Beni Confiscati a Catania

Il 30 Ottobre del 2015 a Catania si è svolto un evento, organizzato dall’opendatahacklab, sul tema dei beni confiscati a Catania. L’incontro ha avuto luogo nella pinacoteca sita nella ex Chiesa di S. Michele Minore, attualmente gestita dalla città metropolitana di Catania, in piazza Manganelli a Catania.

La scelta della pinacoteca non è stata casuale. Si tratta infatti di un bene gestito dalla città metropolitana, ma a disposizione di tutte le associazioni e individui che vogliano svolgervi attività consone. Questo luogo mi fu indicato da un referente del Centro Contemporaneo, che è un gruppo di gallerie d’arte, bottege artigiane e ristoranti che si è occupata della (parziale) pedonalizzazione, valorizzazione e riappropriazione della Piazza Manganelli e delle aree limitrofe.

L’idea di realizzare questo incontro nasce dalla mia esigenza di capire come attvità di liberazione di dati possano portare ricadute concrete. A questo fine, come ho spiegato nell’intervento introduttivo, ho convocato un insieme di soggetti che possono, e attualmente hanno, un ruolo nella riappropriazione dei beni confiscati alla criminalità, tentando di delineare un ciclo di attività che, se completato, speriamo portino ad un utitilizzo ed una riappropriazione piena di questi beni da parte della cittadinanza.

Siamo partiti dagli Open Data dandone la definizione e ricordando che a Giugno di quest’anno il comune di Catania ha pubblicato, a seguito di una richiesta di accesso civico, l’elenco aggiornato dei beni confiscati che gestisce, grazie al quale è stato possibile realizzare una mappa. Registriamo a tal proposito che poco tempo dopo il comune ha pubblicato lo stesso elenco in open data.

Considerando i beni confiscati come appartenti alla categoria dei beni comuni, mi è sembrato doveroso dare la parola ai rappresentanti della Laboratorio Urbano POpolare che hanno presentato la costituente dei beni comuni, invitando tutti i presenti a parteciparvi.

Andrea Borruso ha quindi sviluppato il tema degli open data per il civic hacking e generati della comunità, presentando poi in dettaglio l’attività di confiscatibene e dandoci qualche anticipazione sulla versione prossima ventura del portatile.

Dai dati sui beni confiscati al loro utilizzo trasparente e partecipato: lo strumento di cui si è dotato il comune di Catania è il Regolamento per l’affidamento dei beni confiscati alla criminalità organizzata. L’elaborazione di tale regolamento e la sua approvazione fu promossa da svariate associazioni, una per tutte Libera: associazioni, nomi e numeri contro le mafie. A parlare del regolamento e di vari aspetti amministrativi e giuridici del sequestro e della confisca dei beni è stata Maria Luisa Barrera durante la sua presentazione.

Giovanni Caruso, in rappresentanza del GAPA, di una delle associazioni più antiche di promozione sociale operanti in città, ha parlato del ruolo dell’associazionismo nella gestione dei beni confiscati, citando una esperienza passata a Catania che purtroppo non aveva avuto i risultati sperati e mettendoci in guardia dalle divisioni e dalle rivalità.

Dall’assegnazione al controllo e alla verifica. Il collettivo Scatto Sociale ha presentato i risultati di una inchiesta sui beni confiscati a Catania realizzata in collaborazione con la testata I Siciliani giovani.

Al termine degli interventi programmati, la presidentessa dell’associazione CTFiadda, citata nell’inchiesta di Scatto Sociale, ha voluto fare alcune precisazioni rilevando quelle che secondo lei erano delle imprecisioni riportate nell’articolo.

Infine ha preso la parola Pierpaolo Lucifora, presidente del Consorzio Etneo per la legalità e lo sviluppo, anche questo citato nell’inchiesta, per presentare il consorzio e offrire la propria disponibiltà e quella del consorzio ad eventuali attività future e collaborazioni.

MATERIALI

  1. Intervento introduttivo di Cristiano Longo
  2. Elenco dei beni confiscati del comune di Catania
  3. Mappa dei beni confiscati a Catania
  4. Open Data dei beni confiscati a Catania
  5. confiscatibene
  6. Regolamento del comune di Catania per l’affidamento dei beni confiscati alla criminalità organizzata
  7. Lucidi dell’intervento di Maria Luisa Barrera
  8. Pagina Facebook dell’evento
  9. Inchiesta sui beni confiscati a Catania

Come partecipare ad A Scuola di OpenCoesione / Guarda il video!

OpenDataSicilia organizza un webinar con il Team di A Scuola di OpenCoesione per condividere le informazioni necessarie per permettere alle scuole di partecipare al bando. Il progetto è rivolto agli istituti di istruzione secondarie e prevede un percorso didattico focalizzato su OpenData, Data Journalism e Monitoraggio Civico. Le classi partecipanti concorrono a un premio finale: un viaggio a Bruxelles! In baso il video del webinar. Per info scrivi una mail al team, a questo indirizzo. Grazie! 🙂

Il Sistema Informativo Territoriale Regionale siciliano di nuovo fuori uso

NdR: dal 24/09/2015 i servizi del SITR sono stati ripristinati

Da ieri il l Sistema Informativo Territoriale Regionale siciliano è di nuovo offline.

Se provate ad aprire la pagina dei servizi http://map.sitr.regione.sicilia.it/ArcGIS/rest/services/ avrete la brutta risposta di sotto.

2015-09-16_23h52_24

Ricorderete come la cosa fosse già avvenuta questa estate: un blackout di circa 20 giorni, un lasso di tempo inaccettabile per un servizio così importante.
Il problema era dovuto all’impianto di condizionamento non funzionante. Adesso sembra che si tratti di un RAID rotto.
Gli strumenti si rompono, ma un sistema di questo tipo deve avere una ridondanza adeguata al servizio che si vuole erogare. E forse il problema è proprio questo e c’è da chiedersi quale sia la qualità che la PA regionale vuole garantire.
Il sistema adesso è giù da più di 24 ore, e ancora non ne trovate notizia né nell’homepage del SITR, né nella sezione delle News del sito della Regione Siciliana.

Come se fosse una demo, e non un servizio utile per i professionisti, le aziende, i cittadini, i ricercatori ed altre pubbliche amministrazioni.

Così, proprio non va!

Ottava Tappa dell’Open Data Tour – CO.P.E

Qualche mese addietro, durante una pausa pranzo, mi trovavo presso un tipico locale/panineria a nella via Barocca di Catania (via Crociferi) a consumare il mio fuggevole pasto all’aperto. Incuriosito dai loro discorsi, mi unisco, in maniera forse un pò sfacciata, ai signori del tavolo accanto al mio. Scopro quindi che sono dei membri del CO.P.E., una organizzazione non governativa che si occupa di progetti di cooperazione tra l’Italia e i paesi emergenti. Scopro inoltre che uno di loro è una mia vecchia conoscenza che avevo incontrato qualche anno addietro in ambito di progettazione europea. Dopo una piacevole discussione, non perdo occasione per consegnarli i volantini dell’Open Data Tour.

Qualche giorno fa ricevo una chiamata da uno di loro che mi invita, scusandosi per il poco preavviso, a tenere una tappa dell’Open Data Tour presso la loro sede il 31 Agosto.

La sede del CO.P.E. e come ci si aspetta che sia una sede di una ONG: sita in un palazzo antico, un po angusta e piena di manufatti provenienti da tutto il mondo. All’incontro intervengono una decina di persone, tutti molto motivati e ansiosi di saperne di più sugli open data. Tra gli intervenuti esperti di comunicazione, progettisti, interpreti e traduttori ed un paio di ragazzi del servizio civile.

Non avendo un’idea ben definita di quale sarebbe stato l’audience e le esigenze, ho preparato una presentazione dettagliata: cosa sono gli open data, quali dati sono soggetti a queste pratiche, svariati esempi ed infine le attività del movimento open data.

La discussione è stata molto tecnica e interattiva. Le esigenze manifestate in termini di dati hanno riguardato gli open data dei paesi emergenti, oltre ai dati sull’immigrazione e sui flussi migratori.

Ci siamo quindi riproposti di incontrarci per investigare quale sia la situazione degli open data in alcuni paesi target (in particolare in Africa), se attività di liberazione dei dati siano ipotizzabili nei paesi emergenti e come queste potrebbero aiutare lo sviluppo di questi, ad esempio come strumenti per la lotta alla corruzione.

Lucidi della presentazione

Tante aziende agricole siciliane, poche vendono direttamente al consumatore: i #dati

Il Portale GIS dell’Istat è un comodo e facile strumento online, per visualizzare dati statistici su mappa. E’ consultabile da chiunque e non richiede particolari competenze digitali. Contiene tantissimi dati preziosi a livello nazionale, regionale, provinciale e comunale. Dati su  AGRICOLTURA – FAMIGLIA – ISTRUZIONE – LAVORO – STRANIERI. Dati aggiornati al 2011, quindi anche recenti per fare analisi, comparazioni territoriali e un po di sano datajournalism.

Da siciliano ho concentrato la consultazione dei dati sul tema #AGRICOLTURA. Quindi sul menù a tendina che si trova in basso sulla pagina del portale ho selezionato livello territoriale “Regioni” e su indicatore ho selezionato prima “Agricoltura” e poi “Aziende agricole – num. per kmq per Province“.  Ho trovato per la Sicilia n. 8,54 aziende agricole per kmq di terra, un numero elevato, insieme a Calabria, Puglia e Campania, che sono le regioni con il più elevato numero di aziende agricole per kmq di superficie.

aziende n x kmqclicca per ingrandire

Poi ho selezionato, sempre nel menù indicatore / Agricoltura / “Aziende con vendita diretta al consumatore – % per Regioni”. Ho scoperto che malgrado l’elevata concentrazione di aziende agricole per kmq in Sicilia, c’è una percentuale di vendita diretta al consumatore bassa: 23%, contro la vicina Calabria che si attesta al 64%, quasi il triplo.

aziende n x kmqclicca per ingrandire

E’ strano. Tante aziende agricole in Sicilia ma la maggior parte non vende direttamente al consumatore, diversamente da quanto avviene nella vicina Calabria.

La consultazione di dati online, attraverso infografiche e mappe, fa comprendere tanti fenomeni. Partendo da questi dati consultati sul geoportale Istat, sarebbe interessante e utile capire perchè i 3/4 di queste aziende agricole siciliane non vendono direttamente al consumatore, in una terra di 5 milioni di persone!!!

La guerra del PON-Metro cominciata è

Se ne sente parlare da qualche tempo, ma se ne sa ben poco. L’articolo PON Metro: politiche d’innovazione e di coesione territoriale del buon Ciccio Mannino getta un po di luce su questo oggetto misterioso.

Innanzitutto, il PON Metro è un programma operativo dedicato alle Città Metropolitane. Le 14 città metropolitane individuate dal Governo nel 2014 sono Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria, Cagliari, Catania, Messina e Palermo. Ha lo scopo di individuare e implementare soluzioni alle criticità che accomunano tutte le suddette aree metropolitane, nel perseguimento della strategia dell’Unione Europea per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e al raggiungimento della coesione economica, sociale e territoriale. Difatti, tutto l’intero budget stanziato per questo programma, che ammonta a 588.075.000 euro, insiste su fondi comunitari.

A mio avviso, abbiamo il dovere di lavorare affinchè questi fondi e i progetti via via proposti e finanziati con questi vengano gestiti in maniera trasparente, efficace ma soprattutto partecipata (sempre nell’articolo di Mannino vi sono riferimenti all’importante ruolo delle associazioni in questo programma).

A questo fine, ho identificato le seguenti azioni da portare avanti:

  1. tracciare i fondi dalla sorgente (UE) fino a quando vengono spesi per finanziare i progetti al fine incidere sui bandi che verrano emessi e di capire le motivazioni di eventuali ritardi nell’emissione;
  2. intercettare e pubblicizzare tutti i bandi che vengono via via emessi su questa linea di finanziamento;
  3. monitorare l’effettiva implementazione dei progetti.

Per realizzare queste attività c’è bsogno di esperti, penso ad esempio agli amici di monithon. Ma ovviamente, come le formiche (o le api, se preferite) se una moltitudine di persone decidesse di unire le forze potremmo raggiungere facilmente il risultato.

Il primo passo è quello di contarci per poi organizzarci. Per cui vi chiedo, nel caso in cui abbiate voglia di partecipare, di lasciare un commento a questo thread magari indicando le vostre competenze.

Sia chiaro che qui tutti abbiamo una vita intensa, per cui lo sforzo richiesto ad ognuno sarà minimo, ma si richiede comunque una certa costanza e serietà.

per cui … Adelante!

Settima Tappa dell’Open Data Tour – SimpleMachines

Il 20 Maggio 2015 si è tenuta la settima tappa dell’Open Data Tour nella suggestiva cornice di Palazzo Beneventano a Catania, sede operativa di SimpleMachines. SimpleMachines è una delle organizzazioni più attive in Sicilia nell’ambito del Free Software, ricordiamo ad esempio che è stata tra le principali organizzatrici dell’ultima venuta di Richard Stallman a Catania. Si occupa principalmente della realizzazione di progetti software e hardware liberi.

Eccezionalmente, è stato girato anche un video che documenta il mio intervento.

Di fronte ad una platea ricca di attivisti e associazioni presenti sul territorio, tutti già ben informatizzati, ho avuto modo di approfondire le differenze tra trasparenza e Open Data e come gli Open Data costituiscano una pratica per la piena di riappropriazione del patrimonio informativo pubblico. Ho avuto modo di illustrare alcune delle attività portate avanti da Open Data Sicilia e di esaminare il portale open data del comune di Catania.

Ci lasciamo dopo un intenso lavoro con la promessa di rivederci e di instaurare collaborazioni fattive con tutti i presenti.

#iovotopendata alle Elezioni del 31 Maggio

Il 31 maggio 2015 molte amministrazioni (non solo) siciliane andranno al voto: candidati consiglieri e sindaci stanno facendo campagna elettorale in questi giorni. Da quanto leggiamo però sembrerebbe che la parola “OpenData” non sia all’ordine del giorno nei loro programmi, così un gruppo di attivisti di questa comunità ha deciso di provare a chiedere ai candidati di sottoscrivere un impegno sul tema degli OpenData.
Tutti possono partecipare semplicemente sottoscrivendo un impegno al seguente indirizzo.

ivotoopendata

Se invece vuoi dare una mano, puoi farlo anche semplicemente condividendo questo tweet.

Flussi Turistici e fruizione dei beni culturali a Catania dal 2012 al 2013

Una visione di insieme, analizzando i dati riguardanti i flussi turistici e la fruizione dei beni culturali, nello specifico a Catania nel biennio 2012-2013, può permettere, in attesa dei dati del 2014 in merito al settore turistico, di analizzare quali eventuali aspetti porre in luce per migliorare la sinergia fra questi due rami e trovare soluzioni più appetibili ai fruitori per i prossimi anni.

Secondo i dati elaborati e forniti dall’Osservatorio Turistico della Regione Siciliana  riguardo i flussi turistici a Catania, nel biennio indicato, si riscontra un lievissimo aumento dal 2012 al 2013 riguardo gli arrivi  (+0,02%) e un trend negativo riguardo le presenze (-3,57), questo vuol dire che il numero di turisti che pernottano nelle strutture ricettive è sceso e la città è preferita come meta di passaggio. Quindi, potrebbe seguire la domanda: Come incentivarne la permanenza?

flussi turistici ct 12-13

Su arrivi, presenze, e permanenza media nelle strutture ricettive,  dai dati emerge che il trend dei turisti italiani sia sceso in un anno riguardo gli arrivi del 7,2% e le presenze del 12,4%. La permanenza media è di circa due giorni e mezzo. Nello specifico la permanenza presso strutture ricettive extra alberghiere è più diffusa rispetto agli esercizi alberghieri. Quest’ultimo trend di preferenza si conferma per i turisti stranieri, che invece sembrano gradire la città etnea. Infatti a livello di arrivi si riscontra un +13,4% e +10,3 % delle presenze nel 2013. Ma in totale fra italiani e stranieri nel 2013 le presenze sono diminuite, rispetto all’anno precedente,  -3,6%. Domanda: Cosa si aspettano i turisti italiani dalla città di Catania, cosa cercano?

arrivi e presenze a ct. im.

 

Riguardo la capacità ricettiva nel biennio in esame, + 2.9% numero di esercizi alberghieri, e +3,8 posti letto.  L’impennata maggiore si riscontra negli esercizi extralberghieri +9,4% numero di esercizi, e posti letto +6,1.

alberghi.ct.

I beni nell’area catanese presi in esame dall’Assessorato ai Beni Culturali e dell’Identità Siciliana sono: Casa Verga, Teatro romano ed Odeon, Museo di Adrano, a Mineo l’area archeologica di Palikè, a Caltagirone il museo della ceramica, e ad Aci Catena l’Area archeologica di Santa Venera al Pozzo.

I fruitori nel 2012 sono stati 78334 mentre nel 2013 sono scesi a 68524 (-12,52%.  Nel 2013 sono diminuiti i fruitori gratuiti -20,34%, i paganti dello 0,11 %.  L’area archeologica di Palikè, nel 2013, è stata resa ad ingresso gratuito. Gli incassi sono aumentati del 14,19%, da euro 121622 del 2012 a euro 138822 del 2013. Sono diminuiti i fruitori in tutte le aree sopracitate eccetto che nell’Area di Santa Venera al Pozzo dove sono passati da 789 a 1820 e Casa verga, in lieve aumento da 10269 a 11216. Qui, invece, non c’è una domanda. Ma una constatazione, Catania è seconda per beni di epoca romana solo a Roma!

Catania.Fruizione beni culturali.

 

 

Invito all’Open Data Tour

Riporto un articolo scritto da Carmen Russo in occasione della prossima tappa dell’Open Data Tour. L’articolo riporta una descrizione sintetica della situazione degli Open Data in Italia e del movimento Open Data, e alcune mie intime riflessioni sulle reali motivazioni che mi hanno spinto ad avvicinarmi a questo tema e ad intraprendere il Tour. Riporto alcuni riferimenti al Tour e ricordo che chiunque, nella città di Catania, può ospitare una tappa del Tour, basta chiedere:

  1. Articolo originale sul blog dei Digital Champions
  2. Sito dell’Open Data Tour Catania
  3. Pagina Facebook del Tour
  4. Registrazione per l’evento al fablab

Al Fablab Catania arriva l’Open Data Tour Sicilia (2 champion e 5 motivi per non mancare)
di Carmen Russo

Martedì 21 aprile il Fablab Catania ospita una tappa del Open Data Tour Sicilia. Oltre me saranno presenti altri digital champions siciliani che si sono interessati ai dati Open. Abbiamo creato un evento su Facebook, una pagina sul sito e i biglietti gratuiti su Eventbrite.
Ecco 5 motivi per non mancare all’appuntamento

1. E’ gratis

2. E’ una occasione per vedere da vicino una stampante 3D e conoscere il team di Fablab di Catania

3. E’ un’occasione di networking con maker e innovatori

4. Possono nascere nuove idee digitali

5. E’ l’occasione di conoscere la Community Spaghetti Open Data.

Tutto nasce al raduno annuale Spaghetti Open Data SOD14. Oggi in tutta Italia l’importanza della trasparenza e la cultura degli Open Data si diffondono in modo crescente:

1. Con L’International Open data Day lo scorso 21 febbraio ben 11 amministrazioni italiane si sono confrontate sul tema

2. Gli Open Data con il progetto amici di A Scuola di OpenCoesione sono entrati nelle scuole,

3. Alcune università lungimiranti hanno introdotto il tema nella programmazione didattica (come ad esempio a Reggio Calabria il Master “Data intelligente per la Pa”).

Eppure la cultura della trasparenza ancora non ha attecchito, un recente sondaggio nazionale stima che solo il 7% della popolazione italiana sa cosa sono gli Open Data. Così, per diffondere la cultura della trasparenza e ridurre il digital divide, parte l’Opendata Tour.

Il 21 aprile al Fablab di Catania c’è un workshop gratuito su Open Data a cura di Cristiano Longo, Digital Champion di Catania, che a proposito ha sottolineato: «Già da molti anni mi occupavo, in ambito accademico e industriale, di Semantic Web, Linked Open Data e, più in generale, protocolli per il Web. Avevo quindi ben chiaro come i processi di standardizzazione potessero favorire lo sviluppo tecnologico, una sana competizione sul mercato, l’accesso all’Informazione e la circolazione del libero pensiero.

Tuttavia – ha aggiunto – proprio a Spaghetti Open Data mi resi conto di quello che stava succedendo in Italia: centinaia di attivisti erano al lavoro per liberare e valorizzare i dati del patrimonio informativo pubblico, molti enti e pubbliche amministrazioni avevano già iniziato un percorso di apertura, il Governo e l’Europa spingevano in questa direzione. Inoltre, in altri paesi questa rivoluzione si era già compiuta ed il diritto di Libertà di Informazione (Freedom of Information) contemplava, tra l’altro, che i dati fossero accessibili come Open Data, ossia liberamente fruibili, riutilizzabili e forniti attraverso tecnologie che ne permettessero l’elaborazione.

Fu così – ha detto ancora Cristiano Longo – che da studioso diventai attivista ed iniziai a dare un contributo più concreto alla promozione e valorizzazione degli Open Data. Successero molte cose che mi videro coinvolto nei mesi successivi: incontri con le istituzioni, realizzazione di strumenti generici per la fruizione di dati aperti, piccoli lavori per aumentare la fruibilità di alcuni dati rilasciati (ad esempio, beni confiscati alla mafia), eventi e conferenze.

Nel frattempo il movimento Open Data in Sicilia diventava sempre più vigoroso e otteneva risultati: molte Pubbliche Amministrazioni e aziende municipalizzate liberavano i propri dati e molti comuni si dotavano di linee guida per gli Open Data.

Nel frattempo la città viveva un impeto di rinascita: le associazioni culturali riprendevano a pieno ritmo le proprie attività, ci si riappropriava di spazi comuni e abbandonati che diventavano centri di aggregazione e sviluppo sociale, si tornava a vivere i quartieri degradati che venivano rivitalizzati e aperti dagli abitanti stessi, nuovi modelli di gestione dei beni comuni venivano studiati e proposti.

Mesi di entusiasmo e passione. Ma, come sempre succede in questi casi, arrivò il momento dei dubbi. Quali sono le ricadute nel mondo reale delle attività di liberazione dei dati? Porteranno un miglioramento nella vita delle persone, soprattutto dei più deboli? Gli Open Data delle Pubbliche Amministrazioni permettono di certo di effettuare analisi in grado di far emergere casi di corruzione e sprechi.

Ad esempio, è sufficiente comparare il bilancio del proprio comune con quelli di comuni analoghi per rilevare eventuali anomalie in alcune voci di spesa. Inoltre, le pratiche di apertura dei dati intrinsecamente spingono e motivano i dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni a svolgere al meglio il proprio lavoro e a gestire in maniera efficiente dati e processi.

La disponibilità dei dati permette a chi ha voglia e capacità di mettere su in breve tempo servizi informatici da offrire ai cittadini (ad esempio, applicazioni per dispositivi mobili legate ai trasporti), favorendo quindi la creazione di nuova impresa. Nel mondo svariate imprese erano nate grazie al rilascio di dati aperti dei governi, ma in sè la creazione di una impresa non è un valore per la società, se non nella misura in cui ciò che produce è utile. Molte inchieste giornalistiche erano state realizzate partendo da dati aperti, ma quante di queste avevano realmente inciso sulle decisioni dei governanti?

Noi tecnici tendiamo a dimenticare che l’informatica non ha un valore in sé, ma può svolgere un importante ruolo abilitante per processi e attività solo se applicata ad altri campi di azione. Allo stesso modo, i dati non hanno un valore intrinseco, ma lo acquistano nella misura in cui vengono utilizzati in attività che hanno ricadute nel mondo reale. In altre parole, un informatico è una scatola vuota finché non si affianca e non si mette al servizio di altri in grado di produrre valore. E le pratiche di liberazione di dati sono solo un tassello, importante, all’interno di processi di innovazione sociale ed economica.

Era giunto il momento di tornare nel mondo reale e cercare sinergie con quelli che ogni giorno si impegnano a migliorare il mondo che li circonda. Di scendere in strada e andare a far visita a chi era in grado o aveva voglia di fare cose concrete. Di dire a queste persone: noi del movimento Open Data siamo qui, i dati ci sono pure o possiamo lavorare insieme per liberarli, cosa possiamo fare per aiutarvi? Quale può essere il nostro ruolo nei processi di innovazione e nelle piccole attività che portate avanti quotidianamente? Gli Open Data possono abilitarne di nuovi?»

E’ nato così l’Open Data Tour e tutti sono invitati a partecipare.