Inizia l’Open Data Tour – prima tappa Hackspace

Il 24 Febbraio del 2015 ha avuto ufficialmente inizio l’Open Data Tour. Questa iniziativa ha lo scopo di portare a conoscenza le realtà cittadine della tematica degli Open Data. Ogni tappa svolge presso le sedi delle associazioni ospitanti, e prevede una breve introduzione sugli Open Data e sulle attività di Open Data Sicilia. Al termine di questa, e dopo aver risposto alle domande degli intervenuti, viene chiesto di quali dati questi pensano di aver bisogno e che uso ne farebbero. Questo al fine di pianificare attività appropriate di liberazione e riutilizzo dei dati che abbiano effettive ed immediate ricadute sulla realtà cittadina.

La prima tappa si è svolta presso Hackspace Catania, una associazione che fa riferimento alla filosofia dei cosiddetti makers e agli ideali della conoscenza aperta. In questa associazione vengono realizzate svariate attività legate all’informatica, all’elettronica e all’arte contemporanea.

La partecipazione del pubblico al dibatto è stata ampia, grazie anche al supporto del moderatore Emilio Messina, già istruito sulla tematica. Le esigenze emerse riguardano principalmente il patrimonio immobiliare in carico al comune, quindi quali sono gli spazi e gli immobili, quali di questi sono utilizzati e quali invece sono liberi, e gli avvisi pubblici riguardanti l’assegnazione degli stessi.

A margine, è stato manifestato anche un interesse sui flussi turistici e l’utilizzo dei mezzi pubblici, in particolare quelli interurbani.

Open Knowledge – Open Arts 2015

Il 21 Febbraio 2015, in occasione del terzo Open Data Day indetto dalla Open Knowledge Foundation, si è tenuto a Catania, presso il dipartimento di matematica ed informatica dell’università, il workshop Open Knowledge – Open Arts. In questa occasione, piuttosto che limitarci alla tematica degli Open Data delle pubbliche amministrazioni, abbiamo preferito affrontare il tema più ampio, e, se si vuole, più etereo, dei paradigmi di Conoscenza Aperta. Tutto questo con un particolare focus sulla produzione, promozione e fruizione consapevole del patrimonio artistico e dei beni culturali.

I primi due interventi sono stati infatti tenuti da due artisti digitali: Stefano Roveda e Luca Carrubba.
Stefano Roveda ha raccontato alcune installazioni interattive e distribuite di Studio Azzurro, collettivo di artisti di cui fa parte. Molto interessanti, a mio avviso, le opere interattive ed in continuo divenire che si creano e modificano giorno dopo giorno grazie all’apporto degli utenti.

Luca Carrubba, invece, ha descritto alcune sue esperienze di creazione artistica mediante software open source a partire dai dati rilasciati dai satelliti. In seguito, ci ha raccontato come, prima in Spagna e poi in america latina, abbia assistito e potuto partecipare, grazie a funzionare e politici particolarmente aperti, alla riappropriazione e occupazione da parte della comunità dei luoghi istituzionali, in particolare di quelli delegati all’arte e alla cultura.

Successivamente siamo passati alla promozione e fruizione. Ciccio Mannino, presidente di Officine Culturali, associazione che si occupa della valorizzazione e di tour ed eventi al monastero dei Benedettini di Catania, ha spiegato come per la valutazione dell’impatto e delle ricadute degli eventi culturali non sia sufficiente il conteggio delle presenze, e nemmeno la misurazione della soddisfazione degli utenti. Andrebbe invece valutato cosa l’evento ha effettivamente lasciato sul territorio e nei visitatori (ad esempio se ha modificato le loro abitudini). Ciccio Mannino ha inoltre rilevato che per la valutazione della sostenibilità di eventuali nuove iniziative imprenditoriali relative alla cultura gli open data ricoprono un ruolo fondamentale, e che le informazioni attualmente in possesso dei progettisti sono spesso insufficienti e contraddittorie.

Gli ultimi tre interventi sono stati squisitamente informatici. Filippo Stanco, docente presso il dipartimento di matematica ed informatica, e membro dell’IPLab, ha illustrato innumerevoli ricostruzioni 3D di beni culturali e siti archeologici. Ha mostrato come ricostruzioni di questo tipo possano essere utili a fini di ricerca, ad esempio alcune hanno dato importanti indicazioni sull’aspetto originale di siti archeologici, e per preservare opere destinate al decadimento. Putroppo, ha rilevato anche che le ricostruzioni prodotte spesso non sono Open, nel senso gli enti per i quali questi lavori sono stati realizzati di solito le mettono a disposizione solo su richiesta e per finalità scientifiche e di studio.

Fabio Rinnone di Geofunction ha presentato alcune applicazioni di carattere geografico, mostrando in particolare come gli open data possano essere utili per la valutazione della qualità della vita in città e quartieri.

Infine, io ho spiegato perchè allo stato attuale un sito web o una applicazione per dispositivi mobili non sia sufficiente per una istituzione culturale che voglia promuovere e valorizzare il proprio patrimonio. In questo contesto, ho introdotto le tecnologie del paradigma dei Linked Open Data, spiegandone i vantaggi e le potenzialità.

La discussione è stata condita dai ricchi interventi e domane del moderatore Carlo Condarelli, che hanno permesso, tra le altre, cose di analizzare l’influenza dei paradigmi di conoscenza aperta nelle pratiche educative, e dall’intervento non in programma di Mariela Quartararo, che ci ha parlato del Manifesto Open Data Archeologici.

La partecipazione del pubblico è stata ampia e attiva: hanno assistito circa 45 persone di varie estrazioni, partecipando al dibattito con domande e contributi. A testimoniare la partecipazione e l’interesse del pubblico, la discussione si è infatti protratta ben oltre l’ultimo intervento.

L’augurio è che le sinergie che si sono venute a creare mettendo a contatto mondi solo apparentemente distanti si sviluppino in un mondo finalmente più aperto.

Linee Guida Open Data da Palermo a Catania – episodio 2 – Approcci informali

Il 3 Dicembre 2014 alle 19:00 in Viale Africa, 31 a Catania si è tenuta la prima riunione dell’Osservatorio Catanese sugli Open Data (si noti che ancora si tratta di un gruppo informale ed il nome è provvisorio).

Alla riunione hanno partecipato rappresentanti di associazioni civiche, del mondo accademico e di quello industriale, oltre a due rappresentanti dell’amministrazione:

dal consorzio EtnaHiTech Emanuele Spampinato, Roberto Gueli, Giovanni Di Stefano e Gianni Cataldi; dallo STLab del CNR Sergio Consoli e Diego Reforgiato;  dal DSPS dell’Università di Catania Giuseppe Reale e Renato Trapani; da Paradigma Innovation Luciano De Franco e Carlo Leonardi;  Mirko Viola da CataniaSource; chi vi scrive (Cristiano Longo) dl DMI dell’Università di Catania e in rappresentanza di Open Data Sicilia.

Inoltre, erano presenti Pierangelo Spadaro, presidente della Consulta Giovanile di Catania, e Carmelo Indelicato, consulente del Sindaco per l’informatizzazione. L’auspicio è che questi due rappresentanti del comune siano dei nostri in questa lunga e faticosa avventura che ci porterà alla definitiva Liberazione dei dati del nostro comune.

Dopo un benvenuto da parte del padrone di casa Emanuele Spampinato, Segio Consoli ha presentato un breve report sulle attività svolte dal CNR nell’ambito del progetto PRISMA. Emerge che nel comune di Catania siamo in una situazione paradossale nella quale una notevole mole di Open Data potrebbero essere liberati con poco sforzo (a livello tecnologico), gran parte derivati dal Sistema Informativo Territoriale ma non solo.  A tal proposito è possibile fare riferimento a

S. Consoli, A. Gangemi, A. G. Nuzzolese, S. Peroni, V. Presutti, D. Reforgiato Recupero, D. Spampinato, Geolinked Open Data for the Municipality of Catania, 4th International Conference on Web Intelligence, Mining and Semantics (WIMS 14), Thessaloniki, Greece.

Di seguito, al fine di iniziare a delineare il lavoro di stesura delle linee guida, ho presentato alcuni lucidi riassuntivi su quali temi dovrebbero essere sviluppati in un generico documento di linee guida per gli open data di un comune.  Tali lucidi sono stati realizzati in maniera collaborativa dai membri della comunità Open Data Sicilia.

Infine si è avviata una accesa discussione, grazie al valido apporto dei rappresentanti dell’amministrazione che ne conoscono le dinamiche interne. Vi riassumo le conclusioni.

Innanzitutto, si è deciso di agire su un doppio binario: da un lato realizzare iniziative fattive e attività di disseminazione e formazione che portino risultati nel breve termine, dall’altro iniziare da subito la stesura di una bozza di linee guida, da sottomettere ai vari dirigenti dell’amministrazione quando queste iniziative avranno sortito gli effetti sperati.

Riguardo al primo punto si è ritenuto opportuno pianificare un evento per chiarire all’amministrazione quali saranno le ricadute dell’implementazione di una politica di apertura dei dati, ma dall’altro si è auspicato di iniziare fin da subito ad aprire alcuni dataset. A tal proposito, si suggerisce di iniziare valorizzando il lavoro che è già stato fatto nell’ambito del progetto PRISMA, ma di attaccare anche dataset di particolare interesse ancora non coperti quali ad esempio quelli relativi al patrimonio immobiliare del comune o alla mobilità integrata. Inoltre, è stata rilevata la necessità della definizione, ai fini della successiva pubblicazione, di formati standard e interoperabili per gli atti e le delibere di giunta.

Riguardo alla stesura delle linee guida, si è convenuto di dare all’osservatorio una sede permanente presso il comune, e di organizzare degli incontri periodici. Inoltre, saranno definiti dei tavoli di lavoro specifici a partire dai punti elencati nella presentazione.

A questo punto attendiamo l’esito dell’incontro di Pierangelo e Carmelo col Sindaco, ma sicuramente riprenderemo i lavori dopo una brevissima pausa per riprendere fiato.

L’onda degli Open Data, da Palermo a Catania e anche in altre città, ormai è inarrestabile.

 

 

 

 

 

 

Opendata Unofficial del Comune di Catania

La mole di dati in possesso di una pubblica amministrazione comunale è ampia ed eterogenea. Si va dalle informazioni anagrafiche dei cittadini allo stato civile, dal pubblico registro delle associazioni alle farmacie di turno.  Tra questi i dati di più immediato  interesse riguardano i servizi erogati dal comune e le modalità di accesso a questi. Ognuno di questi servizi viene erogato (direttamente o meno) da una unità operativa del comune, che indica le modalità attraverso le quali i cittadini e le aziende possono accedere al servizio.

Quale è quindi il modo migliore per mettere a disposizione le informazioni riguardanti la struttura organizzativa di un comune (uffici, raggruppamenti, numeri di telefono …)? Nella creazione degli Open Data Unofficial del Comune di Catania abbiamo preso come riferimento le Linee Guida dell’Agenzia per l’Italia Digitale, creando una ontologia (nel senso del Web Semantico e del paradigma Linked Open Data) basata fondamentalmente sul vocabolario ORG del w3c e su vari altri standard sviluppati o consigliati nel progetto europeo ISA per la digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni o nelle linee guida stesse.

Oltre ai pattern di modellazione, nella pagina Open Data Unofficial del Comune di Catania vengono indicate tutte le modalità di accesso all’ontologia, attualmente disponibile per chiunque. Si noti che gli esempi di query SPARQL presenti nella pagina sono corredati da piccole web application, integralmente realizzate in Javascript, che insistono direttamente sull’ontologia. Esse dimostrano quindi come l’utilizzo del paradigma Linked Open Data e la presenza di dataset accessibili mediante i protocolli di questo faciliti notevolmente la realizzazione di nuove applicazioni web (o prototipi), velocizzandone lo sviluppo e abbassando i costi di realizzazione ed esercizio (lo sviluppatore non ha necessità reperire i dati e di mettere su un server su quale caricarli perché i dati sono accessibili direttamente online).