mancanti, corredati dalle informazioni sopra elencate, scriveteci così che sia possibile ampliare il dataset e la visualizzazione (dove è finito il liberty di Palermo?), senza limitarsi al solo nome del Bene, ma includendo le informazioni annesse, che sono la parte più complicata da individuare. Lo stesso se avete notato errori in quello che è già presente.

Lo Sviluppo

Dal punto di vista implementativo si tratta di una web application realizzata con ReactJS. Si potrebbe obiettare che la scelta di utilizzare tale libreria per un sito web simile sia “overkill”, tanto boilerplate per una singola pagina non soggetta ad update: sono d’accordo, non era sicuramente necessario introdurre React per realizzarla, ma è diventato talmente semplice avere una base di partenza “up and running”, che non riesco a farne a meno. In realtà il vero motivo per cui React è diventato per me imprescindibile è la galassia di librerie che sono costruite attorno ad esso e la semplicità con cui è possibile introdurle nel proprio progetto. Ne cito alcune che ritengo più valide, e che dovrebbero essere tenute in considerazione da chi fa dataviz con React:

  • DeckGL: è un framework costruito su webgl che permette di visualizzare una grande mole di dati geospaziali. Da quando l’ho scoperto e devo trattare dati spaziali, è la mia prima scelta (anche sopra Leaflet), specialmente su React. È open-source ed è realizzata da Uber.
  • KeplerGL: se avete bisogno di visualizzare dati geospaziali velocemente, direttamente online senza installare nulla sul proprio PC, è la scelta migliore. Sempre di Uber, sempre opensource.
  • Nivo: d3.js e React? Nivo è una delle mie prime scelte quando ho bisogno di grafici classici, specialmente se ho bisogno di un Waffle. Sempre open source.
  • Recharts: sempre d3.js e React. La libreria mette a disposizione dei layout pronti all’uso, ma consente anche di personalizzarli. Sempre open source.
  • VX: ancora d3.js e React. Normalmente impiego questa libreria quando ho necessità di creare grafici che hanno bisogno di una certa personalizzazione, ma voglio una base solida di partenza basata sui paradigmi di React. Rispetto alle altre due librerie, VX è ad un livello di astrazione più basso, più vicino a d3.js, ma con il vantaggio che qualcuno si è già preso la briga di implementare ogni modulo come componente. Sempre open source.
  • Highcharts: è una libreria che ho scoperto durante un lavoro per una azienda dove avevano l’assoluta necessità di impiegare Highcharts. È ben fatta, solida, ben supportata, ma è pagamento per prodotti commerciali. La uso spesso per i progetti, soprattutto se ho bisogno di grafici classici. Su React dò sempre più spazio a react-jsx-Highcharts, un wrapper non ufficiale di Highcharts, alternativa a quella ufficiale.
  • Per riferimento lascio altre librerie che ho impiegato di tanto in tanto, in ordine sparso: Reaviz, React-vis, Semiotic, Vega e Vega-lite, G2, Echarts, HarpGL. Tutto open source, tutte free.

In questo progetto sono state impiegate tre librerie grafiche: DeckGL, Nivo e Highcharts.

Con DeckGL è stata realizzata la parte di visualizzazione geospaziale, che consiste nelle tre mappe a sinistra (in una visualizzazione desktop).
DeckGL utilizza un layer statico che rappresenta la mappa, implementato con un componente di React-map-gl (se dovete utilizzare Mapbox su React, React-map-gl [https://visgl.github.io/react-map-gl/] è la libreria che vi serve), e tre layer dinamici che codificano i dati disponibili, implementati utilizzando i componenti offerti da DeckGL.

Quello che vedete è praticamente tutto quello che serve per avere una mappa pronta all’uso. Per aggiungere i dati è necessario dichiarare il layer e aggiungerlo al componente di DeckGL in questo modo. 

Per avere interattività negli oggetti rappresentati nella visualizzazione c’è da scrivere qualche riga di codice in più, ma nulla di complicato, una useEffect() è sufficiente.

Con Nivo, invece, si sono realizzati i tre Waffle in alto a destra, utilizzati per mostrare le proporzioni.

Ciò che mi piace di Nivo è il suo approccio dichiarativo all’implementazione dei charts, che lo rende estremamente semplice nel suo utilizzo. Se con Deck.GL le righe di codice erano una ventina per avere una mappa con dei dati rappresentati, con Nivo per avere un Waffle pronto e responsive ne sono sufficienti 5.

Se non conoscete la libreria, fate un salto sul sito ufficiale e guardatevi uno dei componenti che mette a disposizione, per esempio il Waffle[https://nivo.rocks/waffle/]. Avete provato le modifiche on the fly al chart?

Con Highcharts è stato realizzato il Lollipop in basso a destra. Come già detto, alcuni mesi fa ho fatto la conoscenza di una libreria wrapper per React di Highcharts chiamata react-jsx-highcharts, una alternativa al wrapper ufficiale Highcharts-react. Si trattava di una situazione un po’ al limite, in cui avevo moltissimi dati (ordine del milione) in una Heatmap e doveva essere possibile interagire con il grafico, cambiare i dati mostrati. La prima implementazione l’ho realizzata con Highcharts-react, non era brillante, i tempi di attesa erano superiori al secondo. Avevo provato tutto quello che mi era venuto in mente, passare da svg a canvas, eliminare qualsiasi animazione, ma i tempi ancora non erano soddisfacenti. Ho provato react-jsx-highcharts e la transizione dei dati era pressoché istantanea, nessun ritardo. Da quel momento in poi è diventata la mia libreria di Highcharts per React.

Nel caso del Lollipop le righe di codice sono circa una decina, direi non male?

Ciò che mi piace in generale di Highcharts è il vasto parco di grafici che mette a disposizione, non sono personalizzabili come con d3.js, ma conoscendo a fondo la libreria è possibile spingersi molto oltre quelle che sono le demo disponibili [https://www.highcharts.com/demo]. Un altro aspetto che mi piace è la generalità con cui si dichiarano gli elementi che costituiscono il grafico, riuscendo a stabilire un semplicità di utilizzo che difficilmente trova eguali.

Ovviamente il discorso non si esaurirebbe qui, si potrebbe parlare della struttura che permetta di interagire con i grafici, della costruzione del dato, dell’interfaccia e l’esperienza utente. Tipicamente parti del lavoro che richiedono molto tempo, in particolare la costruzione del dato, che in alcuni casi è parzialmente facilitata se è già presente un dataset e la realizzazione di un’interfaccia utente che sia responsive,  intuitiva, accattivante e che rispecchi coerentemente la natura del lavoro.
Poi l’ultima parte della progettazione: ottimizzazione, testing e debugging.

Palermo Capitale italiana della Cultura 2018: rendere accessibili e riutilizzabili i dati sugli eventi

Sindaco di Palermo Leoluca Orlando
Assessore alle “Attività e Beni Culturali” del Comune di Palermo, Andrea Cusimano
Capo Area Cultura del Comune di Palermo, Sergio Forcieri
Assessora all’Innovazione del Comune di Palermo, Iolanda Riolo
Responsabile open data comunale Gabriele Marchese
Comunicazione Palermo capitale italiana della cultura 2018
Per conoscenza alla Presidenza del Consiglio Comunale

Egregi Signore e Signori,

Palermo è la Capitale italiana della Cultura 2018 e il 29 gennaio è stato il giorno della partenza, con l’evento del Teatro Massimo e il lancio del sito web ufficiale http://www.palermocapitalecultura.it/.

Si può fare cultura con la tecnologia e per questo vi chiediamo – persone, associazioni, aziende, ricercatori, liberi professionisti – di farlo proprio a partire dal sito web ufficiale.

Vi chiediamo di pubblicare in modalità “leggibili da una macchina” (machine readable) i dati sulle centinaia di eventi di “Palermo, Capitale italiana della Cultura 2018”.

In questo modo i principali motori di ricerca, le aziende di sviluppo software, chi usa i dati per promuovere il territorio e vendere servizi correlati (albergatori, aziende di noleggio auto, società di turismo, compagnie aeree, ecc.), potrà riutilizzare queste informazioni, e metterle a servizio di tutti in tutti gli spazi più comuni: in primis i principali motori di ricerca, i principali siti con mappe e ricerca di luoghi, i principali siti di prenotazione alberghi, B&B, affitto case, ecc., i principali siti che raccolgono e categorizzano eventi.

Se questi dati saranno pubblicati in modalità “machine readable”, tutto questo avverrà in modo automatico e probabilmente anche sorprendente e “Palermo, Capitale italiana della Cultura 2018” entrerà in modo spontaneo nelle tasche – negli smartphonedi tutti noi.

Il sito ufficiale è predisposto, perché espone già i dati sugli eventi tramite API (application programming interface), ovvero delle interfacce e delle procedure che rendono semplice e diretta la lettura dei dati su questi eventi da parte di un personal computer.

Un PC può infatti chiedere al sito dell’evento “mi dai per favore tutti i dettagli sugli eventi del 15 febbraio” in questo modo: http://www.palermocapitalecultura.it/api/eventi?data=2018-02-15

Vi chiediamo quindi di:

  • Aprire una nuova pagina dedicata all’accesso ai dati nel sito ufficiale;
  • documentare in questa le varie modalità di accesso in lettura, via API;
  • integrare, se possibile, ai dati già esposti anche le informazioni sui luoghi in cui si svolgono gli eventi (esporre quindi ad esempio le coordinate geografiche), dati che sembrano già essere disponibili sul sito;
  • associare ai dati esposti in queste modalità una licenza aperta che ne consenta il riuso e l’adattamento anche a scopo commerciale, con il solo obbligo di attribuzione della fonte (come ad esempio la CC BY 4.0).

Un’annotazione: le informazioni su un singolo evento sono fornite (sia sul sito, che via API) soltanto in italiano (in questo evento ad esempio la descrizione è in italiano e la tipologia è “cinema e spettacolo”). Sarebbe bene che fossero esposte anche (almeno) in lingua inglese.

Tutto questo potrà essere sfruttato anche dalle tante attività “locali” che erogano servizi territoriali basati su dati e informazione, e l’impatto di questa manifestazione sarà più forte e più orizzontale in termini culturali, di business, di tecnologia e di ricerca.

Il Comune di Palermo ha da anni investito “culturalmente” sui processi volti alla valorizzazione dei dati e in particolar modo dei dati aperti. Accettare la nostra richiesta confermerebbe l’impegno del Comune in questo ambito.

Certi di una vostra sensibilità, porgiamo cordiali saluti.

Firmatari

Associazione onData
Daniele Mondello, SunzeLab
Marcello Vetro, Olomedia
Marco Lombardo
Andrea Borruso
Davide Taibi, ricercatore CNR
Mario Grimaldi
Giovanni Pirrotta
Joska Arena
Nino Galante
Community OpenDataSicilia
Francesco Landini, Associazione Stand Up Sicilia
Lorenzo Perone
Giuseppe Pizzimenti
Fabio Maria Montagnino, Consorzio ARCA
Roberto Ragonese, PMO Coworking
Giuseppe La Mensa
Stefano La Barbera
Francesco Cimò, TalentPLAYERS
Eliana Messineo
FabLab Palermo APS
Giuseppe Ragusa
Giovan Battista Vitrano
Domenico Schillaci, PUSH
Maurizio Napolitano, OKFN Italy
Marco Alfano, Comitato Bene Collettivo
Francesca De Chiara, Fondazione Bruno Kessler
Leva Digitale APS
OpenPatti
Parliament Watch Italia
Jesse Marsh, Atelier Studio Associato
Ciro Spataro
Francesco Bianco, Arancia ICT
Isabel Matranga
Antonino Lo Bue, Sky UK
Francesco Passantino


Foto di © Marie-Lan Nguyen / Wikimedia Commons.

Per non perdersi lungo le Vie dei Tesori

Con la notte bianca del percorso arabo-normanno, che si è svolta il 28 29 e 30 Ottobre 2016, si è conclusa la decima edizione della manifestazione “Le vie dei Tesori” tenutasi nella città di Palermo. Anche quest’anno, come nelle precedenti edizioni, si è registrato un incremento dei partecipanti a questa manifestazione, che ormai da 10 anni mette in fila migliaia di palermitani, e non solo, alla scoperta dei tesori che appartengono a questa meravigliosa città.

Ciò che segue non vuole essere un articolo che tratta argomenti inerenti all’organizzazione (orari, guide, servizi etc.) e ai risultati ottenuti dalla manifestazione (ottimi tra l’altro), ma si vuole prestare come “assist” alla suddetta manifestazione per evidenziare l’ennesima occasione persa per svolgere un lavoro sinergico tra cittadini e pubblica amministrazione (in questo caso tra il Comune e l’Associazione “Le vie dei tesori”).

Come tutti i partecipanti di lunga data a questa manifestazione sanno, l’Associazione delle Vie dei Tesori ha messo nei vari anni a disposizione delle mappe cartacee (di cui un esempio è visibile nell’immagine di sotto) non adeguate all’uso tipico di cittadini e turisti che vogliano muoversi bene lungo siti visitabili della città di Palermo, perché povere di informazioni toponomastiche.

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Alcuni dei luoghi di questa manifestazione sono situati in zone particolarmente difficili da raggiungere, siti che nemmeno i cittadini palermitani conoscono bene, anche per via anche della chiusura permanente che taluni hanno durante l’anno.

Per venire incontro ai visitatori, gli organizzatori hanno proposto una soluzione a questo problema, inserendo nella pagina del singolo luogo una mappa interattiva che suggerisse le indicazioni stradali per raggiungere il sito turistico di interesse. Una soluzione sicuramente migliore della mappa cartacea, ma di certo poco funzionale per chi, come chi scrive, volesse istantaneamente conoscere la geolocolazzazione dei luoghi da visualizzare per muoversi meglio in città, apprendendo magari quali di essi fossero presenti nel proprio intorno senza perdere tempo navigando tra le pagine del sito web. Deludente è stata in tal senso anche l’applicazione mobile lanciata per questa decima edizione della manifestazione che, sviluppata solo per i dispositivi Android e lanciata nello store digitale solo dal secondo weekend della manifestazione, è risultata essere soltanto una copia “mobile”della versione del sito web.

Lungimiranti, e forse un pò premonitori di ciò che viene fatto nel nostro territorio, alcuni cittadini (tra cui me), decidono quindi autonomamente di fornire un servizio più consono ai dispositivi mobili dei cittadini, che possa supportare in maniera facile e immediata i cittadini al fine di muoversi lungo le vie di questi bellissimi tesori che Palermo possiede sin dall’avvio della manifestazione.

Ed è per questo che vengono sviluppate non una, non due, e nemmeno tre ma quattro mappe digitali, d’impatto e di facile utilità (sviluppate con diverse tecnologie e servizi, e quasi tutte realizzate in data anteriore all’inizio della manifestazione):

Queste mappe sono state realizzate partendo dai documenti messi a disposizione dal sito della manifestazione e dal Comune, pubblicati in un formato non proprio idoneo al facile riuso dei dati. E già qui ci si interroga sul perché tutte le informazioni e i dati utili di questa manifestazione – utili alla realizzazione di potenziali servizi – non siano state pubblicate anche sul sito istituzionale del Comune di Palermo in formato open data, più consono al riuso (anche dati “utili” per un periodo temporale limitato possono essere pubblicati come dati in formato aperto). Si pensi ad esempio se il Comune avesse indetto un contest pubblico per la realizzazione dell’app ufficiale della manifestazione a partire da dati aperti resi disponibili alla collettività, si sarebbe ottenuto, come risultato, il coinvolgimento dei cittadini ed eventualmente la realizzazione di un’applicazione più rispondente ai bisogni dei visitatori dei siti della manifestazione

I link delle mappe georeferenziate citate sopra sono state segnalate attraverso i canali social all’Associazione delle Vie dei Tesori, al Comune e al Sindaco di Palermo, ma esse sono state ignorate, e mai un feedback è stato ricevuto.

Tuttavia si è potuto notare l’utilizzo di questi servizi da parte di una modesta quantità di cittadini. Confermato sia dal numero di visualizzazioni registrate da alcune mappe, sia da parecchi cittadini (in fila con chi scrive) che utilizzavano il proprio smartphone per visualizzare le stesse. Si è persa la possibilità di dimostrare come PA e cittadini possano lavorare in sinergia per il bene comune. Tutti gli autori delle mappe infatti, hanno svolto questo lavoro solo per passione, spirito di condivisione, per confermare l’importanza del riuso dei possibili dati aperti, e soprattutto per l’amore nei confronti di questa città.

Queste considerazioni non sono esternate limitando esclusivamente l’attenzione alla manifestazione, presa come riferimento, che avviene solo un mese all’anno. Visto che la cultura genera economia quello che ci si auspica è che occasioni del genere spingano le amministrazioni pubbliche a impegnarsi di più nel fronte dei dati in formato aperto.

Al momento infatti la sezione “Cultura e Turismo” del sito ufficiale degli Open Data del Comune di Palermo, presenta pochi dataset aggiornati. Sono due i dataset presenti nel sito che contengono informazioni sui siti turistici e luoghi visitabili di interesse. Nel primo però, denominato “Turismo – Elenco dei siti turistici”, mancano alcuni valori di attributi per molti record e in alcuni casi sono presenti informazioni non aggiornate (e il caso ad esempio del Parco Ninni Cassarà chiuso al pubblico già da tempo ma indicato nel file come visitabile). Il secondo invece, denominato “Turismo- Luoghi di interesse”, risulta essere più completo e nella sua descrizione viene espressamente detto che “il dataset contiene le informazioni relative ai luoghi di interesse censiti dall’ufficio del turismo del comune di palermo”. Dando un’occhiata però al sito relativo all’ufficio del turismo del Comune di Palermo ( contattando l’autore del file si ha avuto conferma della corrispondenza file con il portale ufficio turismo) si nota come in esso sono presenti dei luoghi (due su tutti il Parco Uditore e il Museo delle maioliche Stanze al Genio) che nel file mancano (indice forse di mancanza di una redazione che cura i dati). Possiamo quindi dire che questi sono tutti elementi che tolgono sicuramente valore all’efficacia di una politica di apertura dei dati (l’autore dei file è stato contattato, al fine di informarlo delle incongruenze sopra citate, ma al momento della pubblicazione di questo articolo non si sono ricevuti feedback) .

Sono dell’idea che questo tema deve essere un punto di forza per una città come Palermo: la possibilità di puntare su informazioni e dati di qualità accessibili a tutti inerenti al mondo della cultura e del turismo è propedeutico alla promozione di idee per la realizzazione di servizi per i cittadini. Cose che già fanno amministrazioni più virtuose in questo senso ma con meno patrimonio artistico (se mi posso permettere egoisticamente parlando). Ed è appunto prendendo esempio da alcuni comuni più virtuosi in tal senso, ed imparando dalle migliaia di palermitani (tra cui molti giovani) in fila per visitare i tesori di una città ricca culturalmente, che si deve cercare di puntare in tal senso su servizi aggiuntivi stringendo una forte interdipendenza tra PA e cittadino.

Servizi aggiuntivi come mappe, applicazioni, totem informativi, consulenze turistiche (elaborando statistiche del comune sui flussi di turisti) possono essere strumenti su cui far girare anche l’economia di una città, lavorando in sinergia con il Comune e valorizzando/promuovendo il lavoro svolto da soggetti esterni alla PA come già avviene e con ottimi risultati in altre amministrazioni pubbliche nel territorio italiano. Due esempi, tra i tanti, sono quelli del Comune di Firenze e della Provincia autonoma di Trento, in cui è presente l’archivio delle applicazioni sviluppate a partire da dati aperti da società private o singoli cittadini (sia Firenze che Trento) oppure è stata offerta a chiunque la possibilità di proporre una nuova app basata su dati aperti (a Firenze). Questi sono due casi di sinergia di base e di semplice realizzazione.