Opendatafest 2017 a Caltanissetta, il report di 3 giorni di lavori

 

 

 

 

 

 

Le comunità di Opendatasicilia e Spaghetti Open Data hanno dato vita a questo report sui lavori della 3 giorni di incontri dell’opendatafest a Caltanissetta (2-4 giugno 2017).

I materiali mostrati nelle giornate sono disponibili su http://opendatafest.it 

Abbiamo pubblicato le slide  delle presentazioni mostrate al raduno direttamente nel sito opendatafest.it, all’interno del programma: dopo i titoli degli interventi e delle sessioni c’è una voce “| SLIDE” che permette di visualizzare i materiali. 

In questo post elenchiamo alcuni dei momenti del raduno e delle presentazioni (fai riferimento al programma per un quadro completo).

Venerdì mattina

Dibattito di inizio dei lavori

Chi: Alberto Cottica, Matteo Brunati, Andrea Borruso, Cristiano Longo

Di cosa si è discusso, in ordine sparso:

  • Curarsi delle comunità costa, è necessario rendersene conto
  • Scelta di strumenti che permettano di dare un lascito, serve dare continuità alle comunità
  • Fase storica sugli Open Data: forse stiamo vivendo la fase adolescenziale, siamo stanchi
  • Serve collegarsi alle altre comunità del mondo Openness
  • Trovare modi per far convogliare i vari temi crosscomunità, pur mantenendo le varie identità, forse è utile una Woodstock dell’Openness, sta nascendo un evento a cui ci hanno chiesto un parere e un contributo, che intende provarci nel 2018
  • Comunità locali: necessitano di credibilità per incidere nel territorio, serve dare il buon esempio
  • Serve documentare tutto, necessari incontri fisici e online
  • Non siamo da soli, non dobbiamo chiuderci in noi stessi, serve aiutare il ricambio e allargare includendo
  • Per coinvolgere altri è necessario uscire dal linguaggio da iniziati
  • La tecnologia è funzionale, un mezzo, da soli si fa poco: necessario coltivare i rapporti umani per creare cose nuove
  • Quando un cittadino inizia a produrre valore, mette in discussione lo status quo
  • Bisogna decidere come partecipare alle azioni di governo, capire come relazionarsi all’EU, bisogna rompere le scatole in modo costruttivo, come comunità
  • Il civic hacker è troppo solo, devi avere persone intorno per restare motivato
  • Serve decidere come comportarsi con le altre comunità
  • Lancio del progetto civichacking.it

Dettagli sull’evento delle comunità dell’Openness in costruzione 2018

A quanto pare l’esigenza di connettere comunità che lavorano e sono appassionate di temi affini, non è solo una sensazione di pochi: parliamo di tutte quelle comunità che in qualche forma supportano e discutono di libertà digitali (Openness in senso lato, Open Source, Free Software, Open Content e beni comuni digitali).

Assieme a Roberto Guido (presidente di Italian Linux Society – ILS), che ci ha cercato qualche settimana prima del raduno, abbiamo iniziato a ragionare su un evento unico, che riunisca molte comunità nello stesso luogo e negli stessi giorni, mantenendo ognuna separata nella gestione dei propri eventi. Per iniziare può bastare essere tutti nello stesso luogo, simultaneamente: è un inizio.

Alcuni appunti condivisi: https://etherpad.net/p/proposta-os-conf-ita

Civic hacking: comunità informali, prototipi e Open Data: il libro

Il libro nasce dall’esigenza di capire cos’è il civic hacking concretamente nel contesto italiano, uscendo dal gergo per iniziati. A partire dalle esperienze reali dei civic hacker, che collaborano per trovare soluzioni creative a sfide sociali concrete, allarghiamo lo sguardo per analizzare il rapporto tra Open Data, prototipi, comunità informali e modi di sfruttare le zone grigie (quelle opportunità inaspettate che si creano a volte).

Interessa ovviamente i civic hacker. Interessa anche i maker, gli appassionati di openness e chiunque senta l’esigenza di mettere le mani “in pasta”.  

Raccontiamo anche le nostre esperienze dirette all’interno della comunità di Spaghetti Open Data per mostrare il potenziale e la fatica di quello che si può fare.

Persone, storie, Open Data, prototipi: tutto questo per noi è civic hacking. Non solo tecnologia, ma un modo per scardinare vecchie abitudini, un modo per riprendersi il proprio ruolo di cittadini, un modo per risolvere problemi.

Fino al 31/7 h.22 CEST, puoi inviare un tuo contributo. Per dettagli fai riferimento al sito http://civichacking.it/#contributi.

Dal primo agosto partirà una campagna di crowdfunding: se ti interessa, lascia pure la tua email qui http://eepurl.com/cQ15nX.

L’annuncio del portale regionale siciliano sui dati aperti

A sorpresa è venuto a seguire i lavori della mattina Enzo Lo Piccolo, webmaster della Regione Siciliana. Ha chiesto la parola per pochi minuti e ha fatto un annuncio: nelle prossime settimane (tra fine giugno e inizio luglio) verrà lanciato il portale regionale siciliano sui dati aperti. Sarà basato su CKAN e DCAT-AP_IT compliant.

Ha chiesto alla comunità – a lancio effettuato – di “dargli una mano”, sia nelle critica che nella proposta e ha dato comunicazione di un indirizzo email dedicato opendata@regione.sicilia.it. E noi gli abbiamo chiesto di iscriversi alle nostre mailing list.

È stato un momento molto informale e concreto, che ci fa essere ottimisti. Per la Sicilia è sicuramente una bella notizia ed è stato un piacere che #ODFest17 sia stato “stimolante”.

Le presentazioni del venerdì pomeriggio

Proposte di elaborazione di Dati Aperti dagli studenti di Informatica dell’Università di Palermo

Tre studenti del corso di laurea in Informatica dell’Università degli studi di Palermo, hanno presentato i progetti realizzati per l’esame della materia “Tecniche per la gestione degli Open Data”, curato da Davide Taibi del CNR di Palermo (http://offweb.unipa.it/offweb/public/corso/dettaglioInsegnamento.seam;jsessionid=FB17C3274CB9C25A07D58E8A68988D26?oidCurriculum=17137&oidInsegnamento=111202&cid=123461). I progetti che gli studenti devono realizzare per superare l’esame della materia hanno tre caratteristiche fondamentali: a) i dati da elaborare devono provenire da diverse fonti (anche generati da sensori) ed essere in diversi formati; b) i dati acquisiti devono essere elaborati mediante processi di pulizia e armonizzazione delle strutture dati; c) i dati elaborati devono essere resi disponibili all’esterno mediante API e in un formato aperto con un livello pari a 5, possono essere riusate ontologie esistenti o è possibile creare nuove ontologie per modellare il dominio di conoscenza specifico. Infine, i dati prodotti devono essere alla base della realizzazione di applicazioni come: bot telegram, web application, o applicazioni per dispositivi mobili.

Nello specifico gli studenti che hanno partecipato all’OpenDataFest17 hanno presentato:    

  • Un portale che aggrega gli eventi culturali che si svolgono nella città di Palermo di Vincenzo Cimino, https://raw.githubusercontent.com/VickPix/aggregatore-eventi/master/slides/Aggregatore_eventi_Vincenzo_Cimino.pdf. I dati vengono acquisiti mediante scraping di alcuni blog palermitani, e dal portale dell’Università di Palermo; e vengono armonizzati in una struttura dati comune che viene utilizzata per alimentare un portale in cui vengono visualizzati gli eventi mediante una interfaccia semplice, facile e comoda. Per modellare gli eventi e le loro caratteristiche è stato utilizzato schema.org. L’estrazione dei dati relativi agli eventi in formato JSON-LD è stata implementata attraverso API. L’applicazione è disponibile qui (http://portale-eventi.firebaseapp.com).
  • Una stazione meteo autocostruita e la relativa piattaforma di gestione dei dati in rete di Riccardo La Grassa https://github.com/pulsar2468/Owd/blob/master/OpenDay2017.pdf. Sono state fornite indicazioni per la costruzione della stazione meteo. Molto interessante è stata la descrizione relativa alla costruzione dell’anemometro, realizzato a basso costo con materiali riciclati. I dati raccolti dalla stazione vengono elaborati da un server centrale alle quali le stazioni meteo possono registrarsi attraverso un TOKEN. Il server centrale fornisce le visualizzazioni dei dati acquisiti e consente l’esportazione dei dati in formato aperto a cinque stelle. In questo caso è stata riutilizzata una ontologia specifica per la modellazione dei dati provenienti dai sensori.  
  • Una piattaforma di visualizzazione per infografiche relative a dati georeferenziati di Tommaso NIcosia (http://opendatafest.it/presentazioni/TommasoNicosia-OpenData-framework-sviluppo.pdf). In questa piattaforma i dati provenienti dalle segnalazioni della polizia municipale del comune di Palermo, e i dati provenienti da Waze relativi al traffico cittadino vengono aggregati e visualizzati su mappa. Un prototipo è disponibile qui (http://neuron4web.palermo.enea.it/opendata/_trafficendpoint). Uno SPARQL endpoint si occupa di gestire le query che vengono effettuate sui dati rappresentati in RDF. I dati forniti possono avere diversi settori di applicazione. Ad esempio tali dati possono guidare le scelte dei percorsi per raggiungere punti critici della città come ad esempio i presidi ospedalieri. L’unione di queste informazioni con, ad esempio, i dati relativi alle file dei pronto soccorso della città potrebbero supportare (nell’eventualità in cui non ci siano casi che necessitano cure immediate) la scelta del pronto soccorso in maniera più efficiente in termini di pazienti in attesa, traffico nelle strade ed eventi particolari come manifestazioni e lavori in corso.    

Non fidarsi più dell’ennesima agenda: servono uno o più progetti di civic hacking [Forum OGP]

Durante il dibattito mattutino sono emersi alcuni elementi sparsi legati soprattutto al ruolo di realtà come SOD o gruppi locali come Opendata Sicilia rispetto a forum di questo tipo, ancor di più in merito al tipo di intervento e interessi da mettere sul piatto.

Durante la sessione pomeridiana siamo andati maggiormente nel dettaglio di un processo complesso, costoso e con un ritorno difficile da valutare per la società civile. Lo scopo è stato quello di condividere un vissuto di un anno, focalizzato a spiegare dove siamo ora, specie in merito alle proposte/domande presentate al ministro Madia durante l’ultimo evento in plenaria dell’8 maggio scorso.

Una delle azioni nate nei giorni del raduno e condivise con i presenti ha poi generato questa richiesta formale alla squadra OGP Italy, che abbiamo condiviso in questo thread:

https://groups.google.com/d/msg/spaghettiopendata/uslQ2CTqqiM/M1rM7uaIAQAJ

Abbiamo scelto di dare maggior visibilità a questa proposta pubblicandola anche nei rispettivi luoghi digitali:

  1. http://www.spaghettiopendata.org/blog/matteo-brunati/open-government-partnership-andare-oltre-lagenda
  2. http://blog.openpolis.it/2017/06/13/open-government-partnership-andare-oltre-lagenda/15616
  3. http://blog.ondata.it/open-government-partnership-andare-oltre-lagenda/
  4. https://it.okfn.org/2017/06/13/open-government-partnership-andare-oltre-lagenda/

Incoraggiare la partecipazione attiva dei giovani alla vita democratica con YouthMetre

Caterina Impastato ha presentato YouthMetre, iniziativa che nasce per incoraggiare la partecipazione attiva dei giovani alla vita democratica.  Ecco le slide (Prezi) dell’intervento: uno degli elementi più interessanti è la piattaforma e i dati che aggrega, uno degli argomenti che è stato oggetto di alcune domande da parte dei presenti.

Il progetto Ricostruzione Trasparente

Alessio Cimarelli, rappresentante dell’associazione onData, ha presentato e discusso il progetto Ricostruzione Trasparente. Ecco le slide dell’intervento.

Civic Hackathon[s]

Creazione del GTFS di Caltanissetta

GTFS

Nelle prime ore di lavoro il gruppo di lavoro ha “sbattuto” con un ostacolo inatteso: i dati sulle rotte e sulle fermate erano incompleti o errati. Per fortuna, durante la giornata, è venuta a trovarci la Titolare dell’Azienda che gestisce i trasporti locali su gomma (SCAT) e siamo riusciti a produrre dei dati corretti sulla linea 3 (uno speciale grazie a Cesare Gerbino che è stato come sempre molto disponibile e puntuale).

Compresa l’impossibilità di avere delle info in giornata sui dati di base, ci siamo messi come obiettivo quello di costruire una procedura che consentisse di produrre un GTFS a partire dai dati forniti della SCAT e di verficarne la validità.

Davide Galletti ha creato uno script python, che a partire dalle info sulle fermate, e dalla timetable fornita da SCAT (che è abbastanza generica), produce i file secondo standard GTFS su rotte, corse e orari (routes.txt, trips.txt e stop_times.txt).

Abbiamo testato lo script con un set completo di dati (i file .txt presenti qui) usando il FeedValidator “ufficiale” e il file GTFS è risultato validato (con diversi warning che indicano la necessità di fare un altro check sui dati di base).

In conclusione:

  • Sarà necessario avere i dati geografici di base corretti e completi per tutte le linee. Giuseppe La Mensa, insieme al personale di SCAT, sarà in prima linea a occuparsene;
  • Con il set di dati completo, faremo delle modifiche e ovviamente dei test sullo script di creazione del file GTFS;
  • Documenteremo il tutto in modo da rendere autonoma la SCAT nella produzione del file GTFS e per potere replicare il processo anche in altri piccoli comuni.

GTFS + LOD

A valle del lavoro sul GTFS, è stato fatto un esperimento (Francesco Marchitelli, featuring Marco Brandizi) aggregando i dati del file GTFS di Lecce con dati provenienti dalla Linked Open Data cloud, per mostrare alcuni dei vantaggi nell’usare i Linked Data. Dopo aver convertito il file GTFS in RDF, sono stati inseriti gli eventi presenti a Lecce e caricato tutto quanto in un triple store. A questo punto è stata fatta una query di esempio che mostra i dettagli di un concerto organizzato al castello, con le informazioni correlate delle fermate dei bus che si trovano nelle vicinanze.

Il materiale si trova in questa cartella.

Un’analisi di rete dei finanziamenti europei alla ricerca

La sessione di Alberto era tosta, specie per quelli che non hanno partecipato al lavoro degli anni precedenti: Alberto ha raccontato i dettagli e la storia di questa proposta nella descrizione di questa sessione.

Purtroppo non è riuscita ad essere presente Baya Remaoun (andata via durante il pomeriggio del venerdì): alcune delle domande emerse sui dati CORDIS avrebbero avuto una risposta veloce, probabilmente.

Infatti una delle sfide per chi curiosa in dati che non conosce è riuscire a comprenderli con facilità.

Sono domande che porremo a Baya e alla squadra che gestisce la pubblicazione dei dati CORDIS nelle prossime settimane.

Altre domande hanno trovato risposta però: i risultati e la documentazione relativa al lavoro fatto si trovano in questa cartella del repo. C’è anche la presentazione (in formato Keynote) mostrata da Alberto e le immagini correlate (cartella).

Realizzare un elenco machine-readable di Albi POP

Nei giorni precedenti avevamo deciso di unificare i nostri hackathon entrambi relativi ad Albo POP, riconoscendo come la creazione di un elenco processabile dalle macchine di albi POP fosse un passo importante per molteplici attività, non ultima quella di creare aggregatori di albi. Per questo motivo, con l’aiuto e l’esperienza di Francesca Gleria abbiamo deciso di iniziare definendo un formato per la rappresentazione di albi POP.

Siamo partiti dal vocabolario del web semantico DCAT, raccomandazione W3C per la rappresentazione di dataset. L’albo POP è infatti null’altro che una rappresentazione, in formato RSS, del dataset degli avvisi di una pubblica amministrazione.

Abbiamo esaminato quindi la specializzazione di DCAT realizzata per le pubbliche amministrazioni italiane dcat_ap_it e la abbiamo applicata al nostro caso particolare. La peculiarità di albo POP è che il feed RSS viene generato a partire da una pagina web e il detentore dei dati (la pubblica amministrazione titolare dell’albo) non ha alcuna relazione con chi realizza e tiene su il servizio di albo pop. Inoltre, abbiamo tenuto in considerazione le specifiche RSS per albo pop.

Il lavoro ha generato un tutorial per pubblicare in DCAT_ap_it un elenco di albi pop, (che ci ripromettiamo di completare nei prossimi giorni.

Le informazioni originali sui dataset presenti nel catalogo in formato DCAT sono comunque rappresentabili in prima battuta con una semplice tabella. Abbiamo quindi strutturato opportunamente un Google Spreadsheet condiviso affinché fosse la base di partenza per la generazione automatica del file di catalogo, ma anche la sorgente dati di una visualizzazione web nello stile di Petrusino. L’idea è di alimentare il foglio mediante un form on-line e collegare ad esso uno script che lo traduca nel formato DCAT e una visualizzazione web che permetta di navigarlo.

FormAzione

Vocabolari, metadati: uno sguardo nel dettaglio

Al posto di una presentazione vera e propria c’è stata una discussione, guidata da queste slide.

Un’introduzione a Elasticsearch

Alessio Cimarelli ha tenuto una lezione introduttiva al database e motore di ricerca Elasticsearch, discutendone caratteristiche e potenzialità a partire dai dati live del progetto Ricostruzione Trasparente. Ecco le slide.

Varie

La proposta di Massimo Zotti: tradurre i videotutorial del progetto Copernicus

https://www.youtube.com/watch?v=KWeS1-TDy-0

Ringraziamenti e scuse

La vita dell’OpenDataFest17 è stata semplice e comoda. Un sentito grazie a:

  • Giuseppe La Mensa che ha coordinato tutto il prima, durante e dopo della logistica e i contatti con il sistema di accoglienza locali;
  • Erika Marconato che ha creato l’apprezzato communication kit (usato poi per magliette, banner, sito, social, ecc.. ), gestito la comunicazione su #ODFest17, raccolto le donazioni per le magliette, partecipato al gruppo di lavoro per la definizione di queste tre giornate;
  • Matteo Brunati che ha dato forma a questo raduno con diverse idee e spunti stimolanti, creato il wiki per il raduno, editato il sito e per essere stato Matteo Brunati;
  • Andrea Borruso che mostra a tutti noi come essere delle persone migliori;
  • Il Comune di Caltanissetta che, grazie alla sensibilità verso i temi del digitale innovativo dell’amministrazione Ruvolo, ha contribuito alle spese organizzative dell’evento.

Chiediamo scusa ad Alessandro Capezzuoli, per non essere riusciti a tenere al meglio i tempi del venerdì pomeriggio e non avere avuto l’opportunità di ascoltare la sua relazione dal titolo Professioni e orientamento: dagli open data al mercato del lavoro.

STORIFY

Disponibile uno storify ( a cura di Erika Marconato) che può dare un’idea di quello che abbiamo combinato: https://storify.com/ErikaMarconato/opendatafest2017

OPENDATAFEST 2017, Caltanissetta 2-4 giugno 2017, #ODFest17

#ODFest17

Dal 2 al 4 giugno 2017 a Caltanissetta si terranno iniziative per conoscere il mondo dei dati e per stimolare la conoscenza aperta, incontrare persone che se ne interessano, condividere esperienze e costruire prototipi insieme. Quest’anno si tratta di un evento organizzato dalle comunità Open Data Sicilia e Spaghetti Open Data.

Un portale informativo è già stato redatto http://opendatafest.it/ e contiene le informazioni utili per coloro che intendono partecipare, non solo come uditori, ma anche come relatori.

Questa mappa illustra i siti dove si terranno gli eventi, i punti di riferimento del trasporto pubblico locale e i siti per il pernottamento.

Ecco alcuni alcuni temi che saranno approfonditi al raduno (ma non sono necessariamente solo questi):

  • pratiche e metodi di trasparenza;
  • i dati della amministrazione aperta;
  • la condivisione dei dati aperti e il loro riuso;
  • i dati aperti per comprendere meglio la realtà e come supporto alle decisioni;
  • fare impresa con i dati aperti (casi di business basati sugli Open Data);
  • l’impatto sulla società dei dati aperti;
  • il trattamento dei dati, l’analisi e la loro visualizzazione;
  • metadati, ontologie e approcci semantici;
  • raccontare il territorio a partire dai dati;
  • strumenti hardware e software per la raccolta e la condivisione di dati aperti.

I tre giorni avranno questa struttura:

  1. venerdì 2 giugno: la giornata è divisa in due parti:
    • mattina: terremo una conferenza in cui aggiornarci a vicenda sulle cose più importanti che sono successe nell’ultimo anno nel mondo degli Open Data;
    • pomeriggio: ci saranno delle sessioni parallele sui temi che arriveranno dalle proposte che faranno i partecipanti stessi, come per i BarCamp (per chi li conoscesse).
  2. sabato 3 giugno faremo un Civic Hackathon: produrremo insieme qualcosa di concreto. A differenza degli hackathon “normali”, il civic hackathon non si concentra solo sulla produzione di software, ma anche su analisi di leggi e normative o azioni di monitoraggio civico. Qualunque persona interessata al tema può esserne protagonista, anche se non sa programmare. Anche in questo caso, l’ambito e le possibili sfide da affrontare saranno frutto di quelle proposte che arriveranno dai partecipanti stessi;
  3. domenica 4 giugno faremo una giornata di formazione per la comunità. Sarà accessibile anche a principianti assoluti: il suo obiettivo è rendere tutti in grado di “fare delle cose con i dati” – una cosa molto pratica, insomma. Come per il sabato, anche in questo caso le proposte emergono direttamente dal basso.

E’ forse l’iniziativa civica sui dati aperti più interessante d’Italia del 2017, perché realizzata da persone che dentro o fuori le pubbliche amministrazioni sono accomunate dalla passione e consapevolezza dell’importanza della conoscenza condivisa.

Partecipa all’OPENDATAFEST 2017

Se partecipi puoi anche farlo sapere aggiornando la cover del tuo profilo Twitter o di Facebook:


(foto in alto di Lillo Miccichè)

Su Trasparenza, Partecipazione e Open Data a Palermo

Riporto le mie riflessioni relative alla partecipazione ai due eventi organizzati dal Comune di Palermo – la “riunione del team Open Data“, l’11 dicembre, e la “seconda giornata della trasparenza 2015“, il 15 dicembre – e già espresse durante tali incontri.

  • Giudico positivo che questi eventi ci siano e siano stati aperti alla partecipazione di tutti anche se, sicuramente, può essere migliorata la comunicazione in anticipo dell’evento (che per la riunione del team Open Data non ha funzionato molto) e, soprattutto, la modalità di partecipazione: nell’era di internet e dei social media, un incontro, come quello sulla trasparenza in aula consiliare, nella mattina di un martedì, necessariamente crea difficoltà a chi lavora o è altrimenti impegnato, mentre altre modalità di partecipazione, quali  trasmissione attraverso webinar (con possibilità di intervenire in chat) o uso dei social media, sicuramente, consentirebbe di avere una platea più vasta, soprattutto per quanto riguarda i cittadini o le associazioni di cittadinanza attiva.
  • E’ stato fatto notare che la partecipazione della cittadinanza è risultata limitata (in entrambi gli eventi) con un vistoso calo di presenze nella seconda giornata della trasparenza rispetto alla prima dell’anno 2015. Ritengo che, a parte le problematiche già evidenziate nel punto precedente, c’è sicuramente una disaffezione di quella parte della cittadinanza che vuole partecipare e che è rimasta profondamente delusa dalle numerose richieste presentate all’amministrazione e rimaste inascoltate (istituzione delle consulte tematiche, conferenze cittadine sui grandi temi, pubblicazione di tutti i programmi, piani, progetti e azioni dell’amministrazione, ecc.) nonché dai tentativi ‘mal gestiti’ dell’amministrazione di realizzare iniziative in modo partecipato, quali “candidatura di Palermo a capitale della cultura” o “piano sociale”, dove tantissimi cittadini hanno partecipato e fornito contributi durante il primo incontro, ai Cantieri Culturali della Zisa, ma che non ha visto realizzare gli ulteriori passaggi partecipati previsti e utilizzare i contributi forniti, e sappiamo tutti come è andata a finire… Anche gli Electronic Town Meeting, che l’amministrazione cita spesso come esempi virtuosi di partecipazione, sembrano più un ‘esercizio di stile’ i cui risultati non si sa che fine facciano e,  sicuramente, non se ne vede nè percepisce alcun beneficio in città. Manca un’attuazione operativa delle proposte dei partecipanti e manca una comunicazione online post evento partecipativo.
  • Deve essere chiaro all’amministrazione che, per i cittadini, partecipazione significa essere informati costantemente, completamente e a tempo debito su tutto quello che essa fa e intende fare, poter intervenire con eventuali osservazioni o proposte operative, essere consultati sulle tematiche di maggior rilievo, costruire insieme le iniziative e prendere insieme le decisioni sulle questioni più importanti (grandi opere, piano regolatore, gestione rifiuti, mobilità sostenibile, riqualificazione area costiera, gestione spazi culturali, ecc.). La partecipazione effettuata dall’amministrazione si è finora limitata a un’informazione assolutamente insufficiente e incostante e ad una discussione generalista su alcune tematiche i cui effetti, o meglio, ‘non effetti’ sono stati mostrati prima. Esiste una piattaforma di partecipazione sul sito comunale, ParteciPA, che consente vari livelli dei partecipazione descritti ma che vede attivati solo alcuni forum (strade trafficate, percorso arabo-normanno, ecc.) decisi unidirezionalmente dal Comune e con un numero irrisorio di interventi. Perché non vengono attivati anche altri strumenti e strategie per realizzare una partecipazione completa ed efficace per le scelte di governo che l’Amministrazione deve compiere?
  • Deve essere chiarito, una volta per tutte, se il concetto di trasparenza che l’Amministrazione comunale ha è lo stesso di quello che hanno i cittadini. Per questi ultimi tutti i dati della pubblica amministrazione devono essere costantemnete pubblicati come dati aperti (ad esclusione, ovviamente, dei dati ‘sensibili’, quali quelli legati alla privacy o alla sicurezza come già prevede la normativa). Come descritto in precedenza, il cittadino vuol capire bene quali iniziative e decisioni sta prendendo l’amministrazione, e vuole partecipare (ovviamente nel pieno rispetto dei ruoli) in tutte le fasi, da quella di analisi, alle scelte iniziali degli scenari, a quella progettuale, fino a quella realizzativa. Le informazioni devono essere complete, costanti e facilmente accessibili. Il cittadino non deve cominciare a ‘girovagare’ per le diverse sezioni del sito web alla ricerca delle informazioni che gli interessano (e che spesso non trova), non sa che esiste la sezione ‘amministrazione trasparente’ o quella ‘open data’, tutto deve essere organizzato in modo da porre l’utente finale al centro dei servizi online del sito web. Ormai le amministrazioni pubbliche più virtuose costruiscono i siti web in maniera partecipata con le tecniche del co-desing e dello Human Centered Design. Alcune amministrazioni che hanno riorganizzato i siti in questa prospettiva sono Bologna, Firenze e le regioni Toscana e Lazio, il sito web del comune di Palermo dovrebbe solo ‘copiare’ le buone prassi già esistenti ….
  • La sezione ‘amministrazione trasparente’ del sito comunale non contiene la maggior parte delle informazioni che realmente interessano i cittadini quali piani, programmi, progetti che fanno comprendere ai cittadini cosa sta succedendo nella loro città. In particolare manca il piano strategico che sembra (se ne sente solo parlare, ma nulla online)  sia in fase di predisposizione e che è quanto mai opportuno che sia condiviso con i cittadini già in fase di stesura perché è il documento base per lo sviluppo della città. Troviamo online nel portale  Amministrazione Trasparente solo un bando per la predisposizione del Piano di Azione del Piano Strategico. Manca online anche il nuovo piano regolatore generale in formato aperto che l’Amministrazione di Palermo chiama 2.0, per il quale una forte partecipazione della città è auspicabile. Mancano i progetti delle grandi opere, quali tram e passante ferroviario che così profondamente  stanno incidendo in questa città. Auspico che queste informazioni siano pubblicate al più presto,  e non come file pdf derivanti da scansioni con impossiblità di riuso, ma come dati aperti e facilmente accessibili (in stile ‘urban center’ sul web). Auspico che i cittadini possano realmente partecipare, per es., attraverso la piattaforma ParteciPA, che era stata pensata esattamente per questo scopo, ma il cui scarso utilizzo dovrebbe indurre l’Amministrazione a riflessioni sulle strategie efficaci di coinvolgimento.  Con una piattaforma di e-participation pienamente funzionante e i principali strumenti online di interazione (webinar, Facebook, Twitter, gamification), l’Amministrazione comunale potrebbe  raccogliere contributi fondamentali dai cittadini da utilizzare nella pianificazione e progettazione operativa come avviene già in molte altre città.
  • Il “programma triennale per la trasparenza e l’integrità 2015-2017, sebbene contenga tra gli obiettivi specifici il miglioramento della qualità delle informazioni, la semplificazione dei procedimenti, l’attivazione di servizi on-line, l’Open Government come sollecitazione e agevolazione della partecipazione e coinvolgimento della collettività, il miglioramento nell’uso delle risorse e nell’erogazione dei servizi al pubblico, dal punto di vista delle azioni concrete si limita al mero adempimento del D. Lgs. 33/2013 che, ovviamente non consente , da solo, di raggiungere tali obiettivi. E’ necessario, dunque modificare il piano in modo da stabilire azioni precise e indicatori chiari per raggiungere gli obiettivi prefissati. Auspico che nel prossimo incontro sulla trasparenza non si parli più di trasparenza come solo adempimento del D.Lgs. 33/2013 (e ancora oggi per buona parte dei nostri amministratori è unicamente questo) ma nei termini più ampi e completi discussi precedentemente.
  • Le “linee guida comunali sugli Open Data avevano un cronoprogramma ben preciso che è stato per lo più disatteso. I motivi possono pur essere validi (cambio ciclico del responsabile dell’Open Data) ma non si può perdere ulteriore tempo e urge fare passi concreti in questo campo che è intimamente collegato a tutto il resto. Non si può pensare di pubblicare qualche dataset ogni tanto basandosi sulla buona volontà di pochi, bensì si deve creare un processo strutturato con adeguati applicativi gestionali in cui il dato viene creato, gestito e pubblicato tempestivamente in Open Data dai gruppi responsabili e competenti per tematiche che quindi se ne occupano per l’intero ciclo di vita, gruppi con i quali il cittadino può interagire direttamente per qualunque necessità di riuso. Occorre dunque che ogni area ed ufficio del comune di Palermo si organizzi internamente affinché standardizzi e automatizzi il processo di produzione, gestione e pubblicazione tempestiva dei dati, e stabilisca un calendario per la progressiva pubblicazione e aggiornamento di tutti i dati di propria competenza (che risultano essere ben oltre i 73 dataset attualmente censiti a seguito di un sondaggio interno). E’ necesaria un opportuna revisione del processo di produzione, agevolato anche dall’obbligatorietà della creazione dell’atto amministrativo direttamente in formato digitale a partire da agosto 2016,  ed eventuale bonifica dei dataset ‘statici’ già creati dagli uffici e che rivestono grande utilità per la collettività.

In conclusione, siamo già nel mezzo di una rivoluzione per la PA in termini di trasparenza e partecipazione, un processo fortunatamente ‘irreversibile’ che vede una spinta ‘sincronica’, sia dal basso che dall’alto, e che obbliga le amministrazioni a mettere il cittadino al centro di tutte le sue azioni e scelte e a creare una sempre maggiore collaborazione.

Dal mio punto di vista un’amministrazione ‘intelligente’ deve percorrere questa strada con decisione per evitare il rischio, come già avvenuto in passato, di dover rincorrere le norme e creare malumori al suo interno in termini di appesantimento del lavoro già svolto. Il Comune di Palermo sta facendo qualcosa in tale direzione, ma è ancora troppo frammentario e basato sulle iniziative individuali e non ha prodotto, finora, cambiamenti evidenti su questi temi fondamentali. Se l’intenzione è avviare un percorso, necessariamente a tappe ma completo, per realizzare una reale trasparenza e partecipazione allora troverà, lungo la strada, il supporto concreto e altamente qualificato dei cittadini che hanno già ampiamente dimostrato di voler collaborare attivamente attraverso, ad esempio, la forte partecipazione ai primi eventi creati dal comune, la realizzazione delle linee guida comunali sugli open data e la progettazione della piattaforma ParteciPA, tutto lavoro svolto gratuitamente e al solo scopo di rendere un servizio utile alla città. Se, invece, vorrà continuare,  come fatto finora, con il ‘minimo indispensabile’  e solo per obbligo normativo, i cittadini andranno avanti per conto loro e continueranno a fare gli innovatori apristrada e l’amministrazione perderà una grande occasione di lavoro sinergico che le sarebbe di grande aiuto per uscire una volta per tutte da quello stato di alta invivibilità cittadina che non piace nè giova ad alcuno, ma che i vari sondaggi sulla qualità della vita a Palermo mostrano, purtroppo, in modo impietoso.

ANAC e Indice PA: i dati sugli enti non tornano?

Mi trovavo a valutare l’utilità della piattaforma Public Contracts messa in piedi dal “Nexa Center for Internet & Society”. Si tratta di un servizio che traduce in Linked Open Data i dati esposti dalle pubbliche amministrazioni italiane secondo quanto prescritto dalla Legge 190/2012, che disciplina, tra l’altro, gli obblighi di trasparenza, pubblicità e diffusione delle informazioni riguardanti i bandi di gara ed i contratti pubblici. In particolare rende possibile la ricerca per stazione appaltante e per aggiudicatario.

I “dati esposti” a cui si fa riferimento, nonché fonte dei dati, sono quelli contenuti nei file xml pubblicati dalle amministrazioni e il cui URL è stato comunicato all’ANAC (Autorità Nazionale anticorruzione), come previsto dalla Legge 190/2012 all’art. 1 comma 32, e da quest’ultima reso pubblico in una tabella disponibile sul sito del Registro ANAC

Una constatazione e una domanda

Interrogando la piattaforma “Nexa Center”, digitando il nome di alcuni enti locali di mio specifico interesse, ne riscontro l’assenza. Di conseguenza ne deduco risultino assenti anche le informazioni sugli aggiudicatari dei relativi bandi e contratti. Verifico quindi che tale assenza sia riscontrabile anche alla fonte nel Registro ANAC. Da ciò mi sorge spontanea una domanda. Quanti e quali amministrazioni risultano inadempienti circa gli obblighi di comunicazione imposti in particolare dall’art. 1 comma 32 della Legge 190/2012?

Analisi

Nelle FAQ della piattaforma “Nexa Center” si legge che “al 21/05/2015, circa il 30% dei link di file xml presenti sul portale Open Data dell’ANAC sono errati o non restituiscono file validi, e circa 5000 PA sono completamente assenti sul portale Open Data ANAC”.

Chiedendomi quindi quale sia il termine di paragone che permetta di definire il numero di PA completamente assenti dal portale ANAC ipotizzo possa essere l’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA) i cui dati aperti vengono rilasciati online (in applicazione dell’art. 50 comma 1 del D.Lgs. 82/2005). Tale ipotesi mi viene confermata dal “Nexa Center” a mia specifica richiesta via e-mail. Mi prefiggo quindi di estrarre l’elenco esatto delle amministrazioni inadempienti circa la comunicazione ad ANAC. Esporto quindi il “Registro comunicazioni anno 2015 Art.1 comma 32 L.190/2012” e le “Amministrazioni” dal sito IPA. Per comparare le due banche dati considero le colonne dati presenti in entrambe: Codice Fiscale e Ragione Sociale.

Un grafico e una tabella di sintesi

Stato degli Enti Numero*
Presenti su ANAC 17961
Presenti su ANAC e in regola 8800
Presenti su ANAC ma non in regola 9159
Presenti su ANAC con stato da definire 2
Presenti su ANAC ma assenti su IPA circa 2250
Presenti su IPA 22624
Presenti su IPA ma assenti su ANAC circa 6890

* Data rilevazione 20/07/2015

Alcuni chiarimenti sulla tabella:

  • Enti presenti sul registro ANAC ed in regola: Sono gli enti che hanno comunicato l’URL della risorsa in formato xml, acquisita da ANAC, ed il cui contenuto rispetta sintatticamente le specifiche tecniche per la pubblicazione dei dati;
  • Enti presenti sul registro ANAC ma non in regola: Sono gli enti che hanno comunicato l’URL della risorsa in formato xml ma una o più risorse non sono risultate disponibili o verificabili per non conformità sintattica alle specifiche tecniche per la pubblicazione dei dati;
  • Enti presenti sul registro ANAC con stato da definire: l’accesso automatizzato alla risorsa da parte di ANAC non è stato ancora eseguito;

I dati relativi agli “Enti presenti su IPA ma assenti su ANAC” ed agli “Enti presenti su ANAC ma assenti in IPA” non sono puntuali in quanto le due banche dati non sono attualmente del tutto comparabili in virtù di errori nei codici fiscali, nelle denominazioni e comunque a causa di una differente formattazione nei contenuti dei rispettivi campi. Sarebbe quindi ulteriormente necessaria un’armonizzazione dei dati tra le due banche dati.

I risultati della ricerca

  • Il 51% degli enti presenti nel Registro ANAC nonostante abbiano comunicato l’URL del file xml non risultano aver rispettato le specifiche tecniche di pubblicazione definite dall’ANAC stessa.
  • Il numero e l’elenco esatto relativo agli enti inadempienti con riferimento alla comunicazione ad ANAC dell’URL di pubblicazione del file xml non è ottenibile semplicemente dalla differenza matematica tra i totali degli enti presenti nelle banche dati IPA  ed ANAC in virtù della presenza di enti in ANAC non elencati in IPA (circa il 12,5%) e di enti in IPA non elencati in ANAC (circa il 30%).
  • I dati incerti della presente analisi derivano dalla mancanza di univoca determinazione delle amministrazioni in entrambe le banche dati tramite un comune indicatore.
  • Le banche dati risultano incomplete tra loro non facilmente comparabili
  • Un servizio di Linked Open Data molto interessante in ottica di maggiore consapevolezza su gare e contratti ma limitato dalla precedente conclusione.

Ho riassunto la ricerca in queste slide

 

Legenda e acronimi

Acronimi
ANAC: Autorità Nazionale anticorruzione
IPA: Indice delle Pubbliche Amministrazioni

Fonti
http://dati.anticorruzione.it/L190.html
http://public-contracts.nexacenter.org
https://github.com/nexacenter/public-contracts/blob/master/FAQ.md
http://www.indicepa.gov.it/documentale/n-opendata.php

Tante aziende agricole siciliane, poche vendono direttamente al consumatore: i #dati

Il Portale GIS dell’Istat è un comodo e facile strumento online, per visualizzare dati statistici su mappa. E’ consultabile da chiunque e non richiede particolari competenze digitali. Contiene tantissimi dati preziosi a livello nazionale, regionale, provinciale e comunale. Dati su  AGRICOLTURA – FAMIGLIA – ISTRUZIONE – LAVORO – STRANIERI. Dati aggiornati al 2011, quindi anche recenti per fare analisi, comparazioni territoriali e un po di sano datajournalism.

Da siciliano ho concentrato la consultazione dei dati sul tema #AGRICOLTURA. Quindi sul menù a tendina che si trova in basso sulla pagina del portale ho selezionato livello territoriale “Regioni” e su indicatore ho selezionato prima “Agricoltura” e poi “Aziende agricole – num. per kmq per Province“.  Ho trovato per la Sicilia n. 8,54 aziende agricole per kmq di terra, un numero elevato, insieme a Calabria, Puglia e Campania, che sono le regioni con il più elevato numero di aziende agricole per kmq di superficie.

aziende n x kmqclicca per ingrandire

Poi ho selezionato, sempre nel menù indicatore / Agricoltura / “Aziende con vendita diretta al consumatore – % per Regioni”. Ho scoperto che malgrado l’elevata concentrazione di aziende agricole per kmq in Sicilia, c’è una percentuale di vendita diretta al consumatore bassa: 23%, contro la vicina Calabria che si attesta al 64%, quasi il triplo.

aziende n x kmqclicca per ingrandire

E’ strano. Tante aziende agricole in Sicilia ma la maggior parte non vende direttamente al consumatore, diversamente da quanto avviene nella vicina Calabria.

La consultazione di dati online, attraverso infografiche e mappe, fa comprendere tanti fenomeni. Partendo da questi dati consultati sul geoportale Istat, sarebbe interessante e utile capire perchè i 3/4 di queste aziende agricole siciliane non vendono direttamente al consumatore, in una terra di 5 milioni di persone!!!

Open data Sicilia: una legislazione da costruire o da approvare?

Il 27 gennaio 2012 la Regione Siciliana ha approvato la deliberazione n. 30: “Norme in materia di pubblicazione tramite la rete internet e di riutilizzo dei documenti e dei dati della pubblica amministrazione regionale e locale”, composta da quattro articoli ed accompagnata da una interessante relazione illustrativa che ne esplicita finalità e funzioni.

Quindi, nel disegno di legge n. 851, mai divenuto legge e composto da sei articoli, all’art. 1 vengono individuati i soggetti titolari dei dati obbligati alla pubblicazione, e precisamente:

  • La Regione Siciliana;
  • gli enti, gli istituti e le aziende dipendenti dalla Regione e/o comunque sottoposti al controllo, tutela o vigilanza della medesima;
  • gli enti locali, territoriali e/o istituzionali nonché gli altri enti, istituti e aziende da questi dipendenti o comunque sottoposti a controllo, tutela o vigilanza.

Diciamo subito che è pregevole l’ampio coinvolgimento dei soggetti obbligati all’apertura dei dati.

All’art. 2 vengono esplicate le definizioni dei termini utilizzati di cui ai successivi articoli 3 e 4 i quali indicano i requisiti che i dati aperti devono possedere, fra cui: formato aperto, completezza, primarietà, tempestività. accessibilità, leggibilità da computer, non proprietari, liberi da licenze che ne limitino l’uso, riutilizzabilità, ricercabili e permanenti.

Unica notazione che stona con l’impianto è la previsione di cui all’art. 4 comma II, là dove viene previsto: “La presente legge non comporta oneri finanziari per le amministrazioni di cui al comma 1 dell’articolo l”.

Non credo, infatti, che la liberalizzazione dei dati possa essere effettiva se considerata a costo zero, pena la non corretta attuazione della stessa.

Fondamentale la disposizione di cui all’art. 5 comma III: “L’omessa tempestiva pubblicazione costituisce grave violazione di legge ai sensi del vigente ordinamento”.

A tal riguardo si sarebbe potuto e dovuto indicare i meccanismi atti ad assicurare e garantire il corretto adempimento delle disposizioni di cui alla predetta legge.

Infine al comma IV dell’art. 5 viene stabilito: “Con decreto interassessoriale dell’ Assessore regionale per le autonomie locali e per la funzione pubblica e dell’ Assessore regionale per l’economia sono emanate le disposizioni applicative del presente articolo”.

In questa mappa (Leggi regionali in materia di Open Data) sono evidenziate le leggi (in verde) distinte dai disegni di legge (in rosso) adottate dalle varie regioni.

Il disegno di legge di cui in parola, a mio avviso, risulta nel complesso condivisibile e meritorio.

Tuttavia, considerata l’assenza di oneri finanziari a carico delle amministrazioni coinvolte (anche se, come sopra ho evidenziato, ho qualche dubbio che si possa liberalizzare i dati senza prevedere alcun costo), mi chiedo quali siano i motivi ostativi a che tale disegno di legge diventi una vera e propria legge della Regione Siciliana.

Non c’è bisogno, quindi, di creare una normativa di settore a livello Regionale.

Deve, a mio avviso, essere semplicemente approvato il predetto disegno di legge.

Attenzione: non credo che una Legge Regionale possa magicamente da sola modificare lo stato attuale di apertura dei dati (sebbene la normativa nazionale possa considerarsi ormai abbastanza orientata in tal senso).

Deve, infatti, essere accompagnata necessariamente da una classe politica che creda fermamente nella realizzazione di un modello sociale, politico ed economico da perseguire e che si considera come l’orizzonte futuro cui aspirare.

Una Legge Regionale può considerarsi viva solo se accompagnata da un documento di indirizzo politico utile al fine di realizzare uno standard operativo duraturo, attuabile e misurabile.

In ultimo vi deve essere una ampia compagine sociale che avverta l’importanza e la convenienza (passatemi il termine) dell’apertura dei dati, unitamente ad una classe professionale che si impegni in prima persona: non solo monitorando lo stato di attuazione della normativa e che sia attiva nel proporre istanze, ma che sia pronta a massimizzare i risultati delle aperture dei vari set di dati.

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photo by Thilo Hilberer

La fiducia nella PA, come riconquistarla?

La lettura di questo interessante post di Piero Dominici (che ringrazio per avermelo segnalato con un tweet) sul tema della trasparenza e delle reti sociali quali motori per il miglioramento della PA, mi ha ispirato alcune riflessioni che provano a focalizzare a me stesso il principale ostacolo al cambio di passo sulla vicenda.

L’amministrazione pubblica di questi anni, sotto l’impulso di pochi pionieri o per spirito di emulazione, sta cercando disperatamente di rimanere al passo con i tempi emulando le più diffuse forme di comunicazione utilizzate per convincere la collettività dei propri buoni propositi in tema di “partecipazione” e trasparenza. Propositi che spesso vengono però disattesi per scarsa capacità di leadership e per l’adozione di provvedimenti ben lontani dal soddisfare le esigenze collettive per attestarsi a livelli accettabili di ricaduta sul territorio.

Il tema della trasparenza pone per assunto un rapporto di credibilità e fiducia reciproca tra le parti (amministrazioni e cittadini) che attualmente latita e drasticamente si acuisce di giorno in giorno.

Mostrare i muscoli ai cittadini è un comportamento che generava consenso quando le informazioni erano accessibili a pochi, ma non ora.

Giusto per attualizzare… ritrovare un amministratore o una pubblica amministrazione nei social network ad esempio, è sempre più frequente, ma soltanto alcune di esse li utilizzano per la loro reale funzione. Questi account istituzionali, sempre più gestiti da uffici e collaboratori più che dal soggetto rappresentato nel nome e nell’avatar, si sono trasformati in bacheche chiuse a chiave, dove la gente appende le proprie istanze e le proprie speranze.

[Tangentopoli: in quel contesto, proprio la perdita di credibilità e di fiducia registrata da parte delle istituzioni e della Politica, ha favorito e reso più urgente la richiesta di una Pubblica Amministrazione più trasparente ]

Non solo così si è persa la credibilità. Abbandonare la cultura del segreto e del silenzio nell’anno zero promuovendo all’esterno un’immagine totalmente distorta da quella reale di molti “feudi” comunali è stato il primo grande errore a mio avviso.

I moderni metodi di comunicazione permettono ormai di veicolare i saperi molto velocemente tanto da verificare quasi in maniera istantanea la bontà di ogni provvedimento. La scarsa qualità degli opendata resi pubblici da alcuni comuni italiani, ad esempio, è tutt’ora uno di quei casi in cui la sentenza degli esperti sul web arriva addirittura prima che un’amministrazione possa diffondere il proprio compiacimento per la pubblicazione di qualcosa che serve solo a far numero tra i comunicati stampa.

Nella lunga cavalcata a “comparire” gioca un altro fattore molto importante a favore degli amministratori bluff : l’assenza di sanzioni per la PA. Questo è “il tema” che andrebbe affrontato, come condizione sine qua non per chiedere a cittadini e associazioni di riporre nuovamente fiducia verso le istituzioni. L’anello mancante è proprio il sottile spazio di manovra che hanno a disposizione le PA in generale per rimanere impunite per i loro inadempimenti.

L’impunità e le politiche del dire hanno drasticamente segnato un solco gigante tra cosa pubblica e collettività, tanto da oscurare coloro che qualcosa di buono stanno facendo. La rete in tal senso ha giocato a favore di quest’ultimi che oggi si candidano inevitabilmente a divenire pionieri di un cambiamento indotto, anche dall’interno delle amministrazioni stesse.

Senza questi soggetti, rischieremmo di raccontare oggi una situazione ben peggiore e per forza a loro bisogna aggrapparsi per ripartire. È doveroso monitorare la PA, per dovere civico, cosi come é eloquente che pesa forte la zavorra ereditata da anni in cui il cittadino ha reagito passivamente (o meglio non ha reagito) ai cambiamenti e al degrado delle macchine comunali e pubbliche.

E’ il presupposto dunque che deve cambiare: maggiore presa di coscienza dei cittadini sul fatto che nessuna amministrazione riesce autonomamente a rinnovarsi in tempi razionalmente brevi. Iniziative come l’adozione di un FOIA, l’Open Data Day, Spaghetti Open Data etc., sono a mio avviso il giusto motore sociale per mantenere alta l’attenzione sul tema e convogliare promotori dell’innovazione. In tal senso c’è da chiedersi come scongiurare che queste realtà rimangano una fonte inesauribile per nicchie ristrette.

Quanto alla PA, proprio dall’interno degli uffici è necessario che si adotti un profilo più basso e collaborativo verso l’esterno, che contagi positivamente il sistema sino ai vertici e scongiuri drastiche cadute di stile e perdita di credibilità con insostenibili provvedimenti propagandistici.

Il tentativo perseguibile è mostrare alla cittadinanza un’altra faccia dell’amministrazione, meno dedita alla forma. I tempi sono forse maturi per iniettare in essa il concetto di una collaborazione collettiva, decisamente più proficua (anche in termini di consenso) di quanto sin’ora improvvisato.

Muovo questo mio pensiero dalla recente partecipazione alla Prima giornata della trasparenza e della partecipazione tenutasi a Palermo. Tra tavoli carichi di tensione e rivendicazioni di attenzioni mai corrisposte, il tavolo dedicato agli opendata si è contraddistinto per un’insolita serenità e propositività. Il neo responsabile degli opendata ha esordito “ascoltando” ed ha creato le condizioni per un dibattitto poi rivelatosi interessante. Nessun annuncio, bensì una analisi schietta e sincera della situazione comunale e tanto confronto.

Al netto delle buone o cattive intenzioni, il tempo ci dirà se questo approccio porterà nuova linfa. Sicuramente ha gettato ottime basi per un dialogo che andrà coltivato da entrambe le parti, inevitabilmente più stimolate nell’intraprendere un rapporto costruttivo e duraturo.

Rispetto alla condizione di caos precedente, è sicuramente un buon inizio.

Gli OpenData nella Sicilia dei Gattopardi

Parlare di OpenData e Sicilia rappresenta, a primo impatto, un autentico ossimoro. Da una parte abbiamo l’isola che è simbolo di omertà, silenzi e muri di gomma, dall’altra la nuova formula di trasparenza e partecipazione democratica dal basso: accostarli, apparentemente, è una sfida difficile se non impossibile ma si sa che per gli opendatari queste sfide rappresentano il pane quotidiano. Negli ultimi anni la diffusione della logica dell’apertura dei dati pubblici si è allargata a macchia d’olio anche nel nostro Paese, superando difficoltà, combattendo ignoranza culturale (del dato e non), ritrosie e chiusure che abbondano nelle PA nostrane, sia a livello Centrale che Locale.

Partiamo quindi dall’assunto che la “scalata” all’apertura dati, già tortuosa di per sé, lo sia maggiormente nell’isola dei Gattopardi. Ma oggi possiamo dire che qualcosa si è mosso, eccome, anzi è in continuo divenire.
Il convegno sulla Trasparenza del Comune di Palermo, ne è un’istantanea significativa: vero, si tratta di un evento dovuto per legge, ma quante amministrazioni hanno ottemperato a questo dovere? Un elemento sicuramente interessante che scaturisce dalla cronaca del convegno è l’inizio dell’applicazione delle direttive contenute nelle Linee Guida dell’Agid cui ho potuto dare anche il mio contributo.

L’individuazione dei responsabili in ogni settore era uno dei punti da me maggiormente caldeggiato per iniziare a far funzionare un meccanismo virtuoso di individuazione e pubblicazione, e sembra che il Comune di Palermo abbia intrapreso questa strada. E’ il primo passo verso l’idea che questo modus proliferi anche negli altri Comuni dell’isola e si possa creare una rete di condivisione dove i vari Referenti di diverse amministrazioni riescano ad alzare il livello delle informazioni aperte, magari linkandole fra loro.

L’ideale sarebbe creare un portale Open Data Sicilia, sulla falsariga di dati.gov.it, dove convogliare tutti i dataset pubblicati dalle varie PA dell’isola in modo da avere un unico punto di ricerca comune.

Ma al di là degli atti formali (o a volte di immagine), quello che fa ben sperare è il proliferare di iniziative che iniziano a far diffondere la cultura del dato aperto per scardinare formae mentis abbarbicate nella custodia gelosa delle informazioni di pubblico interesse. Il progetto #confiscatibene ne è un ottimo esempio. Sono iniziative di questo genere che possono “svegliare” l’attenzione sia dei cittadini che dei media, portare a loro conoscenza che esiste una forma di informazione indiretta e costante accessibile a tutti.

Sarà certo importante, ad esempio, riuscire (e ci vorrà fatica, tanta fatica) a pubblicare in formato aperto dati elementari come ad esempio la partecipazione dei consiglieri comunali alle varie sedute, come essi hanno votato e di quali proposte essi si siano fatti promotori, in modo da dare evidenza del loro operato a chi li ha eletto (in questa direzione sicuramente encomiabile il portale Cittaperta del Comune di Palermo, primo step di un percorso da approfondire).

Non ci nascondiamo dietro ad un dito dicendo che pubblicare dati di un certo tipo non faccia piacere a personaggi… influenti. Ma l’emancipazione culturale di un Paese ha bisogno di iniziative che guardino oltre.

E’ ovvio che #confiscatibene è soltanto un sasso nello stagno incancrenito da decenni di diffidenza, ma –a mio parere- questo sasso si colloca come un macigno indicando la strada da seguire. Con la consapevolezza che ogni altro sasso scagliato nella palude, ogni dato aperto che scardini i silenzi omertosi abbia e avrà senz’altro effetto.

Non è e non deve essere necessario che i dati vengano resi pubblici a iniziativa esclusiva delle Istituzioni, ma –dove questi dati siano già disponibili, anche in formato cartaceo – renderli Open, pubblicarli in un portale come questo, diffonderli a livello Nazionale anche attraverso operazioni di Data Journalism, questo significherebbe utilizzare gli Open Data non solo come strumento di diffusione democratica ma anche come grimaldello per andare a invertire certe tendenze, tipicamente italiane, a dimenticare.

Un progetto possibile che mi farebbe davvero piacere veder realizzato, potrebbe essere quello di raccogliere semplicemente i nominativi di quanti sono stati condannati con sentenza definitiva per associazione mafiosa. Viviamo in un Paese dove nessuno è mai colpevole e i fatti vengono spesso ribaltati da dichiarazioni unilaterali. Le sentenze sono un dato incontrovertibile, raccogliere in un dataset omogeneo determinati nomi non è mettere alla gogna nessuno, ma ricordare concretamente e generalisticamente alla società civile chi ha fatto cosa, con la consapevolezza che invece alla società… “incivile” nulla del genere potrà mai andare bene.

Ancora, perché non realizzare un dataset geo-referenziato dei luoghi dove sono avvenuti omicidi di mafia? Da Portella della Ginestra a Don Puglisi, dal giudice Livatino a Peppino Impastato, continuando per Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino. Una mappa di sangue, certo, ma che in qualche modo abbiamo versato tutti.

Sono tutti dati noti, pubblici, servono solo “uomini di buona volontà” che li assemblino e li rendano Open. Come è stato fatto dal progetto #migrantfiles (vincitore del Data Journalism Award 2014), una mappa dei flussi migratori non solo verso il Bel (?) Paese ma con i dati internazionali dei troppi che perdono la vita nella speranza di averne una migliore.

Ma non ci sono solo dati delicati da esporre. Basta guardarsi intorno per avere idee che possano rivelarsi utili ai cittadini: gli orari degli autobus a Palermo ne sono un esempio di base, ma perché non pubblicare i dati sulla qualità delle acque dei comuni o quelli sui risultati a campione sull’inquinamento dei nostri mari?
Certo, in questo modo si vanno a solleticare interessi a volte centenari: ma se abituiamo la gente, i cittadini all’idea che dati finora “scomodi” possono essere a disposizione di tutti, come per #confiscatibene, sarà più elementare abituarli a prendere la buona abitudine a prassi come l’accesso civico, l’esame dei dati sulla trasparenza ecc. Chi impara a risolvere equazioni complesse riesce più facilmente a svolgere problemi più semplici.

Riprendo l’espressione lanciata da Maurizio Napolitano: bisogna rendere gli Open Data… sexy. Non limitarsi cioè all’esposizione di cifre ma far sì che i dati esposti siano appetibili, che stuzzichino la curiosità del cittadino, che invoglino a sviluppare app che li utilizzino, che mostrino qualcosa che si riteneva inaccessibile.

Io penso che fare Open Data nella nostra amata isola possa essere un cammino più irto che altrove. Ma è un processo inevitabile e senza dubbio un cammino meno faticoso rispetto ad altri problemi che investono la Sicilia. Le azioni che vediamo intraprendere in questo gruppo di “visionari” sono tutti sassolini che stanno iniziando a smuovere il monolite. L’opera di “evangelizzazione”, di diffusione della cultura del dato è, per ora, sulle spalle di pochi: ma conforta il fatto che questi pochi siano tutti contagiati da quella che Annalisa Moncada, in un suo libro, chiamava “l’intelligenza feroce dei siciliani”.