L’ortofoto di Natale, a 14 centimetri

I portali e i geoportali di dati spesso nascondono sorprese. I dataset sono (spesso) numerosissimi e più di qualcuno rimane a noi ignoto.
Il “mosaico delle Ortofoto della Regione Siciliana realizzate a partire dalle foto della ripresa aerea digitale, sull’area urbanizzata di Messina, con pixel 14 cm. effettuata tra gli anni 2012 e 2013” è probabilmente uno di questi.

Quando diverse settimane fa ne sono venuto a conoscenza mi è subito venuta voglia di confrontarlo con quello di RealVista a 50 cm., rilasciato con licenza aperta e di cui ho scritto qui. Non immaginavo che gli ombrelloni in una spiaggia sarebbero stati così leggibili.

ombrelloni.jpg

E la risoluzione, il dettaglio leggibile, è sicuramente un elemento che salta subito all’occhio:

  • le strisce che delimitano un campo di calcio;
  • la griglia del tetto di una serra;
  • sempre le strisce di un campo di basket;

E si potrebbe continuare a lungo.

L’altro elemento interessante è leggere il tempo che passa; si vede bene proprio in questo confronto in cui le foto a destra (quella di RealVista) sono meno recenti di quelle a sinistra:

Vedere i segni che lascia il tempo è qualcosa che rischia di tenere incollati allo schermo (è addicted 🙂 ), e mi sembra in termini informativi la cosa più corposa.

Per il momento sono online soltanto i dati di questa piccola porzione di territorio regionale, ma nel 2015 saranno rese accessibili tutte le altre fotoriprese effettuate.
La qualità di compressione delle foto non è sempre buona, e i pixel alle volte sono molto “mescolati” tra loro: sul web è stato pubblicato il mosaico delle foto compresse “con perdita di qualità” in formato ECW. Il dato originale è in formato TIFF ed è di qualità molto superiore.
L’URL per l’accesso in WMS è quello leggibile nella pagina dei metadati.

In chiusura due aspetti formali e sostanziali importanti:

  • i termini di licenza sono quelli generali di tutto il portale e quindi in CC-BY SA 3.0;
  • l’autorizzazione al ricalco data a OpenStreetMap dalla Regione Siciliana vale anche per questi dati.

Con l’occasione, buone feste!

PA/WORKING opendata di comunità per ottimizare il lavoro di rete

Il Comune di Palermo avvia PA/WORKING, un laboratorio di idee per mettere al centro la creazione di impresa, anche attraverso un dibattito dedicato al lavoro e alle nuove opportunità di crescita e sviluppo, promosso dall’Assessorato alle Attività Produttive .

Viene creato l’omonimo gruppo Facebook. Associazioni, professionisti di varia competenza si presentano nel social network. Meraviglioso. Ma guardando il gruppo FB vedo e mi accorgo che questo social non ti permette di avere database informativi su coloro che si stanno presentando ora dopo ora. Quindi ritengo utile (per tutti) creare un modulo Google per l’iscrizione delle persone con i loro dati. Il modulo genera in automatico un database in formato csv che rendo pubblico online.  Così gli iscritti si ritrovano tutti insieme gli uni accanto agli altri.  In pratica il database è un dataset pubblico in formato aperto, cioè la collettività sta facendo open data.

Ma ecco che arriva il mio amico Andrea Borruso (geomatico), al quale non sfugge nulla in rete che non possa essere trasformato in mappa georeferenziata, e che genera una mappa su UMAP (basata su openstreetmap) riportanti le informazioni del database sopra descritto.  E siccome ho imparato che se in un database ci mettiamo lat e long ci puoi ricavare una mappa, Andrea può far visualizzare agli iscritti al database la georeferenziazione delle attività professionali degli iscritti a Palermo. La piattaforma georeferenziata UMAP, che Andrea mi ha insegnato ad utilizzare, è gratuita e si presta perfettamente a rappresentare informazioni di vario tipo, oltre alla georeferenziazione: testo, link, immagini e video (vedi esempio). Andrea in sintesi crea un collegamento tra il link del database  in formato  aperto online e l’url di sorgente che la piattaforma di UMAP chiede nel caso di mappe generate non da un upload di file ma da un sorgente url.

Cosa abbiamo imparato con questa esperienza? Che la raccolta di dati tramite moduli online permette di generare database in formato aperto (open data) di comunità e di conseguenza mappe georeferenziate di comunità. Questo rafforza il senso di comunità e alimenta la costruzione di reti professionali di territorio..

A Berlino succede qualcosa di analogo.  Analogie di metodo e di piattaforma (basata su openstreetmap) con la mappa di comunità PA/WORKING: compila un modulo online e i dati in formato aperto vanno in un database strutturato che alimenta una mappa georeferenziata online.

Mappa prodotti DOP/IGP: ecco a che serve aprire i dati

Sono 892 i prodotti DOP e IGP censiti del Ministero delle Politiche Agricole al 5 Novembre 2014. Un elenco che si aggiorna periodicamente e che traccia i cibi di qualità lungo tutta la penisola.

  • Di seguito un grafico con la classifica delle prime dieci province per numero di prodotti registrati.
Prime-dieci-province-per-Numero-di-Prodotti-DOP-IGP-Numero_chartbuilder
  • >A seguire invece la classifica delle prime dieci regioni per numero di prodotti registrati.
Prime-dieci-regioni-per-Numero-di-Prodotti-DOP-IGP-Prodotti_chartbuilder

Da questa mappa è possibile cliccare sui marker delle singole province e visualizzare l’elenco dei prodotti DOP/IGP registrati


Da questa tabella è possibile cercare i prodotti DOP/IGP per nome o per provincia.

Per rendere facili analisi di questo tipo sarebbe sufficiente che:

  • Il Ministero pubblicasse i dati in forma tabellare (un csv o persino un xls) invece di pubblicarli in PDF
  • Ad ogni prodotto venisse assegnato un ID unico. Adesso invece – potrei sbagliarmi – ma mi pare di capire che la colonna “N” non rappresenta la chiave identificativa del prodotto, ma un numero progressivo dell’elenco. Confrontando ad esempio l’elenco del 05/11/2014 (pdf qui) e l’elenco del 05/12/2014 (pdf qui), lo Zampone Modena risulta al “N 268” in uno dei due e al “N 269” nell’altro. Una cosa che farebbe saltare sulla sedia anche il meno esperto di dati/opendata 🙂
  • Invece di ripubblicare ogni mese (sic!) lo stesso file PDF con lo stesso elenco o tutt’al più aggiornato di una o due voci che si aggiungono, il Ministero potrebbe esporre i dati in una tabella HTML e scaricabili e semplicemente garantirne il mantenimento, aggiungendo di volta in volta i nuovi prodotti.

Lettera per chiedere l’apertura dei dati di una PA

Nella mia attività di mappatura per OpenStreetMap utilizzo come riferimenti delle orto-foto messe a disposizione da varie agenzie ed aziende. Questo metodo permette di aggiungere facilmente e velocemente molte informazioni semplicemente ricalcando un’immagine.

Per quanto efficace, questa metodologia presenta forti limitazioni quando si tratta di inserire altre informazioni come per esempio nomi di vie, numeri civici o anche solo l’altezza degli edifici.

Queste informazioni spesso sono presenti nelle mappe realizzate dai comuni, ma non sempre questi dati sono resi accessibili ai cittadini e quasi mai comunque distribuiti sotto una licenza che ne consenta il libero utilizzo da parte del cittadino.

Da anni alcuni volontari esperti di vari progetti, come WikiMedia o la stessa OpenStreetMap, inviano richieste alle singole PA perchè questi dati possano essere resi fruibili dai cittadini nel senso pieno del termine; Purtroppo però, la maggior parte dei normali utenti o comuni cittadini, non sapendo bene come fare questa richiesta formale ad una PA, o temendo di commettere errori, lasciano perdere o aspettano che qualcuno con più esperienza di loro nell’interagire con le PA faccia prima o poi questa richiesta.

Consapevole di quanto possa essere difficile per un comune cittadino scrivere una mail così tecnica e  in una forma consona alla comunicazione con un’istituzione e approfittando di una richiesta in corso al comune di Gela (CL), ho deciso di scrivere la seguente lettera, aiutato e guidato dalla comunità OSM, affinché possa essere usata da chiunque per inviare una richiesta di apertura dei dati ad una qualsiasi PA dovendo apportare solo poche e semplici modifiche per adattarsi al soggetto mittente e ricevente della stessa.


Egr. Sig. Sindaco,

mi chiamo Aurelio Cilia e collaboro al progetto della mappa libera OpenStreetMap (OSM), occupandomi della mappatura di varie aree, dell’Italia e del mondo, compreso il territorio del Comune di Gela.

Scrivo per chiedereLe di pubblicare in formato nativo i file usati per produrre le mappe presenti sul sito del Comune di Gela (come quelli del Piano Regolatore Generale), e di rilasciarli in Open Data con licenza “PD”, “CC0”, “IODL 2.0.” oppure “ODbL”, così che possano essere liberamente utilizzati dai cittadini e dal progetto OSM.

Per le Pubbliche Amministrazioni, pubblicare i dati in formato aperto, significa dare concreta attuazione al principio secondo il quale i dati prodotti dalle istituzioni pubbliche nell’espletamento delle loro funzioni appartengono alla collettività e, quindi, devono essere resi disponibili e riutilizzabili. In questo modo viene incrementata la trasparenza degli organismi pubblici, nonché la partecipazione e la collaborazione tra pubblico e privato traendone entrambi enormi vantaggi; così come le imprese che, riutilizzandoli, avrebbero un’occasione di sviluppo, favorendo quindi la crescita economica e la creazione di posti di lavoro nel territorio.

La presenza di una mappa libera in molte situazioni si è già dimostrata determinante e di grande aiuto per la PA; infatti la mappa OSM in passato ha permesso di lavorare alle previsioni di rischio ed aiutare ad esempio la protezione civile nell’ organizzazione e gestione degli interventi di soccorso prima durante e dopo alcune calamità naturali. Senza considerare i benefici per tutti derivanti dall’utilizzo di mappe libere per la gestione, la lettura e la comprensione del territorio.

I vantaggi nel rendere i propri dati di pubblica fruizione e rilasciati con licenze open sono talmente evidenti, numerosi ed importanti (vedi lista in fondo) che negli ultimi anni l’apertura e la condivisione di tali dati da parte delle PA è diventato un indice di buona amministrazione ed una pratica imposta come default per tutti i dati in possesso della PA non coperti esplicitamente da licenze o copyright (art. 9 del Decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221).

Visti gli innumerevoli vantaggi, i costi nulli per la PA e soprattutto l’inestimabile valore etico e culturale che una tale scelta di apertura e condivisione dimostra, chiedo di rendere pubblici i Vostri dati cartografici affinché possano essere liberamente utilizzati dentro il progetto OSM e dai cittadini.

Certo di un positivo riscontro e in attesa di una Sua risposta in merito, Le porgo i miei più cordiali saluti.  

Aurelio Cilia

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– OPEN DATA FOR ECONOMIC GROWTH. (2014). at <http://www.worldbank.org/content/dam/Worldbank/document/Open-Data-for-Economic-Growth.pdf>
– Open data: Unlocking innovation and performance with liquid information. (2013). at <http://www.mckinsey.com/insights/business_technology/open_data_unlocking_innovation_and_performance_with_liquid_information>


 

Pubblicati i dati aperti sui trasporti pubblici di Palermo

Come annunciato ieri, il Comune di Palermo e AMAT Palermo SPA, hanno pubblicato i dati del trasporto pubblico locale su gomma: http://www.comune.palermo.it/opendata_dld.php?id=318#.VFyLOPmG9Fl

Sono pubblicati in formato GTFS, che è diventato lo standard per i dati sui trasporti pubblici.

Oggi non andrò nei dettagli, ma soltanto mostrerò uno dei dati pubblicati, quello sulle fermate. Il file che contiene le informazioni è quello denominato “stops.txt”, che è strutturato in questo modo.

Sotto la mappa, e il colpo d’occhio non è male. Il bello secondo me deve ancora venire.

Il rischio idrogeologico, la Regione Siciliana e l’informazione civica

Preso dalle tante sollecitazioni arrivate dall’emergenza maltempo a Genova, Parma e Alessandria, ho pensato di iniziare a raccogliere dati e informazioni legate al Rischio idrogeologico in terra di Sicilia.
Ho constatato una barriera di accesso alle informazioni sui siti ufficiali della Pubblica Amministrazione, e anche le notizie reperibili attraverso articoli giornalistici, non riescono a dare una risposta chiara ad una domanda semplice: sono in pericolo?

Fornire gli strumenti per dare una risposta, significa fare una buona informazione civica, un obiettivo alto e stimolante per chi gestisce la cosa pubblica, ma che alle volte non è nemmeno abbozzato.

Per valutare il mio rischio devo rispondere almeno ad altre due domande:

  • vivo vicino ad un rischio naturale?
  • se sì, quanto è elevato?

I contenuti utili a definire la cosa sono disponibili, ma non permettono di passare dalla propria e personale conoscenza del territorio alla sua rappresentazione istituzionale.

Ho concentrato la mia ricerca sul rischio idrogeologico e sono “caduto” in questo articolo del Giornale di Sicilia: nella mia regione ci sarebbero 22 mila aree a rischio.
Il progetto di riferimento è il PAI (Piano di Assetto Idrogeologico), “lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni, gli interventi e le norme d’uso riguardanti la difesa dal rischio idrogeologico del territorio siciliano“.
Il sito web ufficiale è http://www.sitr.regione.sicilia.it/pai/, tenuto aggiornato nel tempo e ricco di pagine contenenti numerosi allegati (essenzialmente file PDF, compressi in file .zip). Mi aiuta a rispondere alle questioni poste sopra?

Non credo, salvo non conoscere ad esempio i nomi dei bacini idrografici locali, cosa ignota al 99 % delle persone che frequento. Ma anche sapendo il nome del bacino – ad esempio “Torrente Saponara, Area Territoriale tra i bacini T.te Saponara e F.ra Niceto” – ci si trova davanti a barriere di comunicazione come quella dell’immagine di sotto.

pai_folder

Qual è il significato del nome di questi file? Ne apro qualcuno, guardo un po’ dentro e cerco di capire? Non credo possa essere così, e sicuramente non può essere solo così.

Dati come questi devono essere pubblicati anche in maniera immediatamente comprensibile e leggibile da tutti: me, mia mamma, un giornalista, un pittore, un tecnico comunale, mio nipote il grande, il vicino di casa e financo da Gerlando.
Solo come esempio, per quell’insieme di persone che ha accesso al web, una semplice mappa come questa dà un’informazione che è subito comprensibile ad una platea vasta: dovo sono le aree a rischio frana in Sicilia, e qual è il grado di rischio.

sicilia_rischio_frane_pai

Non scrivo tutto questo per fare una critica al PAI, è un progetto che non conosco e che immagino essere di qualità.

La barriera non è la presenza/assenza delle informazioni ma il loro scarso grado di utilizzabilità civica. Sarebbe auspicabile una collaborazione con la cittadinanza per trovare le modalità per superarla. Il risultato può essere proprio una mappa facilmente comprensibile da tutti.
Si tratta di un problema molto più semplice di quello del rischio idrogeologico, cionondimeno affrontarlo e risolverlo sarebbe una scelta politica con benefici a catena per tutti.

Invito la Regione Siciliana a costruire sul tema del rischio idrogeologico (e sul rischio in generale) una strategia di comunicazione e di informazione civica di qualità, senza barriere e ad ampio spettro.
Ad aprire di più e meglio i dati relativi, in modo che possano essere realizzate analisi e rappresentazioni del tema che oggi nemmeno immaginiamo. La carta interattiva di sopra, è stata implementata grazie a 2 servizi aperti: quello messo a disposizione dal Geoportale Regione Siciliana (special thanks ad Agostino) e l’ortofoto RealVista.

Una delle conseguenze dell’apertura dei dati è proprio quella di creare le precondizioni per raccontare meglio il proprio il territorio, in ciò per cui brilla e in ciò per cui è a rischio.
E io di queste storie vorrei poterne leggere tante.

NdR: questo articolo è pubblicato anche su TANTO.

Opendata Unofficial del Comune di Catania

La mole di dati in possesso di una pubblica amministrazione comunale è ampia ed eterogenea. Si va dalle informazioni anagrafiche dei cittadini allo stato civile, dal pubblico registro delle associazioni alle farmacie di turno.  Tra questi i dati di più immediato  interesse riguardano i servizi erogati dal comune e le modalità di accesso a questi. Ognuno di questi servizi viene erogato (direttamente o meno) da una unità operativa del comune, che indica le modalità attraverso le quali i cittadini e le aziende possono accedere al servizio.

Quale è quindi il modo migliore per mettere a disposizione le informazioni riguardanti la struttura organizzativa di un comune (uffici, raggruppamenti, numeri di telefono …)? Nella creazione degli Open Data Unofficial del Comune di Catania abbiamo preso come riferimento le Linee Guida dell’Agenzia per l’Italia Digitale, creando una ontologia (nel senso del Web Semantico e del paradigma Linked Open Data) basata fondamentalmente sul vocabolario ORG del w3c e su vari altri standard sviluppati o consigliati nel progetto europeo ISA per la digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni o nelle linee guida stesse.

Oltre ai pattern di modellazione, nella pagina Open Data Unofficial del Comune di Catania vengono indicate tutte le modalità di accesso all’ontologia, attualmente disponibile per chiunque. Si noti che gli esempi di query SPARQL presenti nella pagina sono corredati da piccole web application, integralmente realizzate in Javascript, che insistono direttamente sull’ontologia. Esse dimostrano quindi come l’utilizzo del paradigma Linked Open Data e la presenza di dataset accessibili mediante i protocolli di questo faciliti notevolmente la realizzazione di nuove applicazioni web (o prototipi), velocizzandone lo sviluppo e abbassando i costi di realizzazione ed esercizio (lo sviluppatore non ha necessità reperire i dati e di mettere su un server su quale caricarli perché i dati sono accessibili direttamente online).