Open data Sicilia: una legislazione da costruire o da approvare?

Il 27 gennaio 2012 la Regione Siciliana ha approvato la deliberazione n. 30: “Norme in materia di pubblicazione tramite la rete internet e di riutilizzo dei documenti e dei dati della pubblica amministrazione regionale e locale”, composta da quattro articoli ed accompagnata da una interessante relazione illustrativa che ne esplicita finalità e funzioni.

Quindi, nel disegno di legge n. 851, mai divenuto legge e composto da sei articoli, all’art. 1 vengono individuati i soggetti titolari dei dati obbligati alla pubblicazione, e precisamente:

  • La Regione Siciliana;
  • gli enti, gli istituti e le aziende dipendenti dalla Regione e/o comunque sottoposti al controllo, tutela o vigilanza della medesima;
  • gli enti locali, territoriali e/o istituzionali nonché gli altri enti, istituti e aziende da questi dipendenti o comunque sottoposti a controllo, tutela o vigilanza.

Diciamo subito che è pregevole l’ampio coinvolgimento dei soggetti obbligati all’apertura dei dati.

All’art. 2 vengono esplicate le definizioni dei termini utilizzati di cui ai successivi articoli 3 e 4 i quali indicano i requisiti che i dati aperti devono possedere, fra cui: formato aperto, completezza, primarietà, tempestività. accessibilità, leggibilità da computer, non proprietari, liberi da licenze che ne limitino l’uso, riutilizzabilità, ricercabili e permanenti.

Unica notazione che stona con l’impianto è la previsione di cui all’art. 4 comma II, là dove viene previsto: “La presente legge non comporta oneri finanziari per le amministrazioni di cui al comma 1 dell’articolo l”.

Non credo, infatti, che la liberalizzazione dei dati possa essere effettiva se considerata a costo zero, pena la non corretta attuazione della stessa.

Fondamentale la disposizione di cui all’art. 5 comma III: “L’omessa tempestiva pubblicazione costituisce grave violazione di legge ai sensi del vigente ordinamento”.

A tal riguardo si sarebbe potuto e dovuto indicare i meccanismi atti ad assicurare e garantire il corretto adempimento delle disposizioni di cui alla predetta legge.

Infine al comma IV dell’art. 5 viene stabilito: “Con decreto interassessoriale dell’ Assessore regionale per le autonomie locali e per la funzione pubblica e dell’ Assessore regionale per l’economia sono emanate le disposizioni applicative del presente articolo”.

In questa mappa (Leggi regionali in materia di Open Data) sono evidenziate le leggi (in verde) distinte dai disegni di legge (in rosso) adottate dalle varie regioni.

Il disegno di legge di cui in parola, a mio avviso, risulta nel complesso condivisibile e meritorio.

Tuttavia, considerata l’assenza di oneri finanziari a carico delle amministrazioni coinvolte (anche se, come sopra ho evidenziato, ho qualche dubbio che si possa liberalizzare i dati senza prevedere alcun costo), mi chiedo quali siano i motivi ostativi a che tale disegno di legge diventi una vera e propria legge della Regione Siciliana.

Non c’è bisogno, quindi, di creare una normativa di settore a livello Regionale.

Deve, a mio avviso, essere semplicemente approvato il predetto disegno di legge.

Attenzione: non credo che una Legge Regionale possa magicamente da sola modificare lo stato attuale di apertura dei dati (sebbene la normativa nazionale possa considerarsi ormai abbastanza orientata in tal senso).

Deve, infatti, essere accompagnata necessariamente da una classe politica che creda fermamente nella realizzazione di un modello sociale, politico ed economico da perseguire e che si considera come l’orizzonte futuro cui aspirare.

Una Legge Regionale può considerarsi viva solo se accompagnata da un documento di indirizzo politico utile al fine di realizzare uno standard operativo duraturo, attuabile e misurabile.

In ultimo vi deve essere una ampia compagine sociale che avverta l’importanza e la convenienza (passatemi il termine) dell’apertura dei dati, unitamente ad una classe professionale che si impegni in prima persona: non solo monitorando lo stato di attuazione della normativa e che sia attiva nel proporre istanze, ma che sia pronta a massimizzare i risultati delle aperture dei vari set di dati.

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photo by Thilo Hilberer

Linee Guida Open Data da Palermo a Catania: il 3 dicembre incontriamo il Comune!

Lo scorso 11 novembre sono stato invitato da Antonio Perdichizzi a #Code4Catania come esperto di Open Data, con l’obiettivo di parlare di ConfiscatiBene e del lavoro fatto fin qui. È stata una gran bella esperienza perché da siciliano – anche se vivo a Bologna e viaggio molto per lavoro con Dataninja.it – sono orgoglioso di poter dire dopo averlo visto che la Trinacria ha molto da dire sugli OpenData, enormi competenze, grande voglia di fare. Molto più – se mi si consente – di tanti cose “spot” che ci sono in giro.

Nel pomeriggio insieme a Nino Galante e Cristiano Longo, abbiamo parlato del caso delle Linee Guida OpenData adottate su richiesta/proposta dei cittadini da parte del Comune di Palermo ed è emersa la possibilità che avvenisse lo stesso anche a Catania (con le dovute differenze). Insieme a noi c’erano molti OpenDatari (alcuni dei quali già iscritti sulla MailingList Opendata Sicilia – iscriviti se ti interessa partecipare, lurkare o dare un contributo!) e vigorosi etnei come alcuni attivissimi giovani della Consulta  Giovanile di Catania (Mirko Viola in testa) ed Emanuele Spampinato (presidente di EtnaHitech) che hanno raccolto l’idea e stanno cercando insieme a Cristiano Longo di portarla avanti. Ovvero: chiedere un incontro ufficiale al Comune di Catania e valutare l’adozione di linee guida dedicata.

Il Comune di Catania, come molti sanno, sta “ospitando” un progetto sperimentale denominato PRISMA, che è dedicato proprio a questo tema. In linea teorica dunque e senza un euro in più di budget, protrebbe anche nascere il sito http://dati.comune.catania.it (non cliccare, al momento non c’è!) proprio nell’ambito dello sviluppo di PRISMA (che durerà oltre un anno).

La palla ora passa al sindaco Bianco e al Comune ma sono certo che insieme a tutti gli opendatari dell’Etna lo presseranno per raggiungere il risultato.

Riceviamo da Mirko Viola una mail con ottime notizie.

Ho contattato l’ing. Carmelo Indelicato che, essendo l’esperto del Sindaco per l’informatizzazione del Comune di Catania, mi ha espresso la sua disponibilità a partecipare alla prima riunione del costituendo tavolo per la definizione delle “linee guida per gli Open Data”. L’appuntamento che abbiamo individuato è per mercoledì 3 dicembre alle ore 19.00 in Viale Africa, 31.

È un primo passo, ci sarà da lavorare, ma sono certo che gli opendatari catanesi si daranno da fare e porteranno a casa il risultato! Un grazie va dunque a tutti i partecipanti (non solo di Catania ma anche di Messina) che elenco qui di seguito: Cristiano Longo, Mirko Viola, Giuseppe Reale, Luciano De Franco, Renato Trapani, Sergio Consoli, Andrea Nucita, Emanuele Spampinato, Carlo Leonardi e Marcello Perone.
Grazie anche ovviamente a Working Capital Catania per avere ospitato l’evento, e in particolare al vulcanico Antonio Perdichizzi per averci creduto.

La Mappa delle vittime di mafia a Palermo

Il fenomeno mafioso ha marcato profondamente la storia della Sicilia. Palermo è una città segnata dalle “lapidi” di caduti per mano mafiosa e dalle tante commemorazioni nelle su vie.

Non ho mai visto nel web una mappa delle vittime di mafia, però. E allora nel tempo libero, nelle notti insonni (la chiamano insonnia creativa) mi sono messo a costruire una mappa. Un punto di riferimento geografico per capire gli scenari geografici delle stragi di mafia.  Ho anche letto, di recente, un iniziativa che può essere legata a questa mappa: il mosaico della memoria.

Le fonti delle informazioni (testuali, foto, video) riportate nella mappa georeferenziata sono 3:

  • Gli Invisibili, ammazzati dalla mafia e dall’indifferenza“, pubblicazione cartacea di Lavinia Caminiti realizzata in collaborazione con il Comune di Palermo. Panormus. Edizione aprile 2014.
  • il sito vittimemafia.it contenente molti dati e informazioni dettagliate (tratte per lo più da testate giornalistiche) sulle vittime di mafia.
  • video tratti dal canale youtube.

Ho strutturato le informazioni in maniera da renderle accessibili (leggibili) dal pop up che si apre cliccando su ogni spot tracciato sul territorio: una breve descrizione dell’accaduto, la motivazione per la quale la mafia ha colpito la vittima, una  o più foto tratte dal sito vittimemafia.it, e qualche video riportante interviste.

Un’amica, Tania Zingale, con esperienza di lavoro in diverse lingue straniere, si è resa disponibile alle traduzioni in inglese del breve racconto riportato nella finestra di pop up. Questa traduzione rende accessibile la mappa anche a turisti o studiosi stranieri che vogliono tracciare la geografia degli omicidi.

Credo che questa mappa con le sue informazioni georeferenziate possa rappresentare un ulteriore strumento di conoscenza, rispetto a quelli esistenti nel web, per non dimenticare gli individui che hanno contribuito nei decenni a fronteggiare la cultura criminale della mafia e a diffondere la cultura della legalità ed il senso più nobile dello Stato.

Un dato che è emerso a seguito del tracciamento geografico delle stragi e degli omicidi di mafia, che mi ha colpito, è che la maggior parte di essi sono concentrati nel cosiddetto “salotto” della città, nell’area della Palermo “benestante”, nel cuore geografico della città. Come se fosse stato un messaggio/disegno dell’organizzazione mafiosa: arriviamo e colpiamo al cuore di Palermo.

Open data poco aperti: un articolo su Milano Finanza

Milano Finanza Sicilia ha pubblicato, nel numero 2435 di novembre 2014, un articolo di Antonio Giordano sui dati aperti e la nostra regione.
Lo spunto è stato l’articolo di Andrea sui dati del rischio idrogeologico.

Nella parte finale dell’articolo, Antonio sottolinea lo stato di realizzazione dell’azione open data della pubblica amministrazione regionale, che purtroppo è quello visibile qui: https://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_Iniziative/PIR_OpenDataSicilia/PIR_Datidisponibili

Una situazione imbarazzante e sulla quale c’è da tenere alta l’attenzione, farla conoscere e contribuire a modificarla.

Ringraziamo Antonio e vi auguriamo una buona lettura.

Lettera per chiedere l’apertura dei dati di una PA

Nella mia attività di mappatura per OpenStreetMap utilizzo come riferimenti delle orto-foto messe a disposizione da varie agenzie ed aziende. Questo metodo permette di aggiungere facilmente e velocemente molte informazioni semplicemente ricalcando un’immagine.

Per quanto efficace, questa metodologia presenta forti limitazioni quando si tratta di inserire altre informazioni come per esempio nomi di vie, numeri civici o anche solo l’altezza degli edifici.

Queste informazioni spesso sono presenti nelle mappe realizzate dai comuni, ma non sempre questi dati sono resi accessibili ai cittadini e quasi mai comunque distribuiti sotto una licenza che ne consenta il libero utilizzo da parte del cittadino.

Da anni alcuni volontari esperti di vari progetti, come WikiMedia o la stessa OpenStreetMap, inviano richieste alle singole PA perchè questi dati possano essere resi fruibili dai cittadini nel senso pieno del termine; Purtroppo però, la maggior parte dei normali utenti o comuni cittadini, non sapendo bene come fare questa richiesta formale ad una PA, o temendo di commettere errori, lasciano perdere o aspettano che qualcuno con più esperienza di loro nell’interagire con le PA faccia prima o poi questa richiesta.

Consapevole di quanto possa essere difficile per un comune cittadino scrivere una mail così tecnica e  in una forma consona alla comunicazione con un’istituzione e approfittando di una richiesta in corso al comune di Gela (CL), ho deciso di scrivere la seguente lettera, aiutato e guidato dalla comunità OSM, affinché possa essere usata da chiunque per inviare una richiesta di apertura dei dati ad una qualsiasi PA dovendo apportare solo poche e semplici modifiche per adattarsi al soggetto mittente e ricevente della stessa.


Egr. Sig. Sindaco,

mi chiamo Aurelio Cilia e collaboro al progetto della mappa libera OpenStreetMap (OSM), occupandomi della mappatura di varie aree, dell’Italia e del mondo, compreso il territorio del Comune di Gela.

Scrivo per chiedereLe di pubblicare in formato nativo i file usati per produrre le mappe presenti sul sito del Comune di Gela (come quelli del Piano Regolatore Generale), e di rilasciarli in Open Data con licenza “PD”, “CC0”, “IODL 2.0.” oppure “ODbL”, così che possano essere liberamente utilizzati dai cittadini e dal progetto OSM.

Per le Pubbliche Amministrazioni, pubblicare i dati in formato aperto, significa dare concreta attuazione al principio secondo il quale i dati prodotti dalle istituzioni pubbliche nell’espletamento delle loro funzioni appartengono alla collettività e, quindi, devono essere resi disponibili e riutilizzabili. In questo modo viene incrementata la trasparenza degli organismi pubblici, nonché la partecipazione e la collaborazione tra pubblico e privato traendone entrambi enormi vantaggi; così come le imprese che, riutilizzandoli, avrebbero un’occasione di sviluppo, favorendo quindi la crescita economica e la creazione di posti di lavoro nel territorio.

La presenza di una mappa libera in molte situazioni si è già dimostrata determinante e di grande aiuto per la PA; infatti la mappa OSM in passato ha permesso di lavorare alle previsioni di rischio ed aiutare ad esempio la protezione civile nell’ organizzazione e gestione degli interventi di soccorso prima durante e dopo alcune calamità naturali. Senza considerare i benefici per tutti derivanti dall’utilizzo di mappe libere per la gestione, la lettura e la comprensione del territorio.

I vantaggi nel rendere i propri dati di pubblica fruizione e rilasciati con licenze open sono talmente evidenti, numerosi ed importanti (vedi lista in fondo) che negli ultimi anni l’apertura e la condivisione di tali dati da parte delle PA è diventato un indice di buona amministrazione ed una pratica imposta come default per tutti i dati in possesso della PA non coperti esplicitamente da licenze o copyright (art. 9 del Decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221).

Visti gli innumerevoli vantaggi, i costi nulli per la PA e soprattutto l’inestimabile valore etico e culturale che una tale scelta di apertura e condivisione dimostra, chiedo di rendere pubblici i Vostri dati cartografici affinché possano essere liberamente utilizzati dentro il progetto OSM e dai cittadini.

Certo di un positivo riscontro e in attesa di una Sua risposta in merito, Le porgo i miei più cordiali saluti.  

Aurelio Cilia

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– OPEN DATA FOR ECONOMIC GROWTH. (2014). at <http://www.worldbank.org/content/dam/Worldbank/document/Open-Data-for-Economic-Growth.pdf>
– Open data: Unlocking innovation and performance with liquid information. (2013). at <http://www.mckinsey.com/insights/business_technology/open_data_unlocking_innovation_and_performance_with_liquid_information>


 

Pubblicati i dati aperti sui trasporti pubblici di Palermo

Come annunciato ieri, il Comune di Palermo e AMAT Palermo SPA, hanno pubblicato i dati del trasporto pubblico locale su gomma: http://www.comune.palermo.it/opendata_dld.php?id=318#.VFyLOPmG9Fl

Sono pubblicati in formato GTFS, che è diventato lo standard per i dati sui trasporti pubblici.

Oggi non andrò nei dettagli, ma soltanto mostrerò uno dei dati pubblicati, quello sulle fermate. Il file che contiene le informazioni è quello denominato “stops.txt”, che è strutturato in questo modo.

Sotto la mappa, e il colpo d’occhio non è male. Il bello secondo me deve ancora venire.

Scoop: domani verranno pubblicati i dati sui trasporti pubblici di Palermo

Sulla cosa torneremo sicuramente. Sono personalmente molto contento!

Perché è in Sicilia il gasolio più caro d’Italia?

Le tre mappe incluse in questo post visualizzano due tipologie di dati:

  • I primi sono le raffinerie italiane (geolocalizzazione con i dati OpenStreetMap – MapQuest/Nominatim), come elencate sul sito SacerPetroli in un’apposita sezione. Ho fatto un piccolo scraping di questi dati e li ho messi su uno spreadsheet qui.
  • I secondi, quelli dai quali dipende la colorazione dal verde chiaro al verde scuro (e che hanno una storia più complessa che racconto più in basso nel post), rappresentano il costo medio del gasolio per provincia, in base alle rilevazioni dell’Osservatorio Carburanti del Ministero dello Sviluppo Economico, raggiungibile a questo indirizzo

Visualizzando molto semplicemente questi dati (con QGis, su cartografia delle Province di Istat) emergono due elementi che mi hanno molto colpito. La prima: stando ai dati di SacerPetroli in Sicilia sono presenti ben 4 raffinerie sulle 17 totali attive in Italia (circa il 25%) – a Priolo (Siracusa) ci sono due stabilimenti – che hanno una capacità produttiva di circa 43 milioni di tonnellate, quasi la metà rispetto a tutte le altre raffinerie italiane messe insieme.  La seconda: il costo  medio del gasolio in Sicilia è tra i più alti in Italia.

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Non so bene che tipo di incidenza abbiano le”accise“, una delle famigerate tassazioni indirette di questo Paese giocherellone (il miliardario e il povero pagano la stessa cifra), ma se non erro (e nel caso modifico il post) le Regioni (quindi anche la Regione Sicilia) hanno potere di intervenire per modificarne l’ammontare. Mi chiedo come sia possibile tutto ciò in una regione come la Sicilia che ha il terzo PIL pro-capite più basso d’Italia. E credo che se ci fosse trasparenza maggiore su questi dati, nonostante lo sforzo del Ministero nel renderli consultabili (ma non aperti), i siciliani avrebbero le prove per chiedere chiarezza e pretendere una riduzione di questi costi sul carburante.

Qui di seguito una tabella riepilogativa: in questo caso i dati presenti riguardono anche il 15 del mese di agosto, settembre e ottobre.

Come ho costruito le mappe

Su Spaghetti Open Data qualche mese fa il buon Sabas ha costruito un processo di scaricamento e aggiornamento automatico di un database che raccoglie questi dati sui carburanti, estratti dell’Osservatorio del Ministero dello Sviluppo Economico (qui il link alla discussione). Sono sempre stato tentato dall’idea di lavorarci, ma la scarsità di tempo e il timore di non essere abbastanza competente per occuparmente mi hanno bloccato. Almeno fino a quanto un amico opendataro non mi ha risvegliato: si tratta di Lorenzo Perone, neo-geografo bolognese che ha scaricato i dati sui carburanti facendo uno straordinario lavoro di arricchimento per favorirne il riuso, partendo appunto dal database di Sabas. Tra le varie cose costruite da Lorenzo, un prezzo medio del gasolio calcolato sui dati ufficiali (si tratta di poco meno di 20 mila distributori di carburanti in tutta Italia). Io mi sono limitato – non scherzo, non è finta umiltà – a visualizzare questi dati con QGis, a margine di una discussione avuta con Lorenzo stesso e Massimo Santi.

La colorazione delle mappe (il gradiente)

Esistono varie modalità per “colorare” una mappa in base ad alcuni dati relativi ai territori (poligoni). Ho deciso di prendermi la libertà, essendo un esperimento, di non usarne in pratica nessuno (mi perdonino gli esperti) e spiego il motivo. Avrei potuto usare i Natural Breaks di Jenks, i quantili o i Pretty Breaks, ma ho deciso di determinare la colorazione in maniera autonoma per il seguente motivo. I dati utilizzati per le tre mappe sono quelli relativi a tre giornate specifiche: l’1 agosto 2014, l’1 settembre 2014 e l’1 ottobre 2014. Per ciascuno di questi tre giorni sulla mappa viene visualizzato il valore medio per provincia del costo del gasolio (calcolato appunto da Lorenzo sui circa 20mila distributori italiani). Essendo per definizione dati suscettibili a variazione, se avessi costruito la mappa di gradiente (choropleth) basandomi per ciascun giorno sul valore minimo e sul valore massimo del costo medio, non avrei potuto poi facilmente rendere confrontabili le tre mappe. A me invece interessava, oltre a far emergere il clamoroso e in parte esilarante dato della Sicilia, anche provare a mostrare un minimo di andamento nel tempo. Esistono certamente dei modi meno ‘caserecci’ rispetto a quello usato da me, e spero di approfondire. Per il momento però condivido questo primo esperimento, sperando che ne emergano degli altri, magari più approfonditi. E che magari nel frattempo al Ministero dello Sviluppo Economico qualcuno si svegli un po’ e permetta ai cittadini anche di consultare e riusare liberamente la base dati in formato Open Data, e non solo una banale app “closed” per mettere puntini sulla mappa.

That’s all! 🙂

Il rischio idrogeologico, la Regione Siciliana e l’informazione civica

Preso dalle tante sollecitazioni arrivate dall’emergenza maltempo a Genova, Parma e Alessandria, ho pensato di iniziare a raccogliere dati e informazioni legate al Rischio idrogeologico in terra di Sicilia.
Ho constatato una barriera di accesso alle informazioni sui siti ufficiali della Pubblica Amministrazione, e anche le notizie reperibili attraverso articoli giornalistici, non riescono a dare una risposta chiara ad una domanda semplice: sono in pericolo?

Fornire gli strumenti per dare una risposta, significa fare una buona informazione civica, un obiettivo alto e stimolante per chi gestisce la cosa pubblica, ma che alle volte non è nemmeno abbozzato.

Per valutare il mio rischio devo rispondere almeno ad altre due domande:

  • vivo vicino ad un rischio naturale?
  • se sì, quanto è elevato?

I contenuti utili a definire la cosa sono disponibili, ma non permettono di passare dalla propria e personale conoscenza del territorio alla sua rappresentazione istituzionale.

Ho concentrato la mia ricerca sul rischio idrogeologico e sono “caduto” in questo articolo del Giornale di Sicilia: nella mia regione ci sarebbero 22 mila aree a rischio.
Il progetto di riferimento è il PAI (Piano di Assetto Idrogeologico), “lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni, gli interventi e le norme d’uso riguardanti la difesa dal rischio idrogeologico del territorio siciliano“.
Il sito web ufficiale è http://www.sitr.regione.sicilia.it/pai/, tenuto aggiornato nel tempo e ricco di pagine contenenti numerosi allegati (essenzialmente file PDF, compressi in file .zip). Mi aiuta a rispondere alle questioni poste sopra?

Non credo, salvo non conoscere ad esempio i nomi dei bacini idrografici locali, cosa ignota al 99 % delle persone che frequento. Ma anche sapendo il nome del bacino – ad esempio “Torrente Saponara, Area Territoriale tra i bacini T.te Saponara e F.ra Niceto” – ci si trova davanti a barriere di comunicazione come quella dell’immagine di sotto.

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Qual è il significato del nome di questi file? Ne apro qualcuno, guardo un po’ dentro e cerco di capire? Non credo possa essere così, e sicuramente non può essere solo così.

Dati come questi devono essere pubblicati anche in maniera immediatamente comprensibile e leggibile da tutti: me, mia mamma, un giornalista, un pittore, un tecnico comunale, mio nipote il grande, il vicino di casa e financo da Gerlando.
Solo come esempio, per quell’insieme di persone che ha accesso al web, una semplice mappa come questa dà un’informazione che è subito comprensibile ad una platea vasta: dovo sono le aree a rischio frana in Sicilia, e qual è il grado di rischio.

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Non scrivo tutto questo per fare una critica al PAI, è un progetto che non conosco e che immagino essere di qualità.

La barriera non è la presenza/assenza delle informazioni ma il loro scarso grado di utilizzabilità civica. Sarebbe auspicabile una collaborazione con la cittadinanza per trovare le modalità per superarla. Il risultato può essere proprio una mappa facilmente comprensibile da tutti.
Si tratta di un problema molto più semplice di quello del rischio idrogeologico, cionondimeno affrontarlo e risolverlo sarebbe una scelta politica con benefici a catena per tutti.

Invito la Regione Siciliana a costruire sul tema del rischio idrogeologico (e sul rischio in generale) una strategia di comunicazione e di informazione civica di qualità, senza barriere e ad ampio spettro.
Ad aprire di più e meglio i dati relativi, in modo che possano essere realizzate analisi e rappresentazioni del tema che oggi nemmeno immaginiamo. La carta interattiva di sopra, è stata implementata grazie a 2 servizi aperti: quello messo a disposizione dal Geoportale Regione Siciliana (special thanks ad Agostino) e l’ortofoto RealVista.

Una delle conseguenze dell’apertura dei dati è proprio quella di creare le precondizioni per raccontare meglio il proprio il territorio, in ciò per cui brilla e in ciò per cui è a rischio.
E io di queste storie vorrei poterne leggere tante.

NdR: questo articolo è pubblicato anche su TANTO.

Opendata Unofficial del Comune di Catania

La mole di dati in possesso di una pubblica amministrazione comunale è ampia ed eterogenea. Si va dalle informazioni anagrafiche dei cittadini allo stato civile, dal pubblico registro delle associazioni alle farmacie di turno.  Tra questi i dati di più immediato  interesse riguardano i servizi erogati dal comune e le modalità di accesso a questi. Ognuno di questi servizi viene erogato (direttamente o meno) da una unità operativa del comune, che indica le modalità attraverso le quali i cittadini e le aziende possono accedere al servizio.

Quale è quindi il modo migliore per mettere a disposizione le informazioni riguardanti la struttura organizzativa di un comune (uffici, raggruppamenti, numeri di telefono …)? Nella creazione degli Open Data Unofficial del Comune di Catania abbiamo preso come riferimento le Linee Guida dell’Agenzia per l’Italia Digitale, creando una ontologia (nel senso del Web Semantico e del paradigma Linked Open Data) basata fondamentalmente sul vocabolario ORG del w3c e su vari altri standard sviluppati o consigliati nel progetto europeo ISA per la digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni o nelle linee guida stesse.

Oltre ai pattern di modellazione, nella pagina Open Data Unofficial del Comune di Catania vengono indicate tutte le modalità di accesso all’ontologia, attualmente disponibile per chiunque. Si noti che gli esempi di query SPARQL presenti nella pagina sono corredati da piccole web application, integralmente realizzate in Javascript, che insistono direttamente sull’ontologia. Esse dimostrano quindi come l’utilizzo del paradigma Linked Open Data e la presenza di dataset accessibili mediante i protocolli di questo faciliti notevolmente la realizzazione di nuove applicazioni web (o prototipi), velocizzandone lo sviluppo e abbassando i costi di realizzazione ed esercizio (lo sviluppatore non ha necessità reperire i dati e di mettere su un server su quale caricarli perché i dati sono accessibili direttamente online).