Open Knowledge – Open Arts 2015

Cristiano Longo

Contract Researcher at Università di Catania
Sviluppatore di lungo corso, svolge attività scientifica sui sistemi di rappresentazione della conoscenza e sul Web Semantico

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    Il 21 Febbraio 2015, in occasione del terzo Open Data Day indetto dalla Open Knowledge Foundation, si è tenuto a Catania, presso il dipartimento di matematica ed informatica dell’università, il workshop Open Knowledge – Open Arts. In questa occasione, piuttosto che limitarci alla tematica degli Open Data delle pubbliche amministrazioni, abbiamo preferito affrontare il tema più ampio, e, se si vuole, più etereo, dei paradigmi di Conoscenza Aperta. Tutto questo con un particolare focus sulla produzione, promozione e fruizione consapevole del patrimonio artistico e dei beni culturali.

    I primi due interventi sono stati infatti tenuti da due artisti digitali: Stefano Roveda e Luca Carrubba.
    Stefano Roveda ha raccontato alcune installazioni interattive e distribuite di Studio Azzurro, collettivo di artisti di cui fa parte. Molto interessanti, a mio avviso, le opere interattive ed in continuo divenire che si creano e modificano giorno dopo giorno grazie all’apporto degli utenti.

    Luca Carrubba, invece, ha descritto alcune sue esperienze di creazione artistica mediante software open source a partire dai dati rilasciati dai satelliti. In seguito, ci ha raccontato come, prima in Spagna e poi in america latina, abbia assistito e potuto partecipare, grazie a funzionare e politici particolarmente aperti, alla riappropriazione e occupazione da parte della comunità dei luoghi istituzionali, in particolare di quelli delegati all’arte e alla cultura.

    Successivamente siamo passati alla promozione e fruizione. Ciccio Mannino, presidente di Officine Culturali, associazione che si occupa della valorizzazione e di tour ed eventi al monastero dei Benedettini di Catania, ha spiegato come per la valutazione dell’impatto e delle ricadute degli eventi culturali non sia sufficiente il conteggio delle presenze, e nemmeno la misurazione della soddisfazione degli utenti. Andrebbe invece valutato cosa l’evento ha effettivamente lasciato sul territorio e nei visitatori (ad esempio se ha modificato le loro abitudini). Ciccio Mannino ha inoltre rilevato che per la valutazione della sostenibilità di eventuali nuove iniziative imprenditoriali relative alla cultura gli open data ricoprono un ruolo fondamentale, e che le informazioni attualmente in possesso dei progettisti sono spesso insufficienti e contraddittorie.

    Gli ultimi tre interventi sono stati squisitamente informatici. Filippo Stanco, docente presso il dipartimento di matematica ed informatica, e membro dell’IPLab, ha illustrato innumerevoli ricostruzioni 3D di beni culturali e siti archeologici. Ha mostrato come ricostruzioni di questo tipo possano essere utili a fini di ricerca, ad esempio alcune hanno dato importanti indicazioni sull’aspetto originale di siti archeologici, e per preservare opere destinate al decadimento. Putroppo, ha rilevato anche che le ricostruzioni prodotte spesso non sono Open, nel senso gli enti per i quali questi lavori sono stati realizzati di solito le mettono a disposizione solo su richiesta e per finalità scientifiche e di studio.

    Fabio Rinnone di Geofunction ha presentato alcune applicazioni di carattere geografico, mostrando in particolare come gli open data possano essere utili per la valutazione della qualità della vita in città e quartieri.

    Infine, io ho spiegato perchè allo stato attuale un sito web o una applicazione per dispositivi mobili non sia sufficiente per una istituzione culturale che voglia promuovere e valorizzare il proprio patrimonio. In questo contesto, ho introdotto le tecnologie del paradigma dei Linked Open Data, spiegandone i vantaggi e le potenzialità.

    La discussione è stata condita dai ricchi interventi e domane del moderatore Carlo Condarelli, che hanno permesso, tra le altre, cose di analizzare l’influenza dei paradigmi di conoscenza aperta nelle pratiche educative, e dall’intervento non in programma di Mariela Quartararo, che ci ha parlato del Manifesto Open Data Archeologici.

    La partecipazione del pubblico è stata ampia e attiva: hanno assistito circa 45 persone di varie estrazioni, partecipando al dibattito con domande e contributi. A testimoniare la partecipazione e l’interesse del pubblico, la discussione si è infatti protratta ben oltre l’ultimo intervento.

    L’augurio è che le sinergie che si sono venute a creare mettendo a contatto mondi solo apparentemente distanti si sviluppino in un mondo finalmente più aperto.

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