Borse di studio per lavorare con gli OpenData a Palermo

Nell’ottica di rafforzare l’occupabilità nel sistema della Ricerca e Sviluppo e la nascita di Spin Off di ricerca in Sicilia, l’Istituto per le Tecnologie Didattiche UOS di Palermo del Consiglio Nazionale delle Ricerche, sito in via Ugo La Malfa 153, a Palermo, ha indetto una selezione pubblica per titoli e colloquio, per il conferimento di n. 8 borse di formazione per laureati.

Gli “Open data e la gestione tecnologica delle informazioni pubbliche” rientrano tra le tematiche affrontate dalle borse di studio.

Maggiori informazioni potete reperirle in questo link


foto di neilconway

Mailing list e account twitter di OpenDataSicilia

Da oggi abbiamo attivato due nuovi strumenti: una mailing list e un account twitter.

L’idea della mailing list nasce da una discussione di questi giorni sul gruppo facebook opendata sicilia, e dalla necessità di avere un luogo comune che non fosse vincolato a un social network, e consentisse di sviluppare in modo più articolato, approfondito e strutturato gli scambi tra utenti.
Uno spazio in cui sentirsi liberi quindi di  promuovere progetti sugli open data nella nostra trinacria, sperando di dare un contributo allo sviluppo sul tema in Sicilia.
L’indirizzo per iscriversi è questo: https://groups.google.com/forum/#!forum/opendatasicilia

L’account twitter è stato creato per allargare lo spettro dei canali di comunicazione e fare arrivare la nostra voce più lontano. Ovviamente è @opendatasicilia

foto di Ilaria

La Regione Siciliana autorizza il ricalco in OpenStreetMap sulle ortofoto di sua proprietà

Questo post non avrebbe bisogno di un testo o di un commento. E’ in fondo una comunicazione di servizio.

Le cose avvengono grazie al tempo che spendiamo per queste, alla crescita personale, all’evoluzione del contesto, agli incontri fatti, alla qualità delle persone. E questo è un anno che non dimenticherò.

Ringrazio l’Ing. Salvatore Cirone (dirigente dell'”Area 2 Interdipartimentale Sistemi Informativi Geografici, Infrastruttura Dati Territoriali Regionali e Cartografia”) e l’Ing. Agostino Cirasa (funzionario presso gli stessi uffici) per il dialogo di queste settimane e per l’immediata disponibilità all’autorizzazione, e Simone Cortesi che mi ha insegnato a passare la cera. 2014-09-15_14h50_47.png I servizi WMS da sfruttare per il ricalco, e i relativi metadati, dovrebbero essere quelle elencati qui: http://goo.gl/Hefwor

Qui invece la copia della lettera di autorizzazione. Tutto questo si innesta in un percorso iniziato proprio con OpenStreetMap qualche anno fa, e che sarà probabilmente soltanto una delle tappe previste in termini di apertura dei dati geografici da parte della Regione Siciliana.

Nasce “mizziCAP”, la mappa degli opendatari siciliani: iscriviti!

Il tema degli opendata è sicuramente in continua ascesa nelle “hit parade” delle pubbliche amministrazioni, sebbene le comunità al seguito nei territori siano ancora relegate a pochi nuclei veramente operativi, i quali provano a produrre sforzi sempre maggiori per contaminare società civile e attori della PA.

Al netto di detti nuclei, questo mosaico di civic hackers distribuito in tutto il territorio nazionale consta di diverse figure professionali che, pur non conoscendosi reciprocamente, spesso operano in ambiti e aree geografiche analoghe.

Così accade che il nucleo siciliano,  muovendo da un dispersivo gruppo su facebook, decida di stilare una rubrica georefenziata di professionisti e appassionati al tema suddivisa per città, con l’obiettivo dichiarato di evidenziare “chi” e “dove“. Il tema opendata rimane ancora una nicchia; pertanto per favorire le sinergie locali è fondamentale fare rete e disporre di uno strumento di immediata consultazione per rintracciare l’opendataro della porta accanto.

Nella mappa, che abbiamo chiamato “mizziCAPgiusto per dare una connotazione fortemente regionale, sarà possibile conoscere e raggiungere facilmente i siciliani (in Sicilia e nel mondo) che vorranno mettersi realmente a disposizione della comunità sul tema, attraverso la compilazione di un semplice form.

Al momento della pubblicazione di questo post sono 21 i profili registrati, ma qualsiasi siciliano potrà aggiungersi in qualsiasi momento.

Le comunità in quanto tali hanno il dovere di esercitare pressioni sul settore pubblico, avanzare richieste e proposte alle amministrazioni locali; dunque l’occasione di questo censimento ci ha permesso di effettuare un piccolo sondaggio relativo ai dataset che vorremmo si pubblicassero da qui a breve. Data la territorialità dell’iniziativa, gran parte delle richieste ricalcano esigenze locali che ci sentiamo di poter estendere in maniera generica a tutte le realtà che si apprestano a governare il tema degli opendata.

Da una prima veloce analisi emerge chiara e manifesta la sete di dati sulle strutture di gestione comunale, quali immobili e locali dismessi o inutilizzati, nonchè dislocazione e caratteristiche di scuole e luoghi culturali. E’ evidente che questa prima indicazione pone subito al centro dell’attenzione la critica situazione di molti comuni italiani che non detengono ancora dati strutturati sul proprio patrimonio edilizio a disposizione, un enorme bacino di informazioni dal quale tanti cittadini, associazioni e imprenditori potrebbero attingere per finalizzare le proprie idee e attività. Non a caso, una delle prime richieste che questo gruppo ha avanzato ad esempio al Comune di Palermo durante l’interlocuzione per la produzione delle Linee Guida per gli open data comunali è un massiccio censimento delle categorie di dati “annidate” nell’alveare dei database comunali. La sensazione sempre più dominante è che le amministrazioni in primis non abbiano contezza del potenziale che conservano nei cassetti sotto coltre di polvere decennale.

Dalle prime indicazioni su “quali dataset vorresti veder pubblicati a breve?” emergono altre riflessioni alle quali andranno dedicati post più approfonditi in seguito. Non ci soffermeremo adesso, anche per non influenzare i nuovi utenti che popoleranno progressivamente la mappa nell’immediato futuro.

La fiducia nella PA, come riconquistarla?

La lettura di questo interessante post di Piero Dominici (che ringrazio per avermelo segnalato con un tweet) sul tema della trasparenza e delle reti sociali quali motori per il miglioramento della PA, mi ha ispirato alcune riflessioni che provano a focalizzare a me stesso il principale ostacolo al cambio di passo sulla vicenda.

L’amministrazione pubblica di questi anni, sotto l’impulso di pochi pionieri o per spirito di emulazione, sta cercando disperatamente di rimanere al passo con i tempi emulando le più diffuse forme di comunicazione utilizzate per convincere la collettività dei propri buoni propositi in tema di “partecipazione” e trasparenza. Propositi che spesso vengono però disattesi per scarsa capacità di leadership e per l’adozione di provvedimenti ben lontani dal soddisfare le esigenze collettive per attestarsi a livelli accettabili di ricaduta sul territorio.

Il tema della trasparenza pone per assunto un rapporto di credibilità e fiducia reciproca tra le parti (amministrazioni e cittadini) che attualmente latita e drasticamente si acuisce di giorno in giorno.

Mostrare i muscoli ai cittadini è un comportamento che generava consenso quando le informazioni erano accessibili a pochi, ma non ora.

Giusto per attualizzare… ritrovare un amministratore o una pubblica amministrazione nei social network ad esempio, è sempre più frequente, ma soltanto alcune di esse li utilizzano per la loro reale funzione. Questi account istituzionali, sempre più gestiti da uffici e collaboratori più che dal soggetto rappresentato nel nome e nell’avatar, si sono trasformati in bacheche chiuse a chiave, dove la gente appende le proprie istanze e le proprie speranze.

[Tangentopoli: in quel contesto, proprio la perdita di credibilità e di fiducia registrata da parte delle istituzioni e della Politica, ha favorito e reso più urgente la richiesta di una Pubblica Amministrazione più trasparente ]

Non solo così si è persa la credibilità. Abbandonare la cultura del segreto e del silenzio nell’anno zero promuovendo all’esterno un’immagine totalmente distorta da quella reale di molti “feudi” comunali è stato il primo grande errore a mio avviso.

I moderni metodi di comunicazione permettono ormai di veicolare i saperi molto velocemente tanto da verificare quasi in maniera istantanea la bontà di ogni provvedimento. La scarsa qualità degli opendata resi pubblici da alcuni comuni italiani, ad esempio, è tutt’ora uno di quei casi in cui la sentenza degli esperti sul web arriva addirittura prima che un’amministrazione possa diffondere il proprio compiacimento per la pubblicazione di qualcosa che serve solo a far numero tra i comunicati stampa.

Nella lunga cavalcata a “comparire” gioca un altro fattore molto importante a favore degli amministratori bluff : l’assenza di sanzioni per la PA. Questo è “il tema” che andrebbe affrontato, come condizione sine qua non per chiedere a cittadini e associazioni di riporre nuovamente fiducia verso le istituzioni. L’anello mancante è proprio il sottile spazio di manovra che hanno a disposizione le PA in generale per rimanere impunite per i loro inadempimenti.

L’impunità e le politiche del dire hanno drasticamente segnato un solco gigante tra cosa pubblica e collettività, tanto da oscurare coloro che qualcosa di buono stanno facendo. La rete in tal senso ha giocato a favore di quest’ultimi che oggi si candidano inevitabilmente a divenire pionieri di un cambiamento indotto, anche dall’interno delle amministrazioni stesse.

Senza questi soggetti, rischieremmo di raccontare oggi una situazione ben peggiore e per forza a loro bisogna aggrapparsi per ripartire. È doveroso monitorare la PA, per dovere civico, cosi come é eloquente che pesa forte la zavorra ereditata da anni in cui il cittadino ha reagito passivamente (o meglio non ha reagito) ai cambiamenti e al degrado delle macchine comunali e pubbliche.

E’ il presupposto dunque che deve cambiare: maggiore presa di coscienza dei cittadini sul fatto che nessuna amministrazione riesce autonomamente a rinnovarsi in tempi razionalmente brevi. Iniziative come l’adozione di un FOIA, l’Open Data Day, Spaghetti Open Data etc., sono a mio avviso il giusto motore sociale per mantenere alta l’attenzione sul tema e convogliare promotori dell’innovazione. In tal senso c’è da chiedersi come scongiurare che queste realtà rimangano una fonte inesauribile per nicchie ristrette.

Quanto alla PA, proprio dall’interno degli uffici è necessario che si adotti un profilo più basso e collaborativo verso l’esterno, che contagi positivamente il sistema sino ai vertici e scongiuri drastiche cadute di stile e perdita di credibilità con insostenibili provvedimenti propagandistici.

Il tentativo perseguibile è mostrare alla cittadinanza un’altra faccia dell’amministrazione, meno dedita alla forma. I tempi sono forse maturi per iniettare in essa il concetto di una collaborazione collettiva, decisamente più proficua (anche in termini di consenso) di quanto sin’ora improvvisato.

Muovo questo mio pensiero dalla recente partecipazione alla Prima giornata della trasparenza e della partecipazione tenutasi a Palermo. Tra tavoli carichi di tensione e rivendicazioni di attenzioni mai corrisposte, il tavolo dedicato agli opendata si è contraddistinto per un’insolita serenità e propositività. Il neo responsabile degli opendata ha esordito “ascoltando” ed ha creato le condizioni per un dibattitto poi rivelatosi interessante. Nessun annuncio, bensì una analisi schietta e sincera della situazione comunale e tanto confronto.

Al netto delle buone o cattive intenzioni, il tempo ci dirà se questo approccio porterà nuova linfa. Sicuramente ha gettato ottime basi per un dialogo che andrà coltivato da entrambe le parti, inevitabilmente più stimolate nell’intraprendere un rapporto costruttivo e duraturo.

Rispetto alla condizione di caos precedente, è sicuramente un buon inizio.

#APP4DUMMIES opendata per chi è all’inizio, come è andata ?

Il 23 luglio 2014, un mercoledì pomeriggio, si è svolto alla Real Fonderia Oretea, il workshop APP4DUMMIES  sulla diffusione della cultura e sensibilità sugli open data nell’area metropolitana di Palermo. Per l’occasione era presente anche il Sindaco di Ventimiglia nell’ambito del network territoriale dell’area metropolitana di Palermo, un giovane 23enne con un motto chiaro: “gli open data sono il futuro“. Un giovane amministratore che vuole fare rete con i comuni dell’area metropolitana attraverso la condivisione dei dati pubblici delle relative amministrazioni comunali per avviare nuovi servizi utili alla collettività.

Jesse Marsh, referente locale del progetto UE citadelonthemove.eu, ha animato 3 ore abbondanti di evento, con la partecipazione del dott. Forcieri del Comune di Palermo (Responsabile Open Data) e del dott. Vacante dell’ARPA Sicilia (vedi la presentazione di Jesse). 
Le 3 presentazioni nella prima metà del workshop:

  • presentazione, a cura del Dott. Forcieri, dello stato dell’arte concernente l’attuazione delle linee guida open data del Comune di Palermo =   a) formazione dei referenti open data;   b) richiesta ai Settori comunali competenti dei 4 dataset da rilasciarsi a cura dei comuni previsti dall’AGENDA NAZIONALE PER LA VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO INFORMATIVO PUBBLICO (obiettivo 3.4, tabella 1)Anagrafe edifici pubblici e ad uso pubblicoVincoli territoriali / Piani ComunaliGrafo stradale,   c) coinvolgimento delle Società comunali partecipate nel percorso di rilascio dei dati pubblici in formato aperto;
  • presentazione del progetto UE www.citadelonthemove.eu che offre – attraverso uno strumento dedicato – la possibilità di convertire un file excel o csv contenente dati georeferenziati in un app/webservice capace di mostrare dati in una mappa, organizzati secondo un architettura semantica creata ad hoc per le diverse esigenze, e la successiva pubblicazione dell’app online per la pubblica visione;
  • presentazione del percorso dell’ARPA Sicilia per il rilascio di dati in formato aperto. Giovanni Vacante (ARPA), illustra le iniziative pilota del progetto SmartOpenData volte ad utilizzare dati forniti in formato Open Data da diversi soggetti nel territorio per la gestione della qualità dell’acqua.

La seconda fase dell’evento prosegue con il format del living lab, un laboratorio di circa 4 gruppi di lavoro dove diversi referenti tecnici e tematici open data del Comune di Palermo, fornendo dataset in excel contenenti dati sulle attività di propria competenza, si cimentano nella trasformazione in app, utilizzando il tool online del progetto Citadel on the move.
L’atmosfera nella seconda parte del workshop è molto frizzante. Dipendenti comunali si uniscono a sviluppatori locali (F. Passantino, M. Carella, ..) per farsi assistere nella comprensione delle fasi di trasformazione del file excel in app georeferenziata.
E quando i dipendenti comunali vedono le informazioni di propria competenza visualizzate in una mappa online, lo stupore è tanto, perchè passare dalla fruizione dell’informazione da versione testuale a versione grafica significa anche cambiare paradigma di lavoro (innovazione). Significa fornire al fruitore finale (cittadino, impresa, associazione,..) dell’informazione più chiavi di lettura e di comprensione di un fenomeno, ma significa anche fornire alla pubblica amministrazione (dipendente, dirigente, amministratore, sindaco) un set di strumenti più ampio per la progettazione/pianificazione e monitoraggio urbano. Questa è la percezione che i dipendenti comunali partecipanti hanno maturato sugli open data attraverso l’esperienza pratica di questo workshop. Ecco alcuni esempi di mappe generate con le info contenute nei dataset dati in pasto al simulatore (API) del progetto Citadel on the move:

E’ stato un workshop in cui abbiamo sperimentato praticamente l’uso di strumenti online (il simulatore del progetto www.citadelonthemove.eu) per raggiungere un obiettivo concreto = ottenere una mappa georeferenziata con riportate informazioni che prima erano solo rese in formato testuale o tabellare! Non abbiamo fritto aria. 
Abbiamo lavorato e imparato gli usi degli open data divertendoci, questo è stato il fattore di successo dell’iniziativa dell’APP4DUMMIES. Abbiamo, tutti insieme, dimostrato che gli open data sono a portata di tutti e non sono solo per nerd o sviluppatori.  Il percorso open data del Comune di Palermo è da catalogare come “good practice” di governance urbana in formato open, in quanto avviene con la costante partecipazione attiva della comunità locale che si dedica con professionalità e passione alla cultura e sviluppo degli open data, quale motore di nuovi servizi ed economia. Ciò è testimoniato da:

Chi scrive l’articolo è un cultore appassionato degli open data e:

Grazie per avere partecipato, arrivederci al prossimo evento #opendata Palermo

Gli OpenData nella Sicilia dei Gattopardi

Parlare di OpenData e Sicilia rappresenta, a primo impatto, un autentico ossimoro. Da una parte abbiamo l’isola che è simbolo di omertà, silenzi e muri di gomma, dall’altra la nuova formula di trasparenza e partecipazione democratica dal basso: accostarli, apparentemente, è una sfida difficile se non impossibile ma si sa che per gli opendatari queste sfide rappresentano il pane quotidiano. Negli ultimi anni la diffusione della logica dell’apertura dei dati pubblici si è allargata a macchia d’olio anche nel nostro Paese, superando difficoltà, combattendo ignoranza culturale (del dato e non), ritrosie e chiusure che abbondano nelle PA nostrane, sia a livello Centrale che Locale.

Partiamo quindi dall’assunto che la “scalata” all’apertura dati, già tortuosa di per sé, lo sia maggiormente nell’isola dei Gattopardi. Ma oggi possiamo dire che qualcosa si è mosso, eccome, anzi è in continuo divenire.
Il convegno sulla Trasparenza del Comune di Palermo, ne è un’istantanea significativa: vero, si tratta di un evento dovuto per legge, ma quante amministrazioni hanno ottemperato a questo dovere? Un elemento sicuramente interessante che scaturisce dalla cronaca del convegno è l’inizio dell’applicazione delle direttive contenute nelle Linee Guida dell’Agid cui ho potuto dare anche il mio contributo.

L’individuazione dei responsabili in ogni settore era uno dei punti da me maggiormente caldeggiato per iniziare a far funzionare un meccanismo virtuoso di individuazione e pubblicazione, e sembra che il Comune di Palermo abbia intrapreso questa strada. E’ il primo passo verso l’idea che questo modus proliferi anche negli altri Comuni dell’isola e si possa creare una rete di condivisione dove i vari Referenti di diverse amministrazioni riescano ad alzare il livello delle informazioni aperte, magari linkandole fra loro.

L’ideale sarebbe creare un portale Open Data Sicilia, sulla falsariga di dati.gov.it, dove convogliare tutti i dataset pubblicati dalle varie PA dell’isola in modo da avere un unico punto di ricerca comune.

Ma al di là degli atti formali (o a volte di immagine), quello che fa ben sperare è il proliferare di iniziative che iniziano a far diffondere la cultura del dato aperto per scardinare formae mentis abbarbicate nella custodia gelosa delle informazioni di pubblico interesse. Il progetto #confiscatibene ne è un ottimo esempio. Sono iniziative di questo genere che possono “svegliare” l’attenzione sia dei cittadini che dei media, portare a loro conoscenza che esiste una forma di informazione indiretta e costante accessibile a tutti.

Sarà certo importante, ad esempio, riuscire (e ci vorrà fatica, tanta fatica) a pubblicare in formato aperto dati elementari come ad esempio la partecipazione dei consiglieri comunali alle varie sedute, come essi hanno votato e di quali proposte essi si siano fatti promotori, in modo da dare evidenza del loro operato a chi li ha eletto (in questa direzione sicuramente encomiabile il portale Cittaperta del Comune di Palermo, primo step di un percorso da approfondire).

Non ci nascondiamo dietro ad un dito dicendo che pubblicare dati di un certo tipo non faccia piacere a personaggi… influenti. Ma l’emancipazione culturale di un Paese ha bisogno di iniziative che guardino oltre.

E’ ovvio che #confiscatibene è soltanto un sasso nello stagno incancrenito da decenni di diffidenza, ma –a mio parere- questo sasso si colloca come un macigno indicando la strada da seguire. Con la consapevolezza che ogni altro sasso scagliato nella palude, ogni dato aperto che scardini i silenzi omertosi abbia e avrà senz’altro effetto.

Non è e non deve essere necessario che i dati vengano resi pubblici a iniziativa esclusiva delle Istituzioni, ma –dove questi dati siano già disponibili, anche in formato cartaceo – renderli Open, pubblicarli in un portale come questo, diffonderli a livello Nazionale anche attraverso operazioni di Data Journalism, questo significherebbe utilizzare gli Open Data non solo come strumento di diffusione democratica ma anche come grimaldello per andare a invertire certe tendenze, tipicamente italiane, a dimenticare.

Un progetto possibile che mi farebbe davvero piacere veder realizzato, potrebbe essere quello di raccogliere semplicemente i nominativi di quanti sono stati condannati con sentenza definitiva per associazione mafiosa. Viviamo in un Paese dove nessuno è mai colpevole e i fatti vengono spesso ribaltati da dichiarazioni unilaterali. Le sentenze sono un dato incontrovertibile, raccogliere in un dataset omogeneo determinati nomi non è mettere alla gogna nessuno, ma ricordare concretamente e generalisticamente alla società civile chi ha fatto cosa, con la consapevolezza che invece alla società… “incivile” nulla del genere potrà mai andare bene.

Ancora, perché non realizzare un dataset geo-referenziato dei luoghi dove sono avvenuti omicidi di mafia? Da Portella della Ginestra a Don Puglisi, dal giudice Livatino a Peppino Impastato, continuando per Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino. Una mappa di sangue, certo, ma che in qualche modo abbiamo versato tutti.

Sono tutti dati noti, pubblici, servono solo “uomini di buona volontà” che li assemblino e li rendano Open. Come è stato fatto dal progetto #migrantfiles (vincitore del Data Journalism Award 2014), una mappa dei flussi migratori non solo verso il Bel (?) Paese ma con i dati internazionali dei troppi che perdono la vita nella speranza di averne una migliore.

Ma non ci sono solo dati delicati da esporre. Basta guardarsi intorno per avere idee che possano rivelarsi utili ai cittadini: gli orari degli autobus a Palermo ne sono un esempio di base, ma perché non pubblicare i dati sulla qualità delle acque dei comuni o quelli sui risultati a campione sull’inquinamento dei nostri mari?
Certo, in questo modo si vanno a solleticare interessi a volte centenari: ma se abituiamo la gente, i cittadini all’idea che dati finora “scomodi” possono essere a disposizione di tutti, come per #confiscatibene, sarà più elementare abituarli a prendere la buona abitudine a prassi come l’accesso civico, l’esame dei dati sulla trasparenza ecc. Chi impara a risolvere equazioni complesse riesce più facilmente a svolgere problemi più semplici.

Riprendo l’espressione lanciata da Maurizio Napolitano: bisogna rendere gli Open Data… sexy. Non limitarsi cioè all’esposizione di cifre ma far sì che i dati esposti siano appetibili, che stuzzichino la curiosità del cittadino, che invoglino a sviluppare app che li utilizzino, che mostrino qualcosa che si riteneva inaccessibile.

Io penso che fare Open Data nella nostra amata isola possa essere un cammino più irto che altrove. Ma è un processo inevitabile e senza dubbio un cammino meno faticoso rispetto ad altri problemi che investono la Sicilia. Le azioni che vediamo intraprendere in questo gruppo di “visionari” sono tutti sassolini che stanno iniziando a smuovere il monolite. L’opera di “evangelizzazione”, di diffusione della cultura del dato è, per ora, sulle spalle di pochi: ma conforta il fatto che questi pochi siano tutti contagiati da quella che Annalisa Moncada, in un suo libro, chiamava “l’intelligenza feroce dei siciliani”.

Prima giornata della trasparenza e della partecipazione del Comune di Palermo

L’8 luglio 2014 si è svolta, presso i Cantieri Culturali della Zisa, la “Prima giornata della trasparenza e della partecipazione” organizzata dal Comune di Palermo. La “Giornata della trasparenza” è un evento previsto per legge, che tutte le Pubbliche amministrazioni devono prevedere.
L’evento è stato suddiviso – sia in termini di temi, che di gruppi di lavoro – in tre blocchi: anticorruzione e trasparenza, partecipazione e open data.
Io mi sono iscritto a quest’ultimo.

La presenza di pubblico è stata purtroppo abbastanza esigua; con una campagna di comunicazione ben fatta e adeguata all’evento, sarebbe stata molto superiore e sarebbe uscito un maggior numero di idee.
Comunicare è propedeutico alla partecipazione e le critiche alle modalità organizzative sono arrivate da tutti i “tavoli”.

Il workshop sui dati aperti

Dedicherò questo post essenzialmente a questo workshop, ma non sarà una cronaca completa di elementi in fila lungo la linea temporale dell’incontro. Metterò in evidenza quegli aspetti – tra quelli che sono rimasti memorizzati nel mio hard disk – che hanno più catturato la mia attenzione e di cui mi sembra utile dare conto.

Ogni workshop si è tenuto in una sala distinta e quella sui dati aperti è stata il cinema De Seta. I lavori sono iniziati con le parole di Sergio Forcieri, che da alcuni mesi è il Responsabile Open Data del Comune e che in questa veste si presentava per la prima volta alla città. Con lui Giuseppe Meli, webmaster del Comune e con il ruolo (a breve) di “Esperto GIS” del Team Open Data, e Ciro Spataro, che supporta il responsabile open data ed è l’addetto al monitoraggio delle attività sui dati aperti.
In questa prima e breve parte è stata quindi la PA a presentarsi e descrivere sia la strada fatta, che quella che si vuole seguire.

Le linee guida sui dati aperti, approvate a fine del 2013, sono state un tema che ha caratterizzato la prima parte della presentazione, nonché l’unico materiale cartaceo distribuito in sala. Sergio Forcieri all’inizio del suo discorso ha ringraziato gli autori del documento (tutti rappresentanti della società civile), tracciando un elemento di discontinuità che ho molto apprezzato.
Ha sottolineato inoltre come ritenga i dati aperti un elemento strategico per la città, che se ben realizzato farà inoltre da ponte tra pubblica amministrazione e cittadini.
Le linee guida prevedono la definizione di più di un centinaio di nomine – sui dati aperti – per tutte le aree e i settori del Comune; è stato annunciato che si è giunti al 95% e nelle prossime settimane la cosa si chiuderà.
A nomine fatte, quindi ormai al ritorno dalle ferie estive, si passerà alla formazione di questo gruppo di persone; questa fase si chiuderà tra ottobre e novembre e verrà estesa anche alle partecipate comunali.
A seguire una delle azioni più importanti per la realizzazione di una politica seria sui dati aperti, ovvero il “Censimento delle raccolte di dati (dataset) create dalle strutture comunali in funzione delle competenze specifiche e delle attività svolte”. Su questo punto non è stato dato definito un paletto temporale, ma l’auspicio e che entro fine anno si arrivi almeno al 50%. Il censimento è necessario per sapere quali sono i dati che la complessa e ricca macchina comunale produce, chi li gestisce e con quale qualità.

Il dott. Meli ha annunciato una prossima nuova release del Sito del Comune, con degli aspetti nuovi anche per la sezione Open Data. Tra questi (spero di ricordare bene):

  • i vari referenti delle varie aree/sezioni avranno un proprio account e gestiranno in autonomia la pubblicazione di dati aperti e la definizione delle relative metainformazioni;
  • verrà reso disponibile un motore di ricerca dedicato a questa sezione del sito;
  • verranno generati dei link attivi sulle parole chiave usate per classificare i dataset, che consentiranno di filtrare rapidamente i dati per parola chiave.

Non è stata annunciata alcuna data di rilascio.

L’11 luglio è iniziata la valutazione delle app del contest ApPalermo. Su questo tema mi sono espresso pubblicamente più volte in termini critici; l’ho fatto anche privatamente con chi lo stava progettando, quando era ancora un’idea in costruzione.
Che il contest si chiuda è un bene, soprattutto per chi ha deciso di parteciparvi. C’è stato però un bassissimo numero di iscritti: basti pensare che c’è una categoria di concorso con un sola app candidata e che quindi ha già vinto.
Per dare un’idea del clima su questo contest, faccio notare come in sala c’è chi è arrivato a chiedere di annullarlo e che al contempo non fosse (credo) presente alcuno dei partecipanti.

L’unico nuovo dataset annunciato in giornata, in rilascio entro una decina di giorni, è il richiestissimo set di dati sulle linee degli autobus dell’AMAT (la partecipata comunale sui trasporti pubblici). Verrà pubblicato sulla sezione open data del sito web del Comune, che diventerà la fonte ufficiale del dato; anche Google scaricherà da lì gli aggiornamenti sui dati.
E’ una gran bella notizia e la dedico ai ragazzi di catramiati.

Finita la parte di presentazione da parte della PA, si è passati ad uno schema di incontro informale, in cui tutti i presenti si sono riuniti intorno a un lungo tavolo, per fare proposte, critiche e domande, senza alcuna separazione legata al ruolo.
Sergio Forcieri ha chiesto a tutti di fornirgli delle idee per disinnescare l’ostruzionismo (interno) che potenzialmente potrebbe emergere nello sviluppo dell’azione sui dati aperti. Ha fatto cioè emergere il (citato poi più volte da quasi tutti i presenti) problema culturale, che tocca tutti noi e non soltanto i dipendenti del Comune. Per fare open data e farne comprendere e apprezzare la valenza, bisogna fare anche operazioni mirate di divulgazione, comunicazione, didattica e partecipazione. E in questo senso, la società civile palermitana ha fatto magari poco, ma sicuramente di più e meglio della PA.
Sono uscito da questo incontro con la sensazione che da questo punto di vista le cose sono cambiate.

Da questo tavolo sono emersi diversi spunti e proposte, che sono stati anche messi per iscritto e che sicuramente verranno pubblicati sul sito del Comune di Palermo.

Le mie sono state le seguenti:

  • pubblicare in Open Data i dati sui beni confiscati del Comune, perché farlo è un elemento essenziale per liberarne l’energia potenziale. Per legge il Comune deve redigere un apposito elenco dei beni confiscati ad esso trasferiti, che deve essere reso pubblico con adeguate forme e in modo permanente (questo aldilà del mio interesse personale per il progetto #CONFISCATIBENE 🙂 ).
  • attivarsi da subito per rispettare i tempi di pubblicazione in Open Data dei 4 dataset “chiave” che l’Agenda nazionale per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico prevede vengano pubblicati entro dicembre 2014 (Anagrafe edifici pubblici e ad uso pubblico, Vincoli territoriali, Piani Comunali e Grafo stradale);
  • pubblicare subito in Open Data le informazioni già pubblicate nell’Albo Pretorio. Si tratta di notizie ed avvisi di interesse pubblico per la collettività, che potrebbero essere la fonte di utilissime applicazioni per cittadini e imprese che volessero sempre rimanere aggiornati;
  • pubblicare subito in Open Data l’anagrafica delle scuole del Comune di Palermo, già pubblicata in altra forma ne “Il Portale della Scuola“;
  • pubblicare subito in Open Data l’anagrafica dei servizi socio-sanitari pubblicata già in altro modo nella sezione “Settore Servizi Socio Sanitari“;
  • coinvolgere SISPI, la partecipata tecnologica, nella progettazione e nell’attuazione dell’azione Open Data;
  • pubblicare subito l’elenco delle App iscritte al contest, perché farle conoscere e farle usare è un modo per fare divulgazione e disseminazione sul tema dei dati aperti.

Ho usato il “subito” nei casi in cui si tratta di dati già accessibili senza alcuna restrizione e in modalità che ne consentono una rapida conversione in formato aperto. Non me ne voglia il team Open Data.

Qualche domanda e conclusione

Ci sono delle domande che non ho fatto a caldo per varie ragioni e altre che sono nate da riflessioni successive. Mi sembrano tutte sensate e confido pertanto di avere una risposta. Eccole:

  • qual è il numero dei presenti di ogni workshop, quanti di questi erano cittadini e quanti dipendenti della PA?
  • Quando e dove verrà pubblicato il report di sintesi dei tre workshop tematici?
  • Quando andrà online il nuovo sito del Comune?
  • Da qui a sei mesi, data della prossima giornata della trasparenza e della partecipazione, in che modalità il Comune continuerà a dialogare con la città su tre temi di fondo? Come darà notizia delle evoluzioni stimolate da quanto prodotto giorno 8?

In chiusura ci tengo a sottolineare una bella evoluzione in positivo in termini di clima, che mi ha fatto uscire dalla sala De Seta con un sorriso. Questo si deve a tutti i convenuti, cittadini e rappresentanti della Pubblica Amministrazione.
Il cielo azzurro e la temperatura mite non bastano a rendere una città vivibile e quindi rimango in attesa, ottimista, di vederne gli effetti sul territorio.

foto di ru_boff