IT-Folks a sostegno del Bastione degli Infetti

Far qualcosa per sé ma condividerne i frutti con tutti.

Il Bastione degli Infetti è parte del complesso difensivo della città di Catania risalente al 1500 e sito nel quartiere Antico Corso. Ultimata la sua funzione difensiva, assunse il ruolo di ricovero per i lebbrosi e sanatorio. Da qui la sua denominazione attuale.

Nel 2009 un gruppo di abitanti del quartiere, che andranno poi a costituire il Comitato Popolare Antico Corso, decide di riprendersi il Bastione sottraendolo all’incuria e all’abbandono e rendendolo nuovamente fruibile alla cittadinanza. Da quel giorno il Bastione degli Infetti di Catania ospita variegati eventi e manifestazioni organizzati dal Comitato o da altre associazioni e gruppi: concerti, mostre, dibattiti, presentazioni di libri, etc.

Nel tentativo di fermare il degrado dilagante che sta inghiottendo il proprio quartiere, gli amici del Comitato hanno creato uno spazio sociale a disposizione di tutti. Anche noi di dell’opendatahacklab ci sentiamo cittadini di questa città e parte di questo moto di riappropriazione e riconquista degli spazi di libertà che sta sempre più prendendo piede nei territori. Per questo abbiamo deciso di dare il nostro contributo alla causa del Bastione, auspicandoci che iniziative di questo tipo si moltiplichino e che favoriscano la nascita di reti sociali di collaborazione, e lo abbiamo fatto siglando una solo apparentemente improbabile alleanza tra opendatahacklab, Comitato Popolare Antico Corso e Google Developer Group Catania.

Il risultato di questo sforzo congiunto è stato la realizzazione del sito del Bastione degli Infetti, col sempre prezioso supporto di WT-TECH, e nella liberazione dei dati sugli eventi che si tengono al bastione (vedi sezione Eventi sul sito) attraverso la realizzazione di una agenda libera dedicata.

Presenteremo il frutto del nostro lavoro durante la festa conclusiva del festival “Io di-segno” che si terrà al Bastione degli Infetti, al teatro Emilio Greco ed all’orto botanico nelle domeniche del 9 e del 16 Ottobre, alla quale siete ovviamente tutti invitati.

L’Agenda Unica dei Movimenti Catanesi in Open Data

L’Agenda Unica è un coordinamento delle associazioni e dei gruppi operanti a Catania nell’area della cosiddetta sinistra antagonista. Nasce sotto l’impulso di Officina Rebelde e vi partecipano svariati gruppi tra i quali i Briganti Rugby Librino, Red Militant, la Rete Antirazzista Catanese , il Collettivo Politico Experia, il Collettivo Universitario Catanese e l’Unione degli Studenti.

Tra gli strumenti di cui si è dotato questo coordinamento troviamo un calendario condiviso nel quale ogni gruppo inserisce i propri eventi e iniziative di carattere politico. Lo spirito di questo foglio è di evitare, ove possibile e ove si voglia, la sovrapposizione di iniziative. Ovviamente, una delle sue ricadute è quella di mettere a conoscenza dei propri eventi tutti gli altri partecipanti all’agenda.

Inizialmente l’agenda unica usava un gruppo facebook per questi fini, che poi si è evoluto in un google sheet. Dopo circa un mese da questo passaggio al google sheet. Michele Maresca, Alberto Berrittella ed io abbiamo quindi iniziato a realizzare, nell’ambito dell’opendatahacklab di Hackspace Catania e sulla falsa riga di quanto fatto a Matera, una ontologia RDF/XML dell’agenda unica, basata sul google sheet, ed un corrispondente sito web. Appena pronto, abbiamo proposto di liberare i dati degli eventi in agenda agli altri partecipanti, che hanno accolto la proposta con entusiasmo.

Sono molto lieto che la condivisione della conoscenza, tramite gli open data, inizi ad essere percepito come un valore e non come un tabù (cfr. son tutti buoni con gli open data degli altri). Mi auguro inoltre che questa operazione favorisca la diffusione delle iniziative e, di conseguenza, delle idee e proposte portate avanti dai vari gruppi  che partecipano ad Agenda Unica.

Invito quindi tutti coloro i quali vogliano contribuire a diffondere notizie su questo genere di eventi ad usare i dati aperti che mettiamo a disposizione. Invito inoltre tutte le altre associazioni e i singoli che vogliano liberare i dati sui propri eventi a replicare l’iniziativa creando una propria agenda (la conversione in RDF/XML renderà infatti semplice l’integrazione tra Agende anche eterogenee). 

 

Il sito di Agenda Unica, con i collegamenti ai sorgenti e all’ontologia, è disponibile alla seguente URL:

http://www.opendatahacklab.org/agenda-unica/

Aperitivo POP a Belpasso

Belpasso è un importante paese sull’Etna che unisce alla vocazione agricola tipica di quelle zone una più recente sfociata nella realizzazione di una importante e funzionale zona industriale. Il tema degli Open Data e della trasparenza in questo paese viene portato avanti da un coraggioso e agguerrito manipolo che ha elaborato e sottoposto, con la collaborazione di Open Data Sicilia ma senza successo, al consiglio comunale un insieme di linee guida Open Data per il comune sulla scia di quelle di Palermo. Succede di recente che un cittadino di Belpasso, membro storico di Hackspace Catania ed esponente del movimento dei makers, decide di donare un albo POP ai cittadini di Belpasso, incaricando noi dell’opendatahacklab di realizzarlo (vedi http://albopop.it/comune/belpasso/).

Avevo già nella mia lista di luoghi da visitare il comune di Belpasso da un po. Ho deciso quindi, con la collaborazione degli attivisti sul territorio, di cogliere questa occasione per incontrare le associazioni di cittadinanza attiva e la popolazione di questo paese in un incontro informale come un Aperitivo POP, che si terrà il 2 Luglio alle ore 19:00 presso il Wine Bar Efesto in via XIX traversa numero 66.

Siete tutti invitati!

Vedi anche l’evento facebook Aperitivo POP Belpasso.

Aperitivo POP a Catania: il Racconto

Il 5 Aprile 2016, di fronte all’associazione Chilometro Zero a Catania, attorno alle 19 inizia a raggrupparsi un piccolo nugolo di persone che discutono animatamente di svariati temi. Io in particolare ero coinvolto in una discussione sulla rinegoziazione del debito del comune di Catania. Discussioni amene, insomma. Questo assembramento era stato richiamato li dall’occorrere del primo Aperitivo POP della città . 

Per chi non lo sapesse l’Aperitivo POP è una occasione informale per presentare e discutere del progetto Albo POP. E questo è stato anche stavolta. Erano presenti per l’evento circa 13 persone, oltre ai ragazzi di Chilometro Zero e ad altri avventori. Molte facce nuove e molti amici che già da un po avevano iniziato ad avvicinarsi e ad apprezzare il lavoro del movimento Open Data.

Come di consueto, ho iniziato la mia presentazione richiamando il motto della Open Knowledge Foundation, parlando poi di Hacking e di Open Data. Questo evento ricade infatti tra quelli organizzati dall’opendatahacklab, un progetto nato da una collaborazione tra Open Data Sicilia e Hackspace Catania, al quale si unisce poco dopo l’Università di Catania.  Già in questa fase iniziale l’interazione è stata intensa, ad esempio abbiamo parlato dei limiti nella liberazione dei dati (in particolare quelli imposti dal segreto di stato) o delle licenze Creative Commons. E si è fatta ancora più intensa e più fitta introducendo e mostrando le funzionalità abilitate dagli Albi POP. Nella discussione, in particolare riguardo alle normative e agli aspetti legali, sono stato coadiuvato dal prezioso Nazzareno Prinzivalli, col quale abbiamo discusso tra le altre cose degli obblighi di trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni e dell’ormai famigerato diritto all’oblio.

Il progetto albo pop mi ha dato l’occasione di spiegare con un esempio concreto il concetto di machine-readability, mostrando come l’operazione di tradurre le pagine web degli albi pretori in un formato aperto e machine-readable (RSS in questo caso) abiliti in maniera semplice molte funzionalità estremamente comode quali ad esempio la ricerca, le notifiche e la creazione di filtri. Ho quindi mostrato gli albi della cui realizzazione mi sono occupato personalmente, ossia quelli dell’Università e del Comune di Catania. Usando il mio feed-reader (thunderbird), ho mostrato i filtri che ho abilitato e alcuni casi reali di informazioni preziose che questi mi hanno permesso di intercettare.

Infine, ho lanciato la campagna di tesseramento di Hackspace Catania denominata #velofacciopagare, che prevede per tutti coloro i quali si iscrivano entro un mese ad Hackspace Catania abbiano la possibilità di indicare una Pubblica Amministrazione della quale realizzare l’albo POP. Risultato insperato, già due nuovi tesserati hackspace quella sera stessa!

Albo Pop dell’Università di Catania

L’Albo Ufficiale di Ateneo è il canale attraverso il quale le università notificano tutti gli atti ufficiali, tra cui ad esempio bandi e contratti, esiti di gare e concorsi, definizione di commissioni, etc. Tali albi sono a tutti gli effetti gli Albi Pretori delle università.

L’albo ufficiale dell’Università di Catania è disponibile all’indirizzo http://ws1.unict.it/albo/ . La stessa università fornisce un feed RSS dei bandi in scadenza, le cui informazioni sono ovviamente un sottoinsieme di quelle presenti nell’albo di ateneo.

A partire dall’albo ufficiale, ho realizzato un Albo POP. Per prima cosa ho realizzato un convertitore in PHP per tradurre la pagina e l’albo ufficiale in un Feed RSS. L’intero codice del convertitore è rilasciato in Open Source con licenza LGPL e come tale si presta ad essere diffuso e riutilizzato da chiunque. Tale convertitore è stato poi montato su un server online, con gentile supporto di Andrea Borruso, rendendo quindi disponibile il feed RSS su web. Il feed è stato reso disponibile, grazie all’aiuto di Giuseppe Bilotta, sul canale IRC del Dipartimento di Matematica ed Informatica. Infine, usando IFTTT gli avvisi dell’albo sono stati resi disponibili su Telegram.
Maggiori dettagli sulla realizzazione e sui canali di questo albo POP sono disponibili sulla Albo Pop dell’Università degli Studi di Catania.

Perché ho deciso di realizzare l’albo Pop della mia università? Innanzitutto perché mi serviva: sono in attesa di un concorso per una supplenza che dovrebbe essere bandito a breve mi fa molto comodo quindi avere gli avvisi dell’albo sul cellulare.

Ma forse c’è una motivazione più profonda che mi ha mosso, che probabilmente muove anche gli autori e i promotori degli altri albi POP: non ritenevo corretto che chi non ha amici (come io invece ho, in molti casi) che lo avvertono quando viene bandito un concorso che potrebbe essere di proprio interesse debba restare escluso.

Sia chiaro che non credo nella mitologia contemporanea sulla meritocrazia, che anzi secondo me ha solo la funzione di istupidirci e incattivirci. Ma se abbiamo deciso di giocare a questo gioco dobbiamo farlo fino in fondo, e soprattutto a carte scoperte. Per cui, titolari di stazioni appaltanti e enti che bandiscono concorsi e simili sappiate che da oggi si cambia musica: se volete affidare incarichi e forniture direttamente a persone di cui vi fidate, dovrete farlo e dirlo esplicitamente e assumervene le conseguenze. Altrimenti, ci sono gli albi POP.

 

NOTA: se vuoi discutere dal vivo degli albi pop e di questo in particolare, unisciti al primo Aperitivo POP Catanese che si terrà Martedì 5 Aprile 2016 presso Chilometro Zero in Via Grotte Bianche 56.

Albo POP in soccorso di Open PON Metro

Era il Giugno del 2015 quando, grazie all’articolo PON Metro: politiche d’innovazione e di coesione territoriale di Ciccio Mannino l’attenzione di molti di noi si focalizzò sul fantomatico ma molto promettente PON Metro, parte della programmazione di Horizon 2020. Il PON Metro è dedicato alle Città Metropolitane (Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria, Cagliari, Catania, Messina e Palermo) ed ha lo scopo di “individuare e implementare soluzioni alle criticità che accomunano tutte le suddette aree metropolitane, nel perseguimento della strategia dell’Unione Europea per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e al raggiungimento della coesione economica, sociale e territoriale”.

Ma la cosa più interessante è il budget: 588.075.000 euro.

Nasce così l’iniziativa Open PON Metro, alla quale aderiscono svariate personalità del movimento open data da tutta Italia, con i seguenti obiettivi:

  • garantire l’accesso alla più ampia platea possibile ai bandi e alle call che insistono su questa linea di finanziamento;
  • rendere pubblici e possibilmente condivisi i processi di elaborazione di proposte progettuali, bandi pubblici e capitolati di gara;
  • monitorare l’implementazione dei progetti una volta finanziati.

Apparentemente l’iniziativa si arena di fronte ad un muro di gomma che non permette di recuperare informazioni di prima mano, al punto che anche i provvedimenti della commissione europea in merito all’approvazione del progetto sono introvabili.

Qualche mese fa, in maniera indipendente, si sviluppa il bellissimo e, a mio avviso, dirompente progetto Albo POP per fornire strumenti che facilitino la fruizione degli albi pretori della pubblica amministrazione. L’aspetto determinante in questa vicenda è che l’implementazione dell’albo pop per una pubblica amministrazione permette di ricevere avvisi sul proprio PC e cellulare ogni volta che viene pubblicato un nuovo avviso sull’albo pretorio. Personalmente mi occupo di implementare gli albi pop dell’Università e del Comune di Catania. Ed ecco che, qualche giorno fa, da quello del comune mi arriva il seguente avviso:

2016 / 2775 – PUBBLICAZIONE DELLE DELIBERE DI GIUNTA MUNICIPALE: AFF IST. – AP ISTRUTTORIA ATTI DELIBERATIVI GM – ARCHIVIO GENERALE – ALBO PRETORIO – COMUNE DI CATANIA DELIBERAZIONE DI G.M. N. 28 DELL’8/3/2016 “FORMULAZIONE DI INDIRIZZO POLITICO PER L’ACCORDO OPERATIVO TRA L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE E L’ISTITUTO DI SCIENZE E TECNOLOGIE DELLA COGNIZIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE (ISTC-CNR) VOLTO ALLA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO PON METRO EPIGRAFI DEL CASTELLO URSINO.”

Vedi l’avviso originale

Ho messo su un filtro quindi sul mio aggregatore di feed RSS. Il PON Metro per quanto riguarda la Città Metropolitana di Catania da oggi è sotto presidio, grazie ad Albo POP!

Gli open-data e le Rebeldesse del giorno dopo

Era il 4 Marzo 2015 quando l’open data tour faceva tappa a Officina Rebelde, come documentato nel post Terza Tappa dell’Open Data Tour – Officina Rebelde. In realtà, io e i ragazzi del CSA Rebelde ci frequentavamo già da un po e abbiamo continuato a frequentarci anche dopo, vivendo insieme varie vicende della nostra città ed in particolare del quartiere San Berillo.

Da un po di mesi in quella associazione si era creato il gruppo delle Rebeldesse che, come potete immaginare, è composto da sole donne, e con molte delle quali sono in rapporti di amicizia ormai da molti anni. Un paio di mesi fa, durante uno dei nostri casuali incontri, mi parlano di un progetto che hanno intenzione di portare avanti, mi chiedono di collaborare ed io ovviamente accetto. Lo scopo dell’attività che stavano progettando era di censire le farmacie che vendono la pillola del giorno dopo e di scovare eventuali obiettori di coscienza che si rifiutano di venderla.

Dopo un paio di mesi e qualche riunione mi arriva la lista delle farmacie, con l’esito del “test”.

A quel punto mi metto subito all’opera: scarico il dataset delle farmacie a Catania, gentilmente fornito dal comune e corredato da molte informazioni tra cui le coordinate. Scrivo un wrapper in php per convertire questo dataset in formati Linked Open Data, generando quindi una ontologia delle farmacie a Catania. Codifico i test effettuati dalle Rebeldesse come report EARL in una ontologia separata, ma collegata con quella delle farmacie.

Durante questo lavoro, scopro e verifico sul campo che alcune farmacie nel dataset del comune hanno il civico sbagliato, mentre altre non sono addirittura neanche riportate.

Infine, creo una mappa a partire dalle ontologie che ho prodotto.

Le ontologie e la mappa potete trovarle sulla pagina del progetto Morning-after pill nel sito dell’opendatahacklan. Nella stessa pagina trovate un link al repository dei sorgenti, che comprendono anche il wrapper per generare una ontologia OWL a partire dal dataset delle farmacie.

Infine, le imprecisioni che sono emerse nel dataset delle farmacie le ho riportate nel progetto Dataset Issues, che ha l’ambizione di diventare un contenitore dove segnalare e tracciare la risoluzione di tutti ibug presenti nei dataset rilasciati dalla pubblica amministrazione.

Ho avuto il piacere di presentare questi risultati durante l’incontro Obiezione senza Coscenza, che si è tenuto il 26 Novembre presso il CSA Rebelde. Durante questo incontro insieme alle Rebeldesse e alla Dottoressa Gioia Cacciatore abbiamo parlato parlato dell’attività svolta, degli open data, della pillola del giorno dopo e dell’obiezione di coscienza.

Lucidi del mio intervento.

Beni confiscati a Catania: una chiamata alle armi

Da qualche tempo, come ben saprete, un gruppo di realtà seguono e perseguono un percorso di riappropriazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata nel comune di Catania. Ripercorriamo brevemente alcune tappe di questo percorso. A Giugno del 2015 il comune pubblica l’elenco dei beni confiscati su mio accesso civico. L’elenco dell’anno precedente era stato pubblicato a seguito di un accesso civico dell’associazione Libera associazioni nomi e numeri contro le mafie, che aveva spinto anche per l’approvazione di un regolamento comunale per l’assegnazione e dei beni confiscati. Tale regolamento verrà pubblicato solo ad inizio 2015 sul sito del comune, non è dato sapere se sollecitato da un mio accesso civico. Nel frattempo, ad ottobre del 2015 con Libera, Open Data Sicilia, confiscatibene, Hackspace Catania, il collettivo Scatto Sociale e il giornale I Siciliani Giovani (edito dal GAPA) ci incontriamo ed incontriamo la cittadinanza per discutere della situazione in occasione dell’evento Beni Confiscati a Catania.

E arriviamo all’oggi. E’ di qualche settimana fa (21 Gennaio 2016) la dichiarazione dell’assessore Rosario D’Agata, forse in qualche modo stimolata dell’incombere della manifestazione Catania Libera dalle Mafie, che assicura “la prossima pubblicazione del primo Bando per l’affidamento di un Bene attualmente libero” e prospetta il monitoraggio dell’effettiva utilizzazione dei Beni ad oggi assegnati.

Risulta evidente quanto il momento attuale sia topico sul tema a Catania, per cui credo sia necessario agire subito affinché i processi di assegnazione, gestione e verifica siano trasparenti e quanto più partecipati possibile.

Una richiesta che potrebbe essere portata avanti dal movimento Open Data potrebbe essere ad esempio che tutti gli atti amministrativi e di altro genere riguardanti i beni confiscati siano resi riconoscibili sull’albo pretorio del comune attraverso la presenza di un marcatore, in maniera tale da poter realizzare un Albo POP dei beni confiscati a Catania. Questo permetterà da un lato di ricevere in maniera tempestiva tutte le comunicazioni inerenti i beni confiscati (bandi, commissioni, assegnazioni, revoche, etc.) e dall’altro ci darà degli strumenti utili iniziare a raccontare la gestione degli stessi.

In itinere, e sentiti anche altri attori e amici, le richieste saranno ovviamente molteplici e di varia natura. Per far prendere forza a questa richiesta di partecipazione è necessario che l’elaborazione della stessa sia partecipata e condivisa. E` quindi opportuno coinvolgere quanti più cittadini e associazioni possibili in questa avventura.

Per poter interagire con le altre realtà del territorio ho però bisogno però di sapere quanti esponenti dei movimenti legati alla conoscenza aperta e alla trasparenza sono disponibili a perorare questa causa. Vi chiedo quindi di aderire a questa richiesta preliminare lasciando un commento a questo post e indicando la vostra comunità e/o associazione di riferimento e il vostro comune di residenza.

Vi invito inoltre nel commento ad inserire eventuali proposte e suggerimenti.

Vi ringrazio fin d’ora e spero di vedervi presto.

Un invito per Open Knowledge Open Arts 2016

di Carlo Condarelli

Venerdì 26 Febbraio 2016 presso l’Aula Magna del Dipartimento di Matematica e Informatica (DMI) dell’Università di Catania si terrà la seconda edizione di Open Knowledge Open Arts (OKOA16). La prima edizione nel 2015 si è svolta in occasione dell’Open Data Day.
La conferenza è principalmente dedicata all’analisi e a presentazioni di casi studio ed esperienze concrete che illustrino come il rapporto tra open data e beni culturali e artistici sia fondamentale non solo per la condivisione di dati e conoscenza, ma anche per la loro gestione e valorizzazione.
I principali argomenti trattati sono i seguenti:

  • open data riguardanti i beni culturali;
  • applicativi che usano gli open data sui beni culturali;
  • possibilità e prospettive che sarebbero aperte da open data in merito ai beni culturali.

La partecipazione è gratuita, comprende anche un tour archeologico, ma è necessario registrarsi.

Se fossi un alieno che orbita intorno alla terra cercherei informazioni preliminari su questo mondo, per poter costruire alcune relazioni con gli spazi, i tempi, e gli aborigeni del pianeta. Sul mio browser spaziale, in grado di intercettare qualsiasi modulazione di frequenza mi compare una strana parola: OKOA. Il mio traduttore interstellare mi da delle risposte immediate: okoa vuol dire “acqua” in un dialetto (Tanimuca-Retuarã) di una antica tribù della Colombia; e vuol dire anche “salva” in una declinazione dello Swahili Africano.
Questi due concetti rappresentano pienamente il senso dell’iniziativa Open Knowledge Open Arts. Okoa nasce dall’esigenza principale di mettere in relazione la tribù degli umanisti con quella dei tecnici informatici per trovare soluzioni efficaci per la divulgazione e la valorizzazione delle culture e dei loro prodotti materiali ed immateriali.
I concetti “salva” e “acqua” disegnano prospettive semantiche che si associano perfettamente alla vision dell’iniziativa.
L’esigenza di OKOA infatti è quella di aprire una riflessione sul contemporaneo “salvando” un patrimonio di memoria fondamentale per lo sviluppo della comunicazione e della rappresentazione dei saperi. Salvare la memoria generazionale che ha visto impegnati gli esseri umani nella conservazione e nella divulgazione attraverso l’evoluzione dei sistemi. Da quelli arcaici come il il museo, l’archivio , la biblioteca, lo scavo archeologico, a quelli più moderni, la carta stampata, la fotografia, il disegno , il ciclostile, la fotocopia, il telefono, la televisione, il computer, la rete.
Questi prodotti per la conservazione e la divulgazione hanno conosciuto negli ultimi anni processi di trasformazione radicali, e al momento presente ci troviamo di fronte ad una ondata di mutamento che investe l’intera società in una maniera mai vista in precedenza. Questo mutamento porta in sé complesse contraddizioni tra opposti dialettici, da un lato le trasformazioni profonde nel senso della coscienza e dell’identità, dall’altro grandi potenzialità di arricchimento e socializzazione. Questo mutamento avrà effetti rivoluzionari sul piano della percezione e della elaborazione del pensiero nelle generazioni future, e sul piano materiale ha già determinato fenomeni importanti in campo economico (NASDAC), con una certa inclinazione a vantaggio di chi ha più controllo nel dominio internet, software, devices e soprattutto banche dati. Inutile dilungarsi sulle cause di alcune derive provocate dall’avvento delle TIC come la ricerca del profitto a tutti i costi, o degli effetti come la declinazione di un eterno presente nella sfera cognitiva degli utenti a detrimento di una certa consapevolezza della storia e di un certo “Buonsenso” di matrice vernacolare.
L’interesse di OKOA sta nell’integrazione di percorsi tecnologici con strategie intelligenti di organizzazione sul piano sociale, pedagogico e culturale. Infatti, esaurita la sfida tecnologica, cioè quel complesso di iniziative dedicate al perfezionamento delle tecnologie, rimane aperta la sfida per fare in modo che sia il medium (il software e l’hardware) sia il contenuto del messaggio (formalmente i dati) siano raggiungibili , riusabili, leggibili, da tutti. Alla base vi è la convinzione che le TIC possano contribuire , attraverso la creatività e la responsabilità, ad uno sviluppo concreto della società.
OKOA vuol dire “salva” e anche “acqua”.
Tra gli obbiettivi di questa iniziativa c’è quello di creare un flusso , un flusso diretto nel sociale.La prima edizione di OKOA si è svolta con una appendice formativa nei licei dove partecipanti al workshop hanno impostato una giornata formativa teorico pratica sul tema della comunicazione sull’arte in ambiente “augmented reality”. I saperi condivisi in OKOA cercano uno sbocco applicativo immediato , un flusso a contatto con le agenzie di socializzazione presenti sul territorio. Non è un caso che tutto il lavoro avviene su base di volontariato e che il comitato organizzatore accetti contributi di sostegno in forma di piccoli gettoni e solo da piccole imprese di settore.
Gli obbiettivi dell’edizione 2016 sono quello di aprire una riflessione internazionale sui temi open source, open data per la valorizzazione dei beni culturali. Contestualmente di creare una comunità in grado di esprimere sul campo buone pratiche attraverso la sperimentazione. L’organizzazione è frutto di una sinergia tra piccole imprese, associazioni culturali, archivi, e il Dipartimento di Matematica Informatica dell’Università di Catania che ha indetto contestualmente una call for papers europea. Dunque le nuove tecnologie diventano uno strumento per l’esplosione di tutti i contenuti e le loro estensioni semantiche. L’opera d’arte, il bene culturale sono inquadrati come manufatti di sintesi in grado di documentare dati storici , sociali, nel complesso quella visione etnografica e binoculare, alla base della concreta comprensione di tutti gli aspetti che concorrono alla definizione di una società, del suo grado di civilizzazione, del suo sviluppo, e dei suoi problemi.
Questa metodologia è efficace sia per lo studio del passato che per una analisi del presente intelligente.

Open Knowledge Open Arts 2016 è organizzata dall’Università degli studi di Catania in collaborazione con le associazioni YouCultures, Hackspace Catania, Palestra per la mente e Wikimedia Italia.

Beni Confiscati a Catania

Il 30 Ottobre del 2015 a Catania si è svolto un evento, organizzato dall’opendatahacklab, sul tema dei beni confiscati a Catania. L’incontro ha avuto luogo nella pinacoteca sita nella ex Chiesa di S. Michele Minore, attualmente gestita dalla città metropolitana di Catania, in piazza Manganelli a Catania.

La scelta della pinacoteca non è stata casuale. Si tratta infatti di un bene gestito dalla città metropolitana, ma a disposizione di tutte le associazioni e individui che vogliano svolgervi attività consone. Questo luogo mi fu indicato da un referente del Centro Contemporaneo, che è un gruppo di gallerie d’arte, bottege artigiane e ristoranti che si è occupata della (parziale) pedonalizzazione, valorizzazione e riappropriazione della Piazza Manganelli e delle aree limitrofe.

L’idea di realizzare questo incontro nasce dalla mia esigenza di capire come attvità di liberazione di dati possano portare ricadute concrete. A questo fine, come ho spiegato nell’intervento introduttivo, ho convocato un insieme di soggetti che possono, e attualmente hanno, un ruolo nella riappropriazione dei beni confiscati alla criminalità, tentando di delineare un ciclo di attività che, se completato, speriamo portino ad un utitilizzo ed una riappropriazione piena di questi beni da parte della cittadinanza.

Siamo partiti dagli Open Data dandone la definizione e ricordando che a Giugno di quest’anno il comune di Catania ha pubblicato, a seguito di una richiesta di accesso civico, l’elenco aggiornato dei beni confiscati che gestisce, grazie al quale è stato possibile realizzare una mappa. Registriamo a tal proposito che poco tempo dopo il comune ha pubblicato lo stesso elenco in open data.

Considerando i beni confiscati come appartenti alla categoria dei beni comuni, mi è sembrato doveroso dare la parola ai rappresentanti della Laboratorio Urbano POpolare che hanno presentato la costituente dei beni comuni, invitando tutti i presenti a parteciparvi.

Andrea Borruso ha quindi sviluppato il tema degli open data per il civic hacking e generati della comunità, presentando poi in dettaglio l’attività di confiscatibene e dandoci qualche anticipazione sulla versione prossima ventura del portatile.

Dai dati sui beni confiscati al loro utilizzo trasparente e partecipato: lo strumento di cui si è dotato il comune di Catania è il Regolamento per l’affidamento dei beni confiscati alla criminalità organizzata. L’elaborazione di tale regolamento e la sua approvazione fu promossa da svariate associazioni, una per tutte Libera: associazioni, nomi e numeri contro le mafie. A parlare del regolamento e di vari aspetti amministrativi e giuridici del sequestro e della confisca dei beni è stata Maria Luisa Barrera durante la sua presentazione.

Giovanni Caruso, in rappresentanza del GAPA, di una delle associazioni più antiche di promozione sociale operanti in città, ha parlato del ruolo dell’associazionismo nella gestione dei beni confiscati, citando una esperienza passata a Catania che purtroppo non aveva avuto i risultati sperati e mettendoci in guardia dalle divisioni e dalle rivalità.

Dall’assegnazione al controllo e alla verifica. Il collettivo Scatto Sociale ha presentato i risultati di una inchiesta sui beni confiscati a Catania realizzata in collaborazione con la testata I Siciliani giovani.

Al termine degli interventi programmati, la presidentessa dell’associazione CTFiadda, citata nell’inchiesta di Scatto Sociale, ha voluto fare alcune precisazioni rilevando quelle che secondo lei erano delle imprecisioni riportate nell’articolo.

Infine ha preso la parola Pierpaolo Lucifora, presidente del Consorzio Etneo per la legalità e lo sviluppo, anche questo citato nell’inchiesta, per presentare il consorzio e offrire la propria disponibiltà e quella del consorzio ad eventuali attività future e collaborazioni.

MATERIALI

  1. Intervento introduttivo di Cristiano Longo
  2. Elenco dei beni confiscati del comune di Catania
  3. Mappa dei beni confiscati a Catania
  4. Open Data dei beni confiscati a Catania
  5. confiscatibene
  6. Regolamento del comune di Catania per l’affidamento dei beni confiscati alla criminalità organizzata
  7. Lucidi dell’intervento di Maria Luisa Barrera
  8. Pagina Facebook dell’evento
  9. Inchiesta sui beni confiscati a Catania