Da un’allergia all’altra

Certe situazioni della vita ti fanno rendere conto di alcune assurdità che hai spesso sotto gli occhi e che non curi fin quando non ti riguardano.

E’ il mio caso: sino a ieri non avevo mai avuto l’esigenza di reperire informazioni sul sito di un’azienda ospedaliera, per fortuna. Da qualche tempo ho scoperto di essere allergico a qualcosa (che tenterò di scoprire nei prossimi giorni) e così ho dovuto prenotare una visita.

In famiglia mi suggeriscono che anche qui in Sicilia sono stati fatti passi avanti nella tecnologia e tramite il sito del Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo posso fare tutto online attraverso una piattaforma che senza muoverti da casa ti propone la data utile più vicina e il primo ambulatorio disponibile.

Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Paolo Giaccone di Palermo Centro Unificato di Prenotazione

Non mi resta quindi che pagare il ticket per avere tutto pronto. Non è possibile farlo online ma so che c’è un ufficio preposto, me lo dice mia sorella. Nel sito stesso mi metto alla ricerca degli orari di apertura dello sportello, il dominio recita policlinicogiaccone.it/index. Sono strasicuro quindi di essere nel posto giusto e in effetti trovo un avviso datato 3/11/2014 intitolato “orari ufficio ticket”.

Quella data messa lì mi fa venire un dubbio, ovvero che nel frattempo qualche nuova disposizione più recente abbia aggiornato gli orari per il 2015. Cerco e ricerco ma questo sito è veramente troppo povero di informazioni.

Mi viene un altro dubbio e quindi faccio una ricerca su Google. Improvvisamente salta fuori un altro sito, un tale policlinico.pa.it che sta sotto il dominio ufficiale del comune di Palermo tra l’altro.

Policlinico Paolo Giaccone Azienda Ospedaliera dell Universita degli Studi di Palermo

Qui le informazioni ci sono, anzi sono fin troppe e in una restituzione confusionaria che quasi mi viene voglia di chiudere la pagina.

Nel menu cerco la sezione che mi interessa, ma non la trovo. Memore di altre esperienze mi metto a sfogliare anche sezioni che apparentemente non mi riguardano. Ritrovo il link al portale delle prenotazioni, che qui viene abbreviato solamente con la sigla CUP e mi chiedo come faccia un cittadino qualunque a intuire che quella sigla sta per Centro Unificato di Prenotazione. O lo sai o devi passare ore per arrivarci.

Perdo 10 minuti tra menu, sottomenu, layout che si allargano e si riducono, decine di banner che mi proiettano acronimi di enti, eventi e cose sconosciute. Soltanto l’homepage è un lenzuolo infinito di comunicazioni e aggiornamenti, quasi tutte che linkano a pdf scansionati.

Decido di provare: dopo ben 29 scroll arrivo al piè di pagina. Non ho la minima intenzione di leggermi tutto, così avvio la funzione “TROVA NELLA PAGINA” e finalmente in mezzo all’oceano di testo trovo un’altra comunicazione, che aggiorna quella del 2014. Anche gli orari di apertura dell’ufficio ticket sono inseriti all’interno di un pdf scansionato, che in realtà è l’ordine di servizio in cui vengono decretate le nuove fasce orarie.

Questa tragica esperienza, cominciata bene e finita malissimo, mi ha subito fatto riflettere: “e se fosse stata mia madre a cercare questa semplice informazione? Ci sarebbe riuscita in quella giungla?

Due siti con domini quasi uguali, informazioni ripetute e complementari pubblicate a cavallo di pagine totalmente non comunicanti, pagine infinite di informazioni destrutturate e infine la mia allergia peggiore: i pdf scansionati, che oltre a essere spesso illegibili, non consentono la selezione del testo.

Un servizio sconnesso e fuorviante, che andrebbe migliorato e rivoltato come un calzino, reso semplice e immediato in primis per l’importanza delle informazioni che propone. Nel caso specifico, una semplice pagina html “orari” sarebbe stata una manna dal cielo, e possibilmente Google l’avrebbe indicizzata nei suoi risultati di ricerca. Se si cominciasse a fornire le informazioni in maniera “aperta” si potrebbero superare automaticamente enormi ostacoli , come il reperimento di dati importanti all’interno di file scansionati che equivalgono a cercare del testo all’interno di una fotografia.

A piè di pagina, cliccando sull’azienda che ha creato il sito web, si viene indirizzati ad un sito che non esiste più. Mi piacerebbe contattare e aiutare chi si occupa di queste sezioni. L’azienda ospedaliera mi ascolterebbe?

#ODS15: il primo grande raduno sugli opendata in Sicilia raccontato dai protagonisti

Cos’è stato #ODS15 ?

Non volevamo essere banali scrivendo i soliti giri di parole sulla partecipazione, sugli argomenti trattati e sui buoni propositi per il futuro, anche perché chi scrive rischiava di essere di parte. E’ stato sicuramente il primo vero raduno di questa comunità che è nata senza alcun momento solenne, ma che si è consolidata nel tempo sul web.

Per quest’ultimo motivo “aver dato un volto a tanti nomi è stata la mia prima e grande conquista” [Giulio Di Chiara]. Ma c’era chi non aveva mai partecipato ad OpenDataSicilia, nemmeno con una mail e questo evento è stata “la scoperta di un gruppo con grandi potenzialità progettuali, dove ognuno mette a sua disposizione le competenze, le conoscenze e informazione con il giusto mix di professionalità, innovazione, sensibilità e anche leggerezza quando serve!” [Joska Arena].

I “potenti mezzi” hanno consentito di raggiungere anche chi non poteva essere presente fisicamente al Consorzio Arca, sede dell’evento (streaming dell’evento). Ma se gli appassionati opendatari (si, ci piace chiamarli volgarmente così) arrivavano più o meno preparati, siamo contenti che anche per giornalisti e neofiti “è stato piacevole. Sono riuscito comunque a sentirmi parte del gruppo come se fossi li presente. Gli “Open Data” alla fine sono una scusa come un’altra per conoscere persone che muovono le cose in questo mondo seguendo le proprie passioni.” [Daniele Mondello].

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“Open source, open data, open open, ormai questo termine è talmente usato che a volte perde il suo senso; iniziamo ad avere un certo numero di dataset, belli, interessanti, ma cosa alla fine che ce ne facciamo? Come possono essere utili ai cittadini? In questi giorni abbiamo avuto dimostrazioni concrete di cosa si può fare con gli OD e il loro valore civico.” [Anna Marras].

Le due giornate di lavori si sono snocciolate attraverso una serie di racconti sulle esperienze personali, raccontate con quell’enfasi tipica di chi le ha vissute. Non erano lezioni, erano esperienze di vita (e di lavoro). “Si può dire che nei miei tre giorni siculi io ho parlato poco (da buona isolana), ho ascoltato tanto, ma soprattutto ho visto gente, ho visto gente che ha tanta voglia di fare (perché condividere non basta)” [Anna Marras].

Il clima era torrido fuori… oltre 35°C, ma d’altronde è stata una summer edition a pochi passi dal mare di Palermo. Dentro invece “ho da subito respirato aria di semplicità, cortesia, partecipazione, inclusione; ma più in generale ho notato che questo gruppo è OPEN in ogni senso” [pigreco]. Il “”giudizio” è stato lasciato fuori dalla porta per dare spazio al rispetto dei pregi e, meno scontato, dei difetti di ognuno di noi” [Giuseppe Ragusa].

Nei due giorni abbiamo anche lavorato con i PC e i dataset sparsi per i siti web delle pubbliche amministrazioni. “I tavoli del sabato, poi, sono stati utili per fare gruppo e porre le basi per lo sviluppo di nuove idee. “ [DavideTaibi].

Fare gruppo è importante, perchè la comunità è prima di tutto fatta di persone. “Io personalmente dopo #ODS15 mi sento più ricco perché ho più amici di prima.” [Maurizio Foderà].

Sul web ODS ha iniziato con il piede giusto in quanto è “diventata un’interlocutrice credibile per la PA, per le aziende, per i cittadini e per la mia mamma. Sicuramente abbiamo tanta strada da fare, nuovi obiettivi da raggiungere. Mi è dispiaciuto non avere con noi molti rappresentanti della PA locale, e questo è sicuramente un punto su cui dobbiamo lavorare e crescere.” [Andrea Borruso].

#ODS15 è stata soprattutto l’occasione per far assaggiare panelle, arancine/i (è solo diplomacy) e caponata a chi veniva da fuori, dal “continente”. Questa volta l’Italia si è mossa in direzione sud: “Ho capito varie cose in queste giornate. Innanzitutto che ci sono tante persone nei vari territori, comuni piccoli e grandi, che hanno intenzione di spendersi per i dati aperti [Cristiano Longo]. Dal Triveneto alla Sardegna, passando dalla Puglia e dalla Calabria e dalle altre province siciliane. C’eravamo un po’ tutti e ne siamo orgogliosi, nessun invito, soltanto volontaria partecipazione.

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Si vanno a cercare le cose per ragionare, imparare, migliorare, fare, dove c’è qualcuno che ha qualcosa da dire e da dare. Bon, la comunità OD della Sicilia funziona proprio bene in questo senso” [Francesca Gleria].

A prescindere dalla provenienza territoriale, la sensazione diffusa era quella di un grande gruppo che ha gettato le basi per qualcosa di bello, forse ancora ignoto, che verrà. “La migliore testimonianza di cosa possa fare una collettività (di qualunque dimensione) quando ‘realizza’ di essere un unicum e si muove tutta nella stessa direzione!” [Marco Alfano].

In questo “unicum” non vanno dimenticati i prodi che per la prima volta sentivano parlare di dati aperti e che si sono affacciati all’argomento con l’intento di arricchire il proprio bagaglio culturale. Non tutti siamo tecnici, non tutti sappiamo mappare o “maneggiare” i dati come Ciro “Io mi diverto a condividere la conoscenza proprio sulle mappe online. E se mi diverto, … funziona” [Ciro Spataro].

Ma non è indispensabile.

“Se c’era una neofita e una presenza un pò fuori dal coro in quei giorni ero io. Il nostro incontro mi ha attivato una serie di riflessioni da cui sono nati e nasceranno ancora nuovi ragionamenti e nuove azioni. Penso sia bello per Opendata Sicilia sapere di aver raggiunto questo obiettivo con tanti dei presenti.” [Irene Oliveri].

Un cannolo e una cassata ad honorem sono stati consegnati all’eroe di giornata, che Andrea Nelson Mauro è solito individuare in eventi del genere. Il suo nome è Maurizio Foderà, “uomo buono di Mazara del Vallo, cittadina trapanese altrimenti nota per il gamberone rosso nonché per le insegne delle strade bilingue italiano-arabo.” [Andrea Nelson Mauro]

Non ci siamo fatti mancare niente, nemmeno le serate in riva al mare con la birra in mano e i piedi sulla sabbia. Qualcuno sarà anche rientrato a casa con qualche chilo in più, ma non diciamo chi (è femmina!).

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Ci sia consentito dedicare qualche riga ad hoc ai bambini che sono intervenuti ad #ODS15 (grazie all’associazione PalermoScienza che ha coordinato la sessione) armati di curiosità e rilevatori di luce, decibel e temperatura. Loro sono i nostri campioni, il nostro futuro. Dopo una passeggiata nei dintorni della sede sotto il sole africano, sono rientrati alla base per georeferenziare i dati raccolti e per capire il perché sia importante disporre di dati nella nostra quotidianietà. Il loro interesse e le loro domande sono state grande motivo di orgoglio e di felicità. Da loro ripartiremo.

Come avete capito, questo post non ha un autore unico, l’abbiamo scritto insieme perché era la cosa più open da fare. E sicuramente la più divertente.

Non ci sono approfondimenti, è un post che racchiude sensazioni.

Chi vuole ripercorrere le tematiche affrontate lo potrà fare cliccando qui e visionando le presentazioni o ascoltando l’audio di alcuni interventi. E poi si può sempre contattare direttamente i relatori, conoscerli, chiacchierare con loro.

Cosa ci rimane da questo evento? “Ricchezza umana e professionale, disponibilità e accoglienza, spirito di gruppo e ritrovarsi insieme per imparare l’un l’altro reciprocamente con umiltà e senza protagonismi.” [giovanni pirrotta].

E la voglia di farlo di nuovo con un grande obiettivo, riassunto in questa metafora:

“La stanza dell’eco al Teatro Massimo di Palermo è circolare, realizzata in modo che più stai al margine più c’è eco e rimbomba, mentre se ti metti al centro ascolti solo la tua voce, molto amplificata. Ora, il centinaio di persone che hanno partecipato a #ods15, e che stanno disposti sulla circonferenza sanno che devono andare a prendere per mano quelli che stanno al centro, soprattutto gli amministratori ma anche molte altre persone, e portarli ai margini, per lavorare tutti insieme. Così l’eco dei dati e del loro riuso uscirà da Massimo e si espanderà al Sud” [Ilaria Vitellio]

 

La pragmaticità in scena a #oddit15

All’ultimo pranzo di Open Data Sicilia e durante i giorni che hanno preceduto questa edizione 2015 dell’ Open Data Day avevamo ribadito un concetto: a partire dalla idee in seno a questa comunità, produciamo qualcosa di utile e concreto per tutti.

Così è nato l’ OddIt15 in Sicilia.

Con due postazioni fisiche a Palermo e Catania accessibili a chiunque e in connessione remota, si è creato un unico gruppo operativo che tra una chat aperta, un vassoio di dolci e una videochiamata ha lavorato rispettivamente su questi output:

  • Scheda di Monitoraggio per le attività opendata dei comuni siciliani
    Partendo dal concetto di “monitoraggio” delle attività opendata contenuto nell’Open Data Census di OKFN, abbiamo redatto una scheda la cui compilazione favorisce una più ampia comprensione e analisi del fenomeno opendata nel comune che si è scelto di analizzare. L’obiettivo è consentire a chiunque di poter monitorare la propria amministrazione uniformando le valutazioni.
    Una prima versione della scheda si trova qui. E’ sicuramente perfettibile e continueremo a lavorarci, ma ci sembra un buon inizio e speriamo che anche altre comunità possano utilizzarla e migliorarla.
  • Trascrizione e sottotitolazione del videoWhat can open data do for you?”
    Questo video, molto breve e incisivo, contiene concetti importanti che possono facilmente trasferire i valori principali dei dati aperti a coloro che approcciano per la prima volta questo tema. Il video originale dell’Open data Institute è in inglese. Andrea Borruso e Davide Taibi lo hanno trascritto e tradotto in italiano. Trovate tutti i dettagli in questo post di approndimento
  • Mappa sul Piano Regolatore Generale del Comune di Palermo
    Di recente il Comune di Palermo ha pubblicato in opendata il PRG.
    Il dataset non propone un file di codifica delle Zone Territoriali Omogenee (che vengono banalmente elencate con una sigla ma senza alcuna didascalia esplicativa). Vogliamo arricchire il dato con questa ulteriore informazione per renderlo più accessibile e ci lavoreremo su. Nel frattempo, il buon Andrea Borruso ha abbozzato una mappa  che ci permette di leggere subito la zonizzazione. Work in progress, ma dice già tanto così.
  • Valutazione conformità alle norme di trasparenza sul Comune di Messina
    Il gruppo “Trasparenza siti web Pubblica Amministrazione” ha iniziato il 21, in collaborazione con noi, una analisi del sito web del Comune di Messina, per valutarne il grado di conformità alle norme sulla Trasparenza.
    E’ stato creato un documento condiviso per attivare un processo partecipato. Contiene le indicazioni su come partecipare ai lavori, e farà da archivio delle evidenze raccolte.
    I lavori sono attualmente in corso e i risultati verranno inviati al Comune di Messina, al fine di stimolare un adeguamento del loro sito a quanto previsto dalle normative.
    Sarà anche l’occasione per testare un metodo di lavoro; se verrà valutato di una certa utilità, potrà infatti essere replicato da qualsiasi altro Comune.

Ci riteniamo soddisfatti, il format “operativo” ha dato i suoi frutti e contiamo di riproporlo in futuro. Sarebbe bello che una giornata così possa ripetersi una volta al mese, chissà quante cose interessanti salterebbero fuori.

La rete è stata fondamentale per arrivare preparati all’evento sia in termini di programmazione delle attività che di logistica. Ma il bello è stato lavorare insieme allo stesso tavolo.

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L’Open Data Day 2015 in Sicilia: le attività in programma – #oddit15

In occasione dell’Open Data Day  del prossimo 21 Febbraio, la comunità di Open Data Sicilia ha pensato di contribuire alla  diffusione della cultura degli opendata proponendo un cartello di attività da avviare e approfondire durante la giornata.

Il modus operandi che ci legherà sarà quello della condivisione e della connessione a distanza. Per abbattere le distanze geografiche si lavorerà anche in collegamento remoto.  L’obiettivo che ci poniamo è “produrre”, ma accoglieremo con grande piacere chiunque vorrà contribuire alla causa.  La comunità è “open” non a caso.

Per arrivare preparati all’evento, abbiamo ipotizzato le seguenti attività da cui partire, ma ulteriori input arricchiranno ulteriormente la nostra scaletta:

  • Definizione di una scheda analitica per il monitoraggio delle attività opendata dei comuni siciliani
  • Avvio del lavoro di valutazione del sito web del Comune di Messina in termini di trasparenza. Questa iniziativa è promossa in maniera congiunta con il gruppo Trasparenza Siti Web Pubblica Amministrazione .
  • Creazione dei sottotitoli in italiano del videoWhat can open data do for you?” dell’Open Data Institute
  • Predisposizione per la pubblicazione online del dataset del Piano Regolatore Generale vigente del Comune di Palermo.

Ci saranno due luoghi fisici a disposizione per riunirsi la mattina, il primo presso il Consorzio Arca a Palermo, il secondo presso Bench spin-off dell’università di Catania presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali”.

Contemporaneamente presso il Dipartimento di Matematica ed Informatica dell’Università di Catania, si terrà il la prima edizione del Workshop “Open Knoweldge – Open Arts” riguardante l’utilizzo di tecnologie Open per la produzione, promozione e fruizione del patrimonio artistico e culturale.

Chiunque può decidere di partecipare, proporsi e dare il proprio contributo. Basta fare un fischio in mailing list, sul gruppo facebook o su twitter.

Nasce “mizziCAP”, la mappa degli opendatari siciliani: iscriviti!

Il tema degli opendata è sicuramente in continua ascesa nelle “hit parade” delle pubbliche amministrazioni, sebbene le comunità al seguito nei territori siano ancora relegate a pochi nuclei veramente operativi, i quali provano a produrre sforzi sempre maggiori per contaminare società civile e attori della PA.

Al netto di detti nuclei, questo mosaico di civic hackers distribuito in tutto il territorio nazionale consta di diverse figure professionali che, pur non conoscendosi reciprocamente, spesso operano in ambiti e aree geografiche analoghe.

Così accade che il nucleo siciliano,  muovendo da un dispersivo gruppo su facebook, decida di stilare una rubrica georefenziata di professionisti e appassionati al tema suddivisa per città, con l’obiettivo dichiarato di evidenziare “chi” e “dove“. Il tema opendata rimane ancora una nicchia; pertanto per favorire le sinergie locali è fondamentale fare rete e disporre di uno strumento di immediata consultazione per rintracciare l’opendataro della porta accanto.

Nella mappa, che abbiamo chiamato “mizziCAPgiusto per dare una connotazione fortemente regionale, sarà possibile conoscere e raggiungere facilmente i siciliani (in Sicilia e nel mondo) che vorranno mettersi realmente a disposizione della comunità sul tema, attraverso la compilazione di un semplice form.

Al momento della pubblicazione di questo post sono 21 i profili registrati, ma qualsiasi siciliano potrà aggiungersi in qualsiasi momento.

Le comunità in quanto tali hanno il dovere di esercitare pressioni sul settore pubblico, avanzare richieste e proposte alle amministrazioni locali; dunque l’occasione di questo censimento ci ha permesso di effettuare un piccolo sondaggio relativo ai dataset che vorremmo si pubblicassero da qui a breve. Data la territorialità dell’iniziativa, gran parte delle richieste ricalcano esigenze locali che ci sentiamo di poter estendere in maniera generica a tutte le realtà che si apprestano a governare il tema degli opendata.

Da una prima veloce analisi emerge chiara e manifesta la sete di dati sulle strutture di gestione comunale, quali immobili e locali dismessi o inutilizzati, nonchè dislocazione e caratteristiche di scuole e luoghi culturali. E’ evidente che questa prima indicazione pone subito al centro dell’attenzione la critica situazione di molti comuni italiani che non detengono ancora dati strutturati sul proprio patrimonio edilizio a disposizione, un enorme bacino di informazioni dal quale tanti cittadini, associazioni e imprenditori potrebbero attingere per finalizzare le proprie idee e attività. Non a caso, una delle prime richieste che questo gruppo ha avanzato ad esempio al Comune di Palermo durante l’interlocuzione per la produzione delle Linee Guida per gli open data comunali è un massiccio censimento delle categorie di dati “annidate” nell’alveare dei database comunali. La sensazione sempre più dominante è che le amministrazioni in primis non abbiano contezza del potenziale che conservano nei cassetti sotto coltre di polvere decennale.

Dalle prime indicazioni su “quali dataset vorresti veder pubblicati a breve?” emergono altre riflessioni alle quali andranno dedicati post più approfonditi in seguito. Non ci soffermeremo adesso, anche per non influenzare i nuovi utenti che popoleranno progressivamente la mappa nell’immediato futuro.

La fiducia nella PA, come riconquistarla?

La lettura di questo interessante post di Piero Dominici (che ringrazio per avermelo segnalato con un tweet) sul tema della trasparenza e delle reti sociali quali motori per il miglioramento della PA, mi ha ispirato alcune riflessioni che provano a focalizzare a me stesso il principale ostacolo al cambio di passo sulla vicenda.

L’amministrazione pubblica di questi anni, sotto l’impulso di pochi pionieri o per spirito di emulazione, sta cercando disperatamente di rimanere al passo con i tempi emulando le più diffuse forme di comunicazione utilizzate per convincere la collettività dei propri buoni propositi in tema di “partecipazione” e trasparenza. Propositi che spesso vengono però disattesi per scarsa capacità di leadership e per l’adozione di provvedimenti ben lontani dal soddisfare le esigenze collettive per attestarsi a livelli accettabili di ricaduta sul territorio.

Il tema della trasparenza pone per assunto un rapporto di credibilità e fiducia reciproca tra le parti (amministrazioni e cittadini) che attualmente latita e drasticamente si acuisce di giorno in giorno.

Mostrare i muscoli ai cittadini è un comportamento che generava consenso quando le informazioni erano accessibili a pochi, ma non ora.

Giusto per attualizzare… ritrovare un amministratore o una pubblica amministrazione nei social network ad esempio, è sempre più frequente, ma soltanto alcune di esse li utilizzano per la loro reale funzione. Questi account istituzionali, sempre più gestiti da uffici e collaboratori più che dal soggetto rappresentato nel nome e nell’avatar, si sono trasformati in bacheche chiuse a chiave, dove la gente appende le proprie istanze e le proprie speranze.

[Tangentopoli: in quel contesto, proprio la perdita di credibilità e di fiducia registrata da parte delle istituzioni e della Politica, ha favorito e reso più urgente la richiesta di una Pubblica Amministrazione più trasparente ]

Non solo così si è persa la credibilità. Abbandonare la cultura del segreto e del silenzio nell’anno zero promuovendo all’esterno un’immagine totalmente distorta da quella reale di molti “feudi” comunali è stato il primo grande errore a mio avviso.

I moderni metodi di comunicazione permettono ormai di veicolare i saperi molto velocemente tanto da verificare quasi in maniera istantanea la bontà di ogni provvedimento. La scarsa qualità degli opendata resi pubblici da alcuni comuni italiani, ad esempio, è tutt’ora uno di quei casi in cui la sentenza degli esperti sul web arriva addirittura prima che un’amministrazione possa diffondere il proprio compiacimento per la pubblicazione di qualcosa che serve solo a far numero tra i comunicati stampa.

Nella lunga cavalcata a “comparire” gioca un altro fattore molto importante a favore degli amministratori bluff : l’assenza di sanzioni per la PA. Questo è “il tema” che andrebbe affrontato, come condizione sine qua non per chiedere a cittadini e associazioni di riporre nuovamente fiducia verso le istituzioni. L’anello mancante è proprio il sottile spazio di manovra che hanno a disposizione le PA in generale per rimanere impunite per i loro inadempimenti.

L’impunità e le politiche del dire hanno drasticamente segnato un solco gigante tra cosa pubblica e collettività, tanto da oscurare coloro che qualcosa di buono stanno facendo. La rete in tal senso ha giocato a favore di quest’ultimi che oggi si candidano inevitabilmente a divenire pionieri di un cambiamento indotto, anche dall’interno delle amministrazioni stesse.

Senza questi soggetti, rischieremmo di raccontare oggi una situazione ben peggiore e per forza a loro bisogna aggrapparsi per ripartire. È doveroso monitorare la PA, per dovere civico, cosi come é eloquente che pesa forte la zavorra ereditata da anni in cui il cittadino ha reagito passivamente (o meglio non ha reagito) ai cambiamenti e al degrado delle macchine comunali e pubbliche.

E’ il presupposto dunque che deve cambiare: maggiore presa di coscienza dei cittadini sul fatto che nessuna amministrazione riesce autonomamente a rinnovarsi in tempi razionalmente brevi. Iniziative come l’adozione di un FOIA, l’Open Data Day, Spaghetti Open Data etc., sono a mio avviso il giusto motore sociale per mantenere alta l’attenzione sul tema e convogliare promotori dell’innovazione. In tal senso c’è da chiedersi come scongiurare che queste realtà rimangano una fonte inesauribile per nicchie ristrette.

Quanto alla PA, proprio dall’interno degli uffici è necessario che si adotti un profilo più basso e collaborativo verso l’esterno, che contagi positivamente il sistema sino ai vertici e scongiuri drastiche cadute di stile e perdita di credibilità con insostenibili provvedimenti propagandistici.

Il tentativo perseguibile è mostrare alla cittadinanza un’altra faccia dell’amministrazione, meno dedita alla forma. I tempi sono forse maturi per iniettare in essa il concetto di una collaborazione collettiva, decisamente più proficua (anche in termini di consenso) di quanto sin’ora improvvisato.

Muovo questo mio pensiero dalla recente partecipazione alla Prima giornata della trasparenza e della partecipazione tenutasi a Palermo. Tra tavoli carichi di tensione e rivendicazioni di attenzioni mai corrisposte, il tavolo dedicato agli opendata si è contraddistinto per un’insolita serenità e propositività. Il neo responsabile degli opendata ha esordito “ascoltando” ed ha creato le condizioni per un dibattitto poi rivelatosi interessante. Nessun annuncio, bensì una analisi schietta e sincera della situazione comunale e tanto confronto.

Al netto delle buone o cattive intenzioni, il tempo ci dirà se questo approccio porterà nuova linfa. Sicuramente ha gettato ottime basi per un dialogo che andrà coltivato da entrambe le parti, inevitabilmente più stimolate nell’intraprendere un rapporto costruttivo e duraturo.

Rispetto alla condizione di caos precedente, è sicuramente un buon inizio.